“Io ici, tu imu , noi tasi”

Invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia,per una nazione che ha il 133 per cento di debito pubblico e che vive pagandone gli interessi, l’immagine migliore che la rappresenta è quella di una barca che che fa acqua , che continua a incamerare acqua e che si cerca di svuotare con un piccolo secchiellino.
Quando ero piccolo mio padre, al sentire i provvedimenti in materia politico ed economica, soleva dire l’espressione “ero piccino”.
Oggi,a distanza di 20,30 anni anche io esclamo, senza accorgemene, ormai, “ero piccino” .
Non si tratta di un inspiegabile fenomeno il cui significato è da ricercarsi nel DNA ma solo il fallimento, rimandato sine die, di questo paese.
Facciamoci caso, le espressioni sono importanti, contraddistinguono lo stato d’animo di una nazione, l’avvento di Matteo Renzi è stato accompagnato da uno “speriamo” collettivo, come se il sindaco di Firenze, neo Padre Pio, potesse risolvere il tutto con l’imposizione taumaturgica delle mani.
“Chi di speranza vive disperato muore” diceva mia nonna e “Chi dice mah cuor contento non ha” ripeteva un amico , ma è anche vero che questa continua ricerca del nostro futuro, affidandola a nuovi presunti messia, incaricati di traghettarci chissà dove, sta diventando angosciante.
Adesso per risolvere il tutto aumenteranno ancora le tasse sulla casa, basterà cambiare il nome, dire che non sono nazionali, ma locali, delegare e non accentrare, mescolare le carte , sempre e ovunque.
Per una nazione di gattopardesca memoria e cencelliana attualità , vige solo il pensiero di Lavoisier ovvero “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” .

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