Sostiene Francesco

Interno sera, giorno di Pasqua, un po’ appesantito, lasagne, torta pasqualina,fragole, dolci, caffè .
Niente agnelli, niente inutili stragi.
Sono sul divano e il telecomando si ferma, per caso, per fortuna, su La7 . Sono catturato da bambini che parlano del Papa, poi vedo Liliana Cavani, Carlo Freccero, Corrado Augias , immagini di Francesco Bergoglio, da giovane, da vescovo, da Papa.
È un bel documentario, poco pubblicizzato, quindi che sarà apprezzato solo da chi l’ha visto e rapito , commosso, si è fermato, meritandolo.
“Sostiene Francesco” il titolo del documentario, da riproporre, per far si che altri lo meritino vagando nell’etere televisivo.
Buona Pasqua.

20140420-214817.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Cucina, Famiglia, ieri e oggi, Media e tecnologia, politica, Religioni, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

“FORSE UNA FIRMA SALVERÀ I LIBRI”

Una sola cosa non potrà sostituirsi nella diffusione del libro digitale, la copia autografa. Mi sto rigirando tra le mani “La casa nel bosco” di Gianrico e Francesco Carofiglio, prima edizione, con tanto di firme e disegnini.
Non rifiuto Kindle, il suo arrivo mi ha salvato, i libri mi circondano , ma ritengo che per alcuni il supporto cartaceo sia indispensabile. A parte il rituale di apertura, l’odore della carta , sentirla sotto i polpastrelli, tutte cerimonie da “drogati” del libro, ma per alcune categorie il supporto digitale non aiuta. Ad esempio i fumetti o se si vuole fare i fichi le Graphic Novel.
Sia che si tratti di Tex o Topolino, di Milo Manara o Moebius, l’abbraccio con il lettore è più caldo se avviene in un letto di carta. Questo anche se usate un ipad 2, quindi decisamente grande. Il fumetto esige la carta, il foglio, un’immagine di Jacovitti, con i suoi mille particolari, sarebbe sminuita su supporto digitale, sulla carta si scatena invece la ricerca al più piccolo disegno. Per estensione grafica comprendo quindi, nei libri da consumare solo in forma cartacea, anche quelli d’arte, posso convenire che certe applicazioni, con le loro caratteristiche multimediali, possono divertire, ma ancora oggi i panorami di vita comune di Bruegel preferisco ammirarli su un libro vecchia maniera.
Stesso discorso vale per quelli fotografici, dove grandi maestri danno testimonianza attraverso la pagina, spesso in grandissime dimensioni.
Lode quindi a case editrici come la Taschen in grado di regalarci opere come quelle dedicate alle pubblicità dagli anni ’20 in poi, dove artista e pubblicitario spesso erano una sola persona.
Questi gli ambiti in cui il libro nella sua forma tradizionale vince sempre, ovviamente sono legato affettivamente ai Pop Up, la mia fattoria Hay Day punta ormai a quota 60 come livello di gioco ma quando apro un castello che offre piegando linguette e tirando finestre tante soluzioni di gioco non posso non divertirmi come un bambino, anzi spesso cerco nuovi libri e quindi nuove magie.
Torniamo quindi al discorso di apertura, difficile immaginare una firma elettronica, la penna deve macchiare , inchiostrare , marchiare, la carta, quel gesto, come un tatuaggio, simboleggia il legame profondo tra autore e lettore, la speranza e che proprio sulla base anche di questo piccolo rituale molti lettori e lettrici trovino forza e voglia di entrare in una libreria, acquistare una copia e farsela firmare. Sarebbe un atto importante in un panorama, quello dei libri italiani, sempre più desolante , ma questa è un’altra storia.

20140327-073058.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Cinema, Cucina, Fumetti, Giochi, ieri e oggi, Leggi e diritto, Libri, Media e tecnologia, politica, Pubblicità, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Buon Compleanno Mafalda :grande piccola contestatrice

C’è stata un’epoca in cui il fumetto era impegno, confronto, discussione.
Era il periodo d’oro di Linus con Oreste del Buono come nume tutelare, ma anche di Eureka e de Il Mago.
Quest’ultimo , di mondadoriana estrazione vedeva in una fanciulla dai capelli ricci la sua cover girl ideale.
Tante infatti le copertine a lei dedicate. Giocava a suo favore il carattere ribelle, di innata contestatrice, contro la sua famiglia piccolo borghese , contro i suoi amici, ma sopratutto contro il mondo, con il quale s’intratteneva spesso a parlare, come Charlie Chaplin ne “Il Grande Dittatore”.
Sto parlando di Mafalda, la creatura di Quino, che quest’anno festeggia ben 50 anni.
I personaggi dei comics sono spietati, servono a farti sentire ancora più vecchio, Mafalda è lì, ancora bimba, e tu sei, magari un cinquantenne, ma non più bimbo, con tutto il tuo carico di pene e problemi a cui la ragazzina ha sempre urlato contro.
In realtà Mafalda ha 51 anni, ma come tutte le star ha un segreto, vide infatti la luce nel 1963 . Era stata disegnata per una funzione non consona al suo ruolo di contestatrice geneticamente predisposta, doveva infatti diventare la testimonial di un elettrodomestico, se non ricordo male una lavatrice, ma in seguito all’annullamento della campagna pubblicitaria non se ne fece nulla. Ecco quindi che vede ufficialmente la luce il 29 settembre ( data cara anche all’equipe 84, Berlusconi e Bersani) 1964.
Questa volta è un fumetto e si muove sul settimanale argentino Primera Plana.
In dieci anni diventa un successo mondiale, ma nel 1973, a pochi anni dall’arrivo della dittatura in Argentina, un’autentica tragedia che portò Quino a trasferirsi qui in Italia, il suo autore decise che quella sua creatura , che contestava la minestra e la guerra nel Vietnam doveva, come le grandi dive, uscire di scena, o almeno lui non l’avrebbe più disegnata . «Ero stanco di continuare a ripetere che il mondo funziona male, che ci sono le guerre e la povertà. Niente è cambiato da allora e questa è una tristezza infinita» ebbe a dichiarare lo stesso Quino.
La presenza di Mafalda, nel frattempo, è diventata planetaria, anche grazie ai cartoon,che la vedono protagonista. Quino la disegna ancora pochissime volte, come quando nel 1976 realizza un poster per l’UNICEF che illustra la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.
Chissà Mafalda come avrebbe commentato l’arrivo di Papa Francesco, suo connazionale? Tra l’altro lei stessa, insieme all’amica Susanita, citata da Bergoglio in un video.
E Manolito, uno dei suoi amici ( come Felipe , Susanita) il figlio di un droghiere, l’espressione dell’affarismo, oggi , cosa fa? E’ riuscito a diventare un grande imprenditore? O ha solo titoli tossici?
Mafalda e i suoi primi cinquant’anni, la fortuna di una giovane contestatrice ancora oggi di attualità. Potrebbe addirittura diventare il simbolo di un partito, non osino farlo, Mafalda è e deve restare solo un fumetto, è questo il segreto del suo successo, della sua attualità in un mondo sempre meno fumettoso e sempre più in fumo.

20140317-164427.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Cinema, Famiglia, Finanza - Economia, Fumetti, Giochi, ieri e oggi, Lavoro, Media e tecnologia, Popoli e politiche, Pubblicità, Religioni, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Solidarietà, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“Nonostante tutto siamo maledettamente soli”

Scena numero uno, leggo, sul Corriere della Sera la notizia di una ragazza statunitense che ha citato i genitori in giudizio, rei di comprare cose inutili per loro e non pagarle gli studi.
Il titolo, come sempre accade, è fuorviante, leggendo il pezzo vieni a sapere che non è la versione moderna di “balocchi e profumi” ma di una diciottenne andata via di casa , ospitata da un’amica, figlia, a sua volta, di un avvocato d’assalto, che adesso,nell’era dello show biz, vuole ottenere successo e soldi accusando pubblicamente i genitori.
Scena numero due, il salotto di Fabio Fazio, diventato ormai la quarta camera (la terza è da sempre Vespa, poi con l’abolizione del senato anche Fabio Fazio salirà di grado) ri-ospita Matteo Renzi. Il prode Matteo si scaglia contro industriali e sindacati, trasversalmente, sullo stile di un uomo solo al comando, ricorda che tutti possono parlare ma poi chi decide….
Entrambe le scene dimostrano quale è il problema della nostra generazione, del nostro tempo, non parliamo, non ci confrontiamo, non ascoltiamo.
Siamo tutti pervasi da una malattia di protagonismo assoluto dove adoriamo sentirci, pontificare, giudicare, assertire, ma mai dibattere civilmente, magari ammettendo anche di avere torto.
Un mondo pieno di social ma ricco, come nel quadro “Nighthawks” di Edward Hopper, di una profonda solitudine.
Urliamo su twitter , su Facebook, perché siamo soli e perché siamo spaventati. Leggo spesso su Facebook commenti di persone che conosco, ma che di fatto non conoscevo. Se la prendono con tutto e tutti, salvo poi “recitare” pubblicamente un ruolo calmo e perbenista.
La cosa ci riguarda tutti,anche nel nostro piccolo alveo familiare, fatto di meschine ripicche,che si appoggia, come fa Renzi con i sindacati, ad episodi del passato, utili per rivendicare, recriminare, assumere il ruolo dei martiri e delle vittime, e comunque non ascoltando mai la controparte.
Nelle famiglie, da sempre, il teatrino assume poi toni grotteschi nelle feste comandate! Natale o Pasqua che sia, dove le convenzioni impongono di vedersi, baciarsi, abbracciarsi, attendendo, tra un panettone ed una colomba, di sferrare il colpo decisivo, quella vecchia questione mai risolta, quel vecchio episodio mai chiarito.
“Parenti Serpenti” di Mario Monicelli, film corale, familiare, ambientato nel periodo natalizio, ne è un perfetto esempio, si respira quell’atmosfera, anche se poi lo sviluppo nata tifo del film assume toni grotteschi rispetto alla realtà, almeno si spera sia così .
Provate un giorno a fare conoscenza dei vostri familiari,dei vostri amici, non attendete il momento in cui staranno male ed, ipocritamente, vi presenterete in ospedale con l’ipocrita “labbrino” di circostanza.
Ascoltate quello che hanno da dirvi, condividete le vostre e le loro aspirazioni, preoccupazioni, incazzatevi pure, ma parlate.
Ci sono persone legate geneticamente , ma lontani dal conoscere l’un l’altro, gli episodi, felici o tristi, della vita, molti non sanno che lavoro fanno, se hanno fatto un viaggio interessante, se quel dolore alla schiena è recente o come diceva la mi nonna ce l’avevano son da piccini.
Questo accade perché, diciamoci la verità, sia che si tatti di un estraneo che di un parente, non c’interessa nulla, anzi, nella maggior parte dei casi, si evita di ascoltare perché troppo faticoso, per evitare di dover indagare mentre si ascolta nel tentativo di capire o carpire dove è il tranello.
Il termine “legame affettivo” è solo un termine, appunto, che ha termine, mi si consenta il gioco di parole, quando si giunge alla inevitabile conclusione che non ce ne frega nulla del proprio simile. Quando l’incomunicabilità diventa consuetudine.

20140310-155350.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Famiglia, ieri e oggi, politica, Religioni, Ricordi ed emozioni, Scuola, Senza categoria, Società e costume, Solidarietà, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“Dal vangelo secondo Mediaset : il ritorno del Grande Fratello”

Il Grande Fratello è tornato, no, non è la dichiarazione del simpaticissimo bambino della pubblicità Ikea quando rivede il fratello maggiore. No, qui si parla del ritorno, dopo due anni, del noto programma televisivo che prevede la coabitazione coatta, davanti a decine di telecamere, di un gruppo di estranei, per noi e tra di loro, per un periodo variabile e, come direbbe Maroni versione Crozza, h24.
Due canali della piattaforma Mediaset Premium sono apparsi dal nulla e consentiranno di “controllare” la casa,sbirciare, vigilare,curiosare.
Il lunedì poi, come ieri sera, Alessia Marcuzzi, condurrà la puntata di prima serata (ma anche di seconda e terza, data la durata) dove, da copione, fiumi di lacrime e grida, non manzoniane, anticiperanno nomination ed esclusioni.
Ho visto l’attacco della prima puntata di ieri ma ero già annoiato dopo dieci minuti, la femminuccia è entrata nella casa, il maschietto nella cantina.
Già visto! Un tempo fu il tugurio! Che vogliano ristabilire la parità di genere con la disparità di trattamento residenziale?
Intanto leggo sulla stampa locale brianzola di un diciottenne monzese che da novembre millanta la sua partecipazione al GF, ha creato pagine su Facebook e, per strada, gli chiedono autografi.
Un evento? Il giornalista gli dedica comunque un pezzone centrale, non sapendo nemmeno se sia effettivamente nella casa (il giornale esce il martedì quindi è stato chiuso il giorno della messa in onda).
Cambio canale, vedo “il Giudice Meschino” con Zingaretti, il mio snobismo intellettuale mi ha salvato dall’impantanarmi in una serata di urletti e smorfie, destinati solo ad abbruttirmi, come succede quando passo qualche ora con amici o parenti che parlano solo per lamentarsi dei “loro” problemi, ma ti ignorano quando parli tu, anche di cose piacevoli. Ovvero quando hai la percezione di buttare via il tuo tempo, di non accrescere nulla con l’osservazione di quell’acquario televisivo.Forse gli stimoli aumenterebbero osservando un acquario vero.
Ma rispetto i gusti altrui, come diceva il mi nonno ” i gusti son gusti, diceva quello che si schiacciava le palle con du sassi” quindi buona visione.

20140304-145857.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Gossip, ieri e oggi, Popoli e politiche, Pubblicità, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“Italiani, degno popolo di Tafazzi”

Ricordo un servizio del Tg5, Schumacher, alla guida della Ferrari era destinato a vincere il campionato del mondo di Formula 1, il servizio lo accusava di avere ucciso il campionato, ormai privo di interesse.
Tafazzi era uno dei personaggi interpretato da Giacomo Poretti, componente del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, sua caratteristica il masochismo, traeva gioia nel martellarsi le parti intime maschili con una bottiglia di plastica.
L’episodio ricordato in apertura si collega a quanto sto assistendo da alcune ore, da quando “La Grande Bellezza” ha vinto l’Oscar. Vedo sui social un proliferare di seguaci di Tafazzi, che, indipendentemente dal fatto di essere orgogliosi che un film italiano abbia vinto questo premio (in attesa di definirlo anche più o meno importante , più o meno commerciale , di altri premi) continuano a pontificare che non è Tornatore, non è Benigni.
Tranquilli, anche Tornatore e Benigni furono criticati e maltrattati per i loro film da Oscar, non era ancora l’epoca dei social, ma molti si diedero da fare, anche allora non prevalse l’orgoglio nazionale ma la salsa snob di cui si nutrono molti connazionali. Magari gli stessi che giudicarono inappropriato conferire il Nobel a Dario Fo.
Un popolo di Tafazzi , appunto, che piuttosto che vantare un successo per il nostro paese preferiscono martellarsi allegramente le palle!
E comunque risparmiate le energie, tra poco tutti commissari tecnici, c’è il campionato del mondo di calcio. E se questa è l’accoglienza forse meglio non vincere.

20140303-161723.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Cinema, Gossip, ieri e oggi, Media e tecnologia, Popoli e politiche, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“Io ici, tu imu , noi tasi”

Invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia,per una nazione che ha il 133 per cento di debito pubblico e che vive pagandone gli interessi, l’immagine migliore che la rappresenta è quella di una barca che che fa acqua , che continua a incamerare acqua e che si cerca di svuotare con un piccolo secchiellino.
Quando ero piccolo mio padre, al sentire i provvedimenti in materia politico ed economica, soleva dire l’espressione “ero piccino”.
Oggi,a distanza di 20,30 anni anche io esclamo, senza accorgemene, ormai, “ero piccino” .
Non si tratta di un inspiegabile fenomeno il cui significato è da ricercarsi nel DNA ma solo il fallimento, rimandato sine die, di questo paese.
Facciamoci caso, le espressioni sono importanti, contraddistinguono lo stato d’animo di una nazione, l’avvento di Matteo Renzi è stato accompagnato da uno “speriamo” collettivo, come se il sindaco di Firenze, neo Padre Pio, potesse risolvere il tutto con l’imposizione taumaturgica delle mani.
“Chi di speranza vive disperato muore” diceva mia nonna e “Chi dice mah cuor contento non ha” ripeteva un amico , ma è anche vero che questa continua ricerca del nostro futuro, affidandola a nuovi presunti messia, incaricati di traghettarci chissà dove, sta diventando angosciante.
Adesso per risolvere il tutto aumenteranno ancora le tasse sulla casa, basterà cambiare il nome, dire che non sono nazionali, ma locali, delegare e non accentrare, mescolare le carte , sempre e ovunque.
Per una nazione di gattopardesca memoria e cencelliana attualità , vige solo il pensiero di Lavoisier ovvero “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” .

20140303-100607.jpg

Pubblicato in Attualità, Finanza - Economia, ieri e oggi, Lavoro, Leggi e diritto, politica, Popoli e politiche, Pubblicità, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

E adesso tutti contenti per “La Grande Bellezza” , ma fino a ieri…

E quindi abbiamo vinto l’Oscar. Curioso, il film di Sorrentino, “La Grande Bellezza”, quando uscì nelle sale , spaccò subito la platea di pubblico e critica, non per i soliti elementi della fabbrica del cinema, ovvero interpretazione, regia, fotografia,costumi, scenografia e sceneggiatura ( “sono due cose distinte ma spesso sempre confuse” mi scrisse tanti anni fa Leo Benvenuti, grande sceneggiatore) No! Tutti si spaccarono sul contenuto, molti rifiutavano il messaggio che veniva fuori, quello di un ambiente politico intellettuale artistico,da destra a sinistra, ormai alla deriva, tra baccanali e feste orgiastiche, degne di una memoria alla Satyricon di Petronio ma già viste, nei mitici anni ’80, nel periodo socialista, con il ministro De Michelis. Autore lui stesso di una guida alle discoteche.
Ovvio che nel film ci siano eccessi autorali, ma siamo proprio sicuri che siano eccessi? E, soprattutto, negarli serve a farci uscire da questa Italia?
Un paese che vede Pompei sprofondare e la reggia di Caserta morire.
No, Sorrentino non esagera, dall’antica Roma ai socialisti craxiani, dalle feste romane vestiti da porci alle cene eleganti di Arcore, è questa l’immagine della nostra nazione, di un paese non solo alla deriva ma ormai incline a compiacersi dei propri vizi e delle proprie debolezze .
Sono infatti convinto che, oltre ai molti struzzi che preferiscono disprezzare per non ammettere quello che hanno visto o fanno finta di non vedere, ci siano, non meno colpevoli, tanti cine spettatori a cui il film piace perché vi si sono identificati, identificati nella speranza di partecipare anche loro, una volta, a quelle feste.
Per quanto mi riguarda il film è piaciuto da subito, consapevole di quello che rappresentava e su cui sono completamente d’accordo, e che ho l’orgoglio di averlo fatto conoscere a mio cognato Franco, che se ne è talmente innamorato da avere visto già diverse volte il dvd, regalo di compleanno, arrivando a citare anche le battute del film. Perché , per rilanciare il nostro cinema, non bisogna aspettare un Oscar ogni quindici anni, ma bisogna amarlo, farlo conoscere, diffonderlo, anche discutendone ed incazzandosi, ma rimanendo sempre ed ovunque orgogliosi della nostra Grande Bellezza .

20140303-081429.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Cinema, Gossip, ieri e oggi, Leggi e diritto, politica, Popoli e politiche, radio, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“C’era una volta la Telescuola”

Anche il maestro Manzi è diventato un santino. Dopo carabinieri, santi, poeti e navigatori, molti dei quali interpretati da Beppe Fiorello, non ultimo Domenico Modugno, ecco iniziare una nuova categoria, i protagonisti televisivi che diventano icone.
Attendiamo, tra qualche decina d’anni, serie su Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Corrado, e poi, quando prevarrà anche il periodo di permanenza in video sarà il turno di Licia Colò, con merendine sul Kilimangiaro.
Ricordo il programma del celebre maestro, con “Non è mai troppo tardi” molte persone anziane impararono a scrivere, non molti conoscono invece Telescuola, da me vissuta indirettamente, e che fu un vero tentativo di televisione pedagogica .
Si trattava di un programma televisivo sperimentale della Rai, realizzato con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione, e aveva come scopo quello di consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie.
Corsi su diverse materie, quindi, tenuti in televisione da un docente e supportati e amplificati presso i tanti gruppi di ascolto, presenti sul territorio nazionale, da insegnanti locali, che avevano l’incarico di spiegare ulteriormente e correggere i compiti. Gli studenti di allora, parliamo del 25 novembre 1958, inizio delle trasmissioni, potevano infatti contare anche su materiale didattico targato Rai Telescuola.
Mio padre era uno di questi insegnanti, il parroco di un paesino toscano gli aveva messo a disposizione l’oratorio e in questa location, come si direbbe oggi, i ragazzi e lui , attraverso la visione delle lezioni in tv furono coinvolti in questa avventura. Naturalmente, per il suo lavoro, venne regolarmente pagato dalla Rai, che gli fece dono anche di una cartella porta documenti e, a Natale, di un panettone di cinque chili, il cui involucro fu usato per anni da mia nonna, nel sottoscala, come contenitore di tappi e chiodi.
Questo progetto, fatto di tanti insegnanti, sul territorio nazionale, è meno conosciuto nella memoria nazionale di Manzi ma ha dato un contributo notevole a far sì che molti giovani uscissero dall’ignoranza e prendessero il loro “pezzo di carta”, quando ancora aveva un suo significato, fosse una licenza elementare o un laurea con lode,e non associato, come oggi, solo a dieci piani di morbidezza.

20140228-074113.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Finanza - Economia, ieri e oggi, Lavoro, Media e tecnologia, politica, Popoli e politiche, Pubblicità, radio, Ricordi ed emozioni, Scuola, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“Sanremo è come un video porno: non lo guarda mai nessuno”

Il Festival di Sanremo è finito, viva il festival di Sanremo. Naturalmente non lo ha visto nessuno! Ero piccolo e avevo già due certezze, a cui, con il tempo e l’evoluzione tecnologica se ne aggiunse una terza. Le prime due riguardavano la Democrazia Cristiana e il Festival di Sanremo, appunto.
La prima mai votata da chiunque interpellassi, nonostante maggioranze oggi irraggiungibili, il secondo mai visto, si forse, due minuti, per caso, cambiando canale o uscendo da casa. La seconda risposta era quella che mi inquietava di più in caso di single, ma poi mi tranquillizzavo all’idea che lasciassero il televisore acceso come deterrente contro i ladri. D’altronde chi avrebbe osato rubare a Toto Cutugno, perlopiù incazzato per essere arrivato ancora secondo??
La terza certezza? Ah , già ! Le videocassette porno! Anche quelle mai viste da nessuno, in uno dei miei primi articoli, per un settimanale economico, sull’onda dei numerosi sequestri di video a luci rosse ( allora erano ancora in uso tali pratiche !) fui spedito dal caporedattore tra sexy shop e case di produzione a fare un pezzo , numeri e colore. I numeri c’erano! A due cifre ! Eppure se avessi domandato ad un giovane adulto, in salute, un parere su tali filmati, mi avrebbe risposto ” Non li ho visti mai ? Solo una volta , con gli amici per farci quattro risate!” A parte che non so cosa avessero da ridere , forse nel confronto decimale, in realtà il dubbio su tali assembramenti televisivi trovò una spiegazione grazie alla mia oculista. Mi spiegò che un tempo si credeva che la continua pratica onanistica provocasse la cecità , da qui dedussi l’esigenza di riunirsi in gruppo nella visione del materiale porno per “darsi una mano l’un l’altro” e quindi evitare problemi alla vista.
Ma soprattutto, con il tempo, arrivai alla conclusione che Sanremo è come un video porno, non lo guarda mai nessuno, forse una volta, per caso, con gli amici, per ridere.

20140227-161905.jpg

Pubblicato in Attualità, Gossip, ieri e oggi, Media e tecnologia, Musica, Popoli e politiche, radio, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento