Ti ricordi l’11 settembre 2001? Tu dove eri?

Dove eri in quel momento? Questo quesito viene di solito rivolto, nell’era dei mass media, del villaggio globale, per quegli eventi resi tali, appunto, dalla televisione. Molti si sono chiesti cosa stessero facendo mentre John Kennedy veniva assassinato, nel 1963, a Dallas, oppure quando la semifinale Italia-Germania, della Coppa del Mondo 1970, finì 4 a 3. Oppure quando Nei Armstrong pose , nel 1969, il primo piede umano sulla luna?

Oggi, per chi ha almeno 15 anni, il quesito sarà “dov’eri l’11 settembre 2001  ?”. Sappiamo tutti cosa accadde in quella data, tra le 8.45 e le 10.29, ora di New York, i due grattacieli del World Trade Center, prima colpiti e poi crollati, il Pentagono, sede del ministero della difesa, attaccato. Tutto utilizzando aerei di linea, normali aerei carichi di passeggeri, tra i quali 19 dirottatori, per un totale di quattro aerei. Il quarto, il volo della United 93, cadde in Pennsylvania senza raggiungere l’obiettivo, per la ribellione dei passeggeri.

Le vittime dell’attacco dell’11 settembre furono 3142, nelle torri morirono 2750 persone, tra cui 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti.

Un’ecatombe! Quello che seguì è storia nota, una guerra infinita per stanare Osama Bin Laden, la caduta di Saddam Hussein, il crollo delle economie occidentali, la morte di migliaia di persone, soldati e civili, e, immancabile, il solito gruppo di complottisti, pronti a dimostrare che l’attacco alle torri era stato provocato volontariamente dagli Stati Uniti.

Tutto questo, però, non è servito a niente, oggi, come ieri, siamo meno tolleranti, più chiusi e sospettosi. Per chi, come me, ha rivisto tutti i vari dossier e documentari dedicati a questa tragedia, viene d’obbligo domandarsi se la visione collettiva di un evento, invece che generare compassione e commozione, lo privi in realtà della sua verità, trasformandolo solo in una fiction, generando quindi solo un’emozione mediatica, alla pari di quella che si può provare guardando l’ultima puntata di Lost o la finale di Coppa del Mondo.

Quando “l’evento” si conclude diventa materia di narrazione da cassetta, suscitando emozioni attraverso le storie di dolore dei parenti e di coloro che non credono, dei  complottisti, gli stessi che abbiamo sentito sulla morte di Kennedy o sul mai avvenuto sbarco sulla luna.

Sembra che in questi dieci anni, nella gente, non sia accaduto nulla, che vivano gli eventi non come testimoni della storia, da trasmettere alle future generazioni, ma come spettatori, e come tali, quindi, a meno che non sia un concerto rock, attori passivi e amorfi.

Quella passività che ha impedito di trasformare l’11 settembre in una lezione utile a costruire un nuovo mondo, lontano dall’equilibrio del terrore e facile preda di speculatori. Tutto questo non è stato fatto, non solo a livello politico, ma anche nel quotidiano vivere di ciascuno di noi, dove allora, come ora (e forse di più’) eravamo pronti a guardare con sospetto e denunciare ogni musulmano che incontravamo.

Un altro esempio di come un evento mediatico non insegni ma faccia sprofonadre ancora più nell’oblio. Lo stesso oblio da cui vogliamo riscattarci rendendoci a nostra volta protagonisti e domandando sempre “tu dove eri?”

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ADDIO PROVINCE ADDIO!

Ma è giusto! Eliminiamole! Già rompono le scatole per il loro plurale, province o provincie? Si narra che nella versione originale della costituzione avessero la i, poi persa per l’intervento di dotti linguisti, forse gli stessi intervenuti sull’altro grande quesito “ciliege o ciliegie”:

Non ci credo. L’abolizione avrà tempi lunghi, soprattutto, se sarà una legge costituzionale, ci vorranno due anni, ma non sarebbe giusto per delle neo Province, come Monza, che sta effettuando, or, ora, un concorso per individuare il suo simbolo. Se l’aboliranno il vincitore sarà premiato?

“Dove andranno a finire i palloncini quando sfuggono di mano ai bambini?” cantava un melassato Johnny Dorelli, intristendo i piccini, più tristi saranno i dipendenti delle province, dove andranno a finire? Secondo le nuove regole della mobilità spostati anche a 100 chilometri di distanza?

Non  ci credo,  ma se accadrà, di colpo, non saremo più dei “provincialotti”, non leggeremo più quotidiani dal nome “la provincia di”. Le “Casse di risparmio della Provincia di” dovranno rivedere il loro statuto.

Le ragazze di  provincia spariranno dai film e resteranno solo in un gioco della Wii, animal crossing.

Non impareremo più a scuola le province e non giocheremo più con le province al gioco “fiumi, città, monti”, al gioco delle targhe avevano già smesso da tempo.

E, citando “Parenti Serpenti” di Monicelli, dove Cinzia Leone osserva depressa il posteriore dell’abbondante figlia adolescente, non avrà più senso dire “ha un culo che fa provincia!”

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SOLO CACIOTTE

Ricordate il Monopoli? Ogni volta che si transitava al via la banca ci dava 20mila lire. Un modo per galleggiare, per chi,  oberato da terreni ipotecati e pagamenti di tasse, vedeva in questo obolo qualcosa per andare avanti nel gioco.

E a questo devono aver pensato i Leghisti introducendo nella manovra l’emendamento attraverso il quale le rimesse all’estero degli immigrati saranno tassate del 2% con una fisso minimo di 3 euro.

Ricorda un po’ la scena di “Non ci resta che piangere” dove un daziere ripeteva ossessivamente “un fiorino” alla coppia Troisi e Benigni che cercavano di ripassare il confine per recuperare la caciotta caduta.  

Perché, anche in questo caso, si parla solo ed esclusivamente di caciotte, le rimesse all’estero degli stranieri ammontano a 6,7 miliardi, attraverso la nuova imposta di bollo arriveranno circa 100 milioni.

Certo, sono esclusi quelli che hanno la matricola Inps e il codice fiscale, un messaggio per dire “colpiamo gli irregolari”,  ma, considerando, che per un bonifico di 300 euro pagheranno 6 euro e che al di sotto dei 150 euro (visti i 3 euro fissi) non converrà inviare il denaro, sempre di caciotte si parla, con un profilo diverso, pura demagogia per chi tassa, sostentamento per chi paga.

Attraversato da tante vicende familiari, bellissime e bruttissime, sono stato alla finestra in questi giorni, quasi rifiutandomi di commentare una manovra dove aspettavo la tassazione a targhe alterne, o nei giorni pari per quelli più bassi del metro e settanta.

Ma adesso non ce la faccio più, è ora di indignarsi, di marciare , di fare qualcosa, quando si legge che adesso , adesso , scoprono che  c’è chi ha aderito al condono del 2002, ha iniziato a versare le prime rate e poi nulla nonostante i solleciti, da quelli si potrebbero recuperare circa 4 miliardi, che scusate, il quesito nasce spontaneo, risultano più consistenti dei 100 milioni di caciotte ma soprattutto ci fanno chiedere perché non siete andati a prenderli prima.

Improvvisare, galleggiare, creare e poi distruggere nell’arco di 24 ore, mai, come adesso, il titolo di quel film sintetizza cosa sta accadendo, ovvero “Non ci resta che piangere!”

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Bologna: 2 agosto 1980 ore 10.25

Domani molti saranno al mare, c’ero anche io, sulla spiaggia, 31 anni fa. Ma non dobbiamo dimenticare, non dobbiamo dimenticare, ripeto,  gli 85 morti, gli oltre 200 feriti, le 10.25 della strage alla stazione di Bologna.

Non voglio credere che davvero il governo non ci sarà perché a tutte le commemorazioni su questa strage è stato fischiato, preferisco pensare che stia pensando a noi, al nostro futuro, magari in un campus estivo, dove, forse, tra una sessione e l’altra, usciranno tutti a sgambettare , vestiti di bianco, come in una colonia del ventennio.

Non posso pensare che una delle stragi della mia generazione, sia messa sotto il tappeto, con la polvere,  perché non offre ribalta ed applausi.

Il nostro passato è bello, carico di avvenimenti da ricordare, 150 anni di unità lo stanno a testimoniare. Ma è anche ricco di personaggi ed avvenimenti oscuri:Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna, solo per citarne alcuni. Solo per raccontare la storia di un bambino, dagli otto anni delle immagini televisive in bianco e nero della Banca dell’Agricoltura a Milano, alla maggiore età, o poco più, dove diventava testimone di una strage estiva, dell’uccisione di uomini, donne, bambini, questa volta però a colori, ma, come nella televisione in bianco e nero , destinata a non essere mai risolta.

Non esistono solo i delitti di Perugia, Avetrana e affini, delitti orribili ma privati, che fanno la gioia della televisione voyeuristica di oggi, esistono questi grandi misteri irrisolti, questi ammazzamenti all’ingrosso, per i quali i veri responsabili non hanno mai pagato, salvo, forse, gli esecutori materiali, e, in alcuni casi, nemmeno quelli.

Aiutatemi a ricordare, a tramandare, a far ricordare, a evitare che nell’era della comunicazione via tablet, del vero villaggio globale, il ricordo venga resettato.

Strage della Stazione di Bologna

a Bologna, 2 agosto 1980, furono assassinate 85 persone, questi i loro nomi: Ricordiamoli.

1. Antonella CECI , anni 19

2. Angela MARINO, anni 23

3. Leo Luca MARINO, anni 24

4. Domenica MARINO, anni 26

5. Errica FRIGERIO in DIOMEDE FRESA, anni 57

6. Vito DIOMEDE FRESA anni 62

7. Cesare Francesco DIOMEDE FRESA, anni 14

8. Anna Maria BOSIO in MAURI, anni 28

9. Carlo MAURI, anni 32

10. Luca MAURI, anni 6

11. Eckhardt MADER, anni 14

12. Margret ROHRS in MADER, anni 39

13. Kai MADER, anni 8

14. Sonia BURRI, anni 7

15. Patrizia MESSINEO, anni 18

16. Silvana SERRAVALLI in BARBERA, anni 34

17. Manuela GALLON, anni 11

18. Natalia AGOSTINI in GALLON, anni 40

19. Maria Antonella TROLESE, anni 16

20. Anna Maria SALVAGNINI in TROLESE, anni 51

21. Roberto DE MARCHI, anni 21

22. Elisabetta MANEA ved. DE MARCHI, anni 60

23. Eleonora GERACI IN VACCARO, anni 46

24. Vittorio VACCARO, anni 24

25. Velia CARLI IN LAURO, anni 50

26. Salvatore LAURO, anni 57

27. Paolo ZECCHI, anni 23

28. Viviana BUGAMELLI in ZECCHI, anni 23

29. Catherine HELEN MITCHELL, anni 22

30. John ANDREI KOLPINSKI, anni 22

31. Angela FRESU, anni 3

32. Maria FRESU, anni 24

33. Loredana MOLINA in SACRATI, anni 44

34. Angelica TARSI, anni 72

35. Katia BERTASI, anni 34

36. Mirella FORNASARI, anni 36

37. Euridia BERGIANTI, anni 49

38. Nilla NATALI, anni 25

39. Franca DALL’OLIO, anni 20

40. Rita VERDE, anni 23

41. Flavia CASADEI, anni 18

42. Giuseppe PATRUNO, anni 18

43. Rossella MARCEDDU, anni 19

44. Davide CAPRIOLI, anni 20

45. Vito ALES, anni 20

46. Iwao SEKIGUCHI, anni 20

47. Brigitte DROUHARD, anni 21

48. Roberto PROCELLI, anni 21

49. Mauro ALGANON, anni 22

50. Maria Angela MARANGON, anni 22

51. Verdiana BIVONA, anni 22

52. Francesco GOMEZ MARTINEZ, anni 23

53. Mauro DI VITTORIO, anni 24

54. Sergio SECCI, anni 24

55. Roberto GAIOLA, anni 25

56. Angelo PRIORE, anni 26

57. Onofrio ZAPPALÀ, anni 27

58. Pio Carmine REMOLLINO, anni 31

59. Gaetano RODA, anni 31

60. Antonio DI PAOLA, anni 32

61. Mirco CASTELLARO, anni 33

62. Nazzareno BASSO, anni 33

63. Vincenzo PETTENI, anni 34

64. Salvatore SEMINARA, anni 34

65. Carla GOZZI, anni 36

66. Umberto LUGLI, anni 38

67. Fausto VENTURI, anni 38

68. Argeo BONORA, anni 42

69. Francesco BETTI, anni 44

70. Mario SICA, anni 44

71. Pier Francesco LAURENTI, anni 44

72. Paolino BIANCHI, anni 50

73. Vincenzina SALA in ZANETTI, anni 50

74. Berta EBNER, anni 50

75. Vincenzo LANCONELLI, anni 51

76. Lina FERRETTI in MANNOCCI, anni 53

77. Romeo RUOZI, anni 54

78. Amorveno MARZAGALLI, anni 54

79. Antonio Francesco LASCALA, anni 56

80. Rosina BARBARO in MONTANI, anni 58

81. Irene BRETON in BOUDOUBAN, anni 61

82. Pietro GALASSI, anni 66

83. Lidia OLLA in CARDILLO, anni 67

84. Maria IDRIA AVATI, anni 80

85. Antonio MONTANARI, anni 86

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CIAO ELISA & FRANCESCA !

Questa volta concedetemelo, non parlo di politica, economia, e neanche di costume e società, ma di un avvenimento bellissimo che ha coinvolto la nostra famiglia.

Sono nate! Si chiamano Elisa e Francesca!  Sono le figlie di mia sorella, Federica,  la piccola di casa, dato che tra me e lei ci sono ben 15 anni di differenza.

L’arrivo delle due gemelle era previsto per fine agosto, primi di settembre, ma, poiché sono restate immuni al flusso informativo dei media, non vedevano l’ora di uscire, stravolgendo così ogni tipo di programmazione.

Ecco , quindi, che alle prime ore del 26 luglio, a mezzanotte e cinquantadue, mi è arrivato un sms da parte di Fabio, mio cognato: “stanno arrivando ora !”.

La notte sorrentina, dove ci trovavamo in vacanza, è stata quindi interrotta dall’attesa perché tutto andasse bene. e così è stato, all’una e 14 è arrivata Elisa e all’una e 15  Francesca!

E ovviamente, sono le prime nipoti ipertecnologiche , visto che alle 4.11 mi arrivava il primo mms con le loro immagini. Con il visino quasi scocciato da questa prima paparazzata ed incursione nella privacy della loro culla termica.

Benvenute ragazze!

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ECCE BOZZO!

La notizia di oggi…il varo della manovra? No! L’autorizzazione all’arresto di Papa? Nooo! Dai non fate gli gnorri, la notiziona di oggi  è la caduta in doccia di Silvio Berlusconi.

Il sito di Repubblica offre già una sequenza di 8-9 fotografie con il premier nell’atto di spiegare l’accaduto.

Una puntata speciale di “Elisir “sarà dedicata agli effetti traumatici provocati dalla caduta in docce di produzione comunista. Elisir prende il posto della puntata speciale di “Chi l’ha visto” resasi ormai superflua visto che il premier è riapparso.

Repubblica sta inoltre già preparando i soliti dieci quesiti interrogandosi se il premier fosse solo oppure … Augurandoci che questo evento si sia svolt,  al massimo, davanti al cuoco Michele (quello che guardava il suo omonimo, Santoro) e non dia vita a nuove ragazze nomate “le doccettine”, tornerei invece a quello che è accaduto in questi giorni e che mi ricorda Nanni Moretti, in “Ecce Bombo” quando indeciso se andare ad una festa dice ad una sua amica al telefono:

“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Michele vieni di là con noi, dai” ed io “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo”

Così il nostro premier in questi giorni, nessun tatticismo, spin doctor in azione, cautela per i mercati, shock da sentenza Cir, nulla di tutto ciò, ma solo come restare Lui e rubare la scena a Tremonti , Napolitano, la manovra, e c’è riuscito!

Prima non andando, lasciando la sedia vuota, ieri , al Senato, e poi presentandosi oggi col bozzo, e suscitando subito, guardate le foto, attenzione, comprensione, compassione .

Domani il Giornale attaccherà sicuramente i pericolosi incidenti domestici e Libero indirà una raccolta firme per l’abolizione delle docce , ma lui nel frattempo avrà di nuovo catturato la scena, anzi l’ha già fatto se nel pieno della promulgazione della manovra a proposito di Papa ha dato il suo parere negativo alla richiesta di arresto, convinto sempre di più che bisogna riformare la giustizia. Questo è tutto gente!!

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NESSUN RINASCIMENTO DOPO TANTO BUIO

Tutto azzerato! Tutto risolto! O forse sarebbe meglio un punto interrogativo. Come sempre chi ci governa si è comportato non con la diligenza del buon padre di famiglia, figura di riferimento dei testi giuridici ma con la insensatezza dello studente nell’ultimo giorno, che impara tutto l’ultima settimana, prende la sufficienza e poi va al mare.

E’così da sempre, forse adesso è pure peggio, l’uomo di Arcore tace ormai da giorni, nessun trauma da rimborso Mondadori, quello che per lui sono 560mila euro non è nemmeno rapportabile al normale comprendonio, fatto di bollette, mutui, scadenze, tasse scolastiche, ecc, e viceversa. Nonostante ciò nel 1994 molti si sono fatti convincere che se lo avessero eletto lui avrebbe fatto tutti gli italiani a sua immagine e somiglianza. A parte qualche dubbio sull’aspetto fisico è indubbio che il successo economico, messo allora sotto la lente solo da pochi notisti come Peppino Turani e Giuseppe Fiori, fosse agognato da molti, ormai orfani degli anni ’80, dell’edonismo Reaganiano, della Milano da bere.

Sfiduciati da una classe politica, spazzata via da mani pulite, ma in realtà implosa su se stessa, come un enorme buco nero, vedeva nell’uomo della “discesa in campo” un futuro su cui scommettere. Oggi siamo ormai a quasi vent’anni, il classico ciclo politico, vent’anni come Mussolini, quaranta , ovvero 20 più 20, ma era una riserva di leoni , la DC. Lui ormai ha esaurito la sua spinta propulsiva ma il berlusconismo è e sarà presente per molto molto tempo, in ogni momento, in ogni azione, dal genitore che rifiuta la bocciatura del figlio,  in nome di un complotto dei professori rossi alla potenza verbale di un’automobilista, anticipata dal rumore del suo suv, forma meccanica del vecchio “lei non sa chi sono io”.

Ecco perché in vent’anni, pur avendo avuto tante occasioni, siamo rimasti fermi. E’vero siamo stati bravi a crearci tanti alibi, come la crisi mondiale. Ma realtà come la Germania sono ampiamente ripartite, noi siamo rimasti al palo.

E adesso, adesso che è azzerato tutto dal forfettone prodiano, rivolto più che altro ai precari, che non arrivano a 30mila euro all’anno, alle agevolazioni per le famiglie, adesso che, progressivamente, si pagherà sempre più sul fronte sanitario agevolando il privato, adesso che il governo, come sempre, dai tempi dorotei, morotei, o craxiani c’ha messo una pezza, tutti al mare! E nemmeno con un governo balneare , nemmeno con una  sottintesa affermazione “scusate non ce l’abbiamo fatta! Il berlusconismo non è esportabile da Villa San Martino in tutte le case se non si hanno i soldi!”, nemmeno con la speranza di elezioni settembrine per un rilancio natalizio .

Nulla tutti zitti, fermi, come il Prodi di Guzzanti, quando,“trombato”, aspetta, tanto  lui non si muove.

 L’Italia è così, ferma, davvero brutto questo 150mo, sempre più da tempi bui, da medioevo, nessun stimolo,nessuna personalità da neo rinascimento, solo tanto berlusconismo.

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DA DA DA…cui prodest?

La tristezza creativa di casa Rai (exmamma) si evidenzia ogni sera, dopo il telegiornale, su RaiUno, la fu rete ammiraglia. Il programma è la striscia quotidiana (definiscono così un contenitore insulso per dargli importanza) “Da Da Da”.

Ciascuno di noi lo avrà visto almeno una volta, trattasi, come direbbe un verbale dei carabinieri, di immagini di repertorio in luoghi e tempi diversi di carattere spettacolare ed unite da temi comuni.

Abbiamo così il montaggio su temi come “la famiglia”, ”Gianni Morandi”, “il balletto”, eccetera eccetera. Il programma vorrebbe essere uno zapping su cosa, come e chi eravamo e come ci divertivamo, risulta invece un guazzabuglio di vecchie immagini angoscianti per chi se le ricorda e incomprensibili per la popolazione dai 25-30 in giù.

Ogni “sketch” come si chiamavano una volta le scenette comiche, ogni balletto, è accompagnato da una didascalia tipo “trattasi-parla ancora l’appuntato- di Raffaella Pelloni (non parente del Pelloni bandito Passator Cortese) in arte Raffaella Carrà, qui stante in un esibizione danzante addì Roma, 6 gennaio 1970”.

Forse ho scelto l’artista meno calzante, o forse no perché qualcuno dei più giovani si domanderà se è la stessa che fa la pubblicità della Tim, adesso, con Marcorè, i giudizi artistici lasceranno lo spazio a quelli estetici e qualcuno si domanderà se il celebre caschetto biondo di origine vergottiniana non debba lasciare spazio a nuove acconciature.

Amo la Carrà ma non credo che le si faccia  un buon  servizio con questi viaggi quotidiani nella memoria, a lei e ad altri artisti, pochi in effetti, perché la maggior parte sono morti. Quando un cinquantenne guarda il famigerato DaDaDa calcola, sulla base della dida, che quando c’era quella scenetta aveva 3 anni, oppure sette, o 14…e l’angoscia prevale sulla nostalgia anche in quelli che, come me, vanno pazzi per il retrò ma quando costruito non sulle macerie ovvero come fanno RaiStoria o History Channel. Smettiamola con questo Da Da da ! Lo so è a basso costo, c’è chi vive anche di rendita con i diritti Siae, come l’autore della canzone che fa filo rosso e da titolo, e si sfrutta il materiale di repertorio, ma cui prodest? A chi serve? Piuttosto che far vedere una scenetta di cui devi spiegare ai figli e nipoti chi è, di cosa sta parlando, e, soprattutto, perché stai ridendo, sarebbe meglio replicare interi show, contestualizzarli con il periodo storico, non fermarsi prevalentemente alla tv in bianco e nero ma arrivare ai giorni nostri, parlare di Nilla Pizzi ma anche di Emma, evitare di ripiegarsi sempre in quell’angoscia del meglio una volta, anche se era peggio, che sovente ci fa dimenticare guasti e disastri  ma solo rimpiangere la fu gioventù.

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AVREI VOLUTO PARLARE…

Non so più di cosa parlare! La realtà supera la fantasia, l’immaginazione. Sono qui, da sabato che mi dibatto su cosa catturare ed esternare, attraverso quella che un tempo fu la penna, poi la macchina da scrivere ( o per scrivere?) e oggi è il pc.

Avrei voluto parlare del matrimonio da operetta, quello di Alberto Grimaldi, come avrebbe detto Fantozzi una “boiata pazzesca”.

Una copertura televisiva degna di un matrimonio importante, per monarchie che seppur solo rappresentative giocano un ruolo politico, ma che non doveva aver luogo  per il Principato di Monaco, vi prego!

Ma soprattutto mi attanaglia il dubbio su quale arma rappresentasse la divisa cucita addosso ad Alberto durante la cerimonia, Capo dei Vigili Urbani?

Sicuramente anche il Principato avrà il suo esercito, che schiera a difesa della privacy di tutti gli invitati presenti alla cerimonia, quello si un esercito di non so che, ma ritengo molto simili alla platea di invitati che ha seguito il matrimonio concomitante di Kate Moss…potevano celebrarlo insieme, allora si che facevano notizia.

Per la cronaca, stavolta, l’evento è stato seguito anche da una rete Mediaset, contrariamente a quanto ha fatto alle recenti elezioni, quando 300 giornalisti del gruppo erano costretti a guardare le reti concorrenti per avere un’idea di cosa stesse accadendo. Ma questa è un’altra storia e mentre Alberto si sposava, da noi, qualcuno, faceva una manovra, non quella finanziaria, ma dentro la finanziaria, per tutelare logicamente gli interessi imprenditoriali. Poi qualcuno ha detto che erano anche i suoi  ma questa è un’altra storia.

Come è un’altra storia anche quella sulle quote latte , non ho capito bene come non verranno pagate ma in questa storia di evasioni ben localizzate sembra ci siano ben due miliardi utilizzabili. Ma forse é solo la disinformazione comunista contro il popolo contadino leghista. Sarà proprio così! E sarà disinformazione di destra quella che ieri ha condannato la mancata abolizione delle province. Anche il Pd , infatti, con la sua astensione, ha evitato che questa cancellazione (qualche dirigente di sinistra ha detto solo terminologica) avesse luogo, dimenticando che questo paese ha bisogno di gesti, che, anche se  a breve, non produrranno nulla dal punto di vista economico infondono più fiducia nel popolino: dai costi della politica all’eliminazione delle province, appunto.

Ma, come sempr, questo non accade, si continua a sbagliare e in edicola, al bar,  si sente sempre più sfiducia verso la classe politica, “son tutti uguali, son tutti ladri.”

Avrei voluto parlare di questo ed altro ma non so, ho l’impressione che non interessi a nessuno, ma parliamone lo stesso, almeno fino a quando si potrà, fino a quando anche su internet, qualcuno, deciderà che di questo non si parla, questo non si pubblica….sarà il caso che mi porto avanti, stasera guardo su ebay, magari trovo un ciclostile!

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PER UNA VOLTA

Ma cosa vuol dire niente stipendio ai ministri? Tra poco inviteranno i bambini ad usare il secchiello per svuotare il mare, ma non è attraverso atteggiamenti populistici che si risolve l’endemica crisi che abbiamo.

Attenzione il verbo usato non è casuale, “abbiamo” non “stiamo attraversando”. Una crisi enorme che l’esecutivo intende affrontare con un curioso scaglionamento dei miliardi da trovare, 3 quest’anno, 5 l’anno prossimo, e 20 per il 2013 e 2014.

La sinistra pensa già alla patata bollente che gli toccherà gestire in caso di vittoria elettorale, un po’ come la Grecia dove quanto deciso dal precedente governo di centrodestra, con la complicità della stessa Europa, ha condotto a quello a cui stiamo assistendo.

Papandreu e il suo governo di sinistra, eletto con il sostegno dei sindacati, costretto ad una politica di rigore per evitare il default.

Deve essere quello che stanno pensando Bersani, Vendola, Di Pietro, a come gestire davvero una crisi economica da “sprofondo”.

D’altro canto, l’attuale governo, prova a rinviare il “grosso” della manovra per iniziare uno spot elettorale lunghissimo, specie se finirà nel 2013.

Ma non servirà a nulla, se è vero che i più penalizzati, anche da questa minimanovra, saranno la scuola e la sanità, i risultati e i giudizi degli italiani arriveranno molto prima delle elezioni.

Nonostante tutto ciò l’Italia s’interroga sul passaggio di Simona Ventura a Sky e su Vasco Rossi che non dovrebbe andare in pensione, per non parlare di Clooney e Canalis, per una volta vorrei che i temi da spiaggia fossero  sia a destra che a sinistra la richiesta di un governo di “salvezza” nazionale, con esponenti e tecnici di destra e sinistra, che dia credibilità al nostro paese di fronte all’Europa e ai vari istituti che ne giudicano l’affidabilità.

Per una volta vorrei che il nostro premier si ricordasse il ruolo del suo recente  passato, di capitano d’industria, di amministratore delegato, e agisse di conseguenza per salvare l’azienda Italia, per una volta vorrei evitare di sentirmi come Cassandra. Chiedo troppo??

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