Non c’è Natale senza profumi che, insieme ai balocchi (i giocattoli per i più giovani!) costituiscono, nella celebre canzone, l’asse portante dei regali (la canzone è “profumi e balocchi”, sempre per i più giovani!).
Anche qui come in Blade Runner ne ho “odorati” che voi umani non avete idea. Oggi infatti, ogni anno, è contrassegnato da nuove idee organolettiche, accompagnate da confezioni e contenitori sempre diversi, spruzzino tipo glassex e orsi giocattolo, solo per citarne due.
C’è stato invece un tempo in cui il profumo restava quello per anni e più che un profumo diventava una moda, anzi un tormentone.
Come il mitico Brut 33 pubblicizzato come il profumo dell’uomo, con tanti sportivi come testimonial tra cui Adriano Panatta. Naturalmente a Natale non ti arrivava solo la simpatica bottiglietta verde, con appesa una targhetta di metallo recante il marchio Brut, no ti arrivavano kit completi, con bagnoschiuma e schiuma da barba.
E, senza entrare nel merito sulla qualità del profumo, eri tu il padrone del tuo destino, se infatti pronunciavi le fatidiche espressioni “l’avevo proprio finito” oppure “dovevo comprarlo” e accompagnavi il tutto con il gesto plateale di profumarti lì davanti a tutti, ecco potevi stare tranquillo che, immancabilmente, per i prossimi Natali, avresti ricevuto solo Brut 33.
Se i maschietti avevano il Brut le femminucce ricevevano il Charlie, lanciato nel 1973 da Revlon, e anche qui se le donne non manifestavano un fermo diniego per il futuro, tipo cartelloni di protesta, sit in, i fidanzati e i mariti compravano interi stock di Charlie, convinti di aver trovato il regalo sicuro per sempre.
Per le signore di una certa età figli e nipoti regalavano ceste con vagonate di Borotalco, Felce Azzurra, solitamente, o Robert’s , ma in barattolo di metallo, accompagnato da improbabili ampolle di vetro piene di palline che dovevano essere bagno schiuma o sali da bagno. Io, allora bambino, pensavo invece fossero dei soprammobili da toilette visto che chi li riceveva aveva la doccia. Convinzione rimasta anche da adulto visto che alcuni miei conoscenti perseguono nel regalarli in assenza del supporto della vasca. Che piacciano a loro ?
Con il tempo sono quindi giunto alla considerazione che il profumo non è personale è di più, quindi, per conoscere quello che piace veramente, non basta annusare ma bisogna studiare ed indagare. Diffidate da raccogliere come prove i campioncini, entrambi i sessi si nutrono di tali omaggi che, oltre ad avere una profumazione più decisa di quello che sarà l’originale restano sulla scena delle indagini, il bagno, perché dimenticati o esposti come soprammobili.
L’unico consiglio che posso dare è di fare una passeggiata insieme, in una grande profumeria, e vedere cosa accade al secondo passaggio cioè dove sarà indirizzato il girone eliminatorio, quando da 6-7 spruzzate si scenderà a due-tre. A questo punto focalizzate ed acquistate prima che il profumo voli via, solo allora darete ragione alla scrittrice Colette che disse “ La ricerca di un profumo non segue altre vie che quella dell’ossessione “ specie ad indovinarlo, aggiungerei io.
