La tristezza creativa di casa Rai (exmamma) si evidenzia ogni sera, dopo il telegiornale, su RaiUno, la fu rete ammiraglia. Il programma è la striscia quotidiana (definiscono così un contenitore insulso per dargli importanza) “Da Da Da”.
Ciascuno di noi lo avrà visto almeno una volta, trattasi, come direbbe un verbale dei carabinieri, di immagini di repertorio in luoghi e tempi diversi di carattere spettacolare ed unite da temi comuni.
Abbiamo così il montaggio su temi come “la famiglia”, ”Gianni Morandi”, “il balletto”, eccetera eccetera. Il programma vorrebbe essere uno zapping su cosa, come e chi eravamo e come ci divertivamo, risulta invece un guazzabuglio di vecchie immagini angoscianti per chi se le ricorda e incomprensibili per la popolazione dai 25-30 in giù.
Ogni “sketch” come si chiamavano una volta le scenette comiche, ogni balletto, è accompagnato da una didascalia tipo “trattasi-parla ancora l’appuntato- di Raffaella Pelloni (non parente del Pelloni bandito Passator Cortese) in arte Raffaella Carrà, qui stante in un esibizione danzante addì Roma, 6 gennaio 1970”.
Forse ho scelto l’artista meno calzante, o forse no perché qualcuno dei più giovani si domanderà se è la stessa che fa la pubblicità della Tim, adesso, con Marcorè, i giudizi artistici lasceranno lo spazio a quelli estetici e qualcuno si domanderà se il celebre caschetto biondo di origine vergottiniana non debba lasciare spazio a nuove acconciature.
Amo la Carrà ma non credo che le si faccia un buon servizio con questi viaggi quotidiani nella memoria, a lei e ad altri artisti, pochi in effetti, perché la maggior parte sono morti. Quando un cinquantenne guarda il famigerato DaDaDa calcola, sulla base della dida, che quando c’era quella scenetta aveva 3 anni, oppure sette, o 14…e l’angoscia prevale sulla nostalgia anche in quelli che, come me, vanno pazzi per il retrò ma quando costruito non sulle macerie ovvero come fanno RaiStoria o History Channel. Smettiamola con questo Da Da da ! Lo so è a basso costo, c’è chi vive anche di rendita con i diritti Siae, come l’autore della canzone che fa filo rosso e da titolo, e si sfrutta il materiale di repertorio, ma cui prodest? A chi serve? Piuttosto che far vedere una scenetta di cui devi spiegare ai figli e nipoti chi è, di cosa sta parlando, e, soprattutto, perché stai ridendo, sarebbe meglio replicare interi show, contestualizzarli con il periodo storico, non fermarsi prevalentemente alla tv in bianco e nero ma arrivare ai giorni nostri, parlare di Nilla Pizzi ma anche di Emma, evitare di ripiegarsi sempre in quell’angoscia del meglio una volta, anche se era peggio, che sovente ci fa dimenticare guasti e disastri ma solo rimpiangere la fu gioventù.

