E quindi abbiamo vinto l’Oscar. Curioso, il film di Sorrentino, “La Grande Bellezza”, quando uscì nelle sale , spaccò subito la platea di pubblico e critica, non per i soliti elementi della fabbrica del cinema, ovvero interpretazione, regia, fotografia,costumi, scenografia e sceneggiatura ( “sono due cose distinte ma spesso sempre confuse” mi scrisse tanti anni fa Leo Benvenuti, grande sceneggiatore) No! Tutti si spaccarono sul contenuto, molti rifiutavano il messaggio che veniva fuori, quello di un ambiente politico intellettuale artistico,da destra a sinistra, ormai alla deriva, tra baccanali e feste orgiastiche, degne di una memoria alla Satyricon di Petronio ma già viste, nei mitici anni ’80, nel periodo socialista, con il ministro De Michelis. Autore lui stesso di una guida alle discoteche.
Ovvio che nel film ci siano eccessi autorali, ma siamo proprio sicuri che siano eccessi? E, soprattutto, negarli serve a farci uscire da questa Italia?
Un paese che vede Pompei sprofondare e la reggia di Caserta morire.
No, Sorrentino non esagera, dall’antica Roma ai socialisti craxiani, dalle feste romane vestiti da porci alle cene eleganti di Arcore, è questa l’immagine della nostra nazione, di un paese non solo alla deriva ma ormai incline a compiacersi dei propri vizi e delle proprie debolezze .
Sono infatti convinto che, oltre ai molti struzzi che preferiscono disprezzare per non ammettere quello che hanno visto o fanno finta di non vedere, ci siano, non meno colpevoli, tanti cine spettatori a cui il film piace perché vi si sono identificati, identificati nella speranza di partecipare anche loro, una volta, a quelle feste.
Per quanto mi riguarda il film è piaciuto da subito, consapevole di quello che rappresentava e su cui sono completamente d’accordo, e che ho l’orgoglio di averlo fatto conoscere a mio cognato Franco, che se ne è talmente innamorato da avere visto già diverse volte il dvd, regalo di compleanno, arrivando a citare anche le battute del film. Perché , per rilanciare il nostro cinema, non bisogna aspettare un Oscar ogni quindici anni, ma bisogna amarlo, farlo conoscere, diffonderlo, anche discutendone ed incazzandosi, ma rimanendo sempre ed ovunque orgogliosi della nostra Grande Bellezza .
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