“C’era una volta la Telescuola”

Anche il maestro Manzi è diventato un santino. Dopo carabinieri, santi, poeti e navigatori, molti dei quali interpretati da Beppe Fiorello, non ultimo Domenico Modugno, ecco iniziare una nuova categoria, i protagonisti televisivi che diventano icone.
Attendiamo, tra qualche decina d’anni, serie su Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Corrado, e poi, quando prevarrà anche il periodo di permanenza in video sarà il turno di Licia Colò, con merendine sul Kilimangiaro.
Ricordo il programma del celebre maestro, con “Non è mai troppo tardi” molte persone anziane impararono a scrivere, non molti conoscono invece Telescuola, da me vissuta indirettamente, e che fu un vero tentativo di televisione pedagogica .
Si trattava di un programma televisivo sperimentale della Rai, realizzato con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione, e aveva come scopo quello di consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie.
Corsi su diverse materie, quindi, tenuti in televisione da un docente e supportati e amplificati presso i tanti gruppi di ascolto, presenti sul territorio nazionale, da insegnanti locali, che avevano l’incarico di spiegare ulteriormente e correggere i compiti. Gli studenti di allora, parliamo del 25 novembre 1958, inizio delle trasmissioni, potevano infatti contare anche su materiale didattico targato Rai Telescuola.
Mio padre era uno di questi insegnanti, il parroco di un paesino toscano gli aveva messo a disposizione l’oratorio e in questa location, come si direbbe oggi, i ragazzi e lui , attraverso la visione delle lezioni in tv furono coinvolti in questa avventura. Naturalmente, per il suo lavoro, venne regolarmente pagato dalla Rai, che gli fece dono anche di una cartella porta documenti e, a Natale, di un panettone di cinque chili, il cui involucro fu usato per anni da mia nonna, nel sottoscala, come contenitore di tappi e chiodi.
Questo progetto, fatto di tanti insegnanti, sul territorio nazionale, è meno conosciuto nella memoria nazionale di Manzi ma ha dato un contributo notevole a far sì che molti giovani uscissero dall’ignoranza e prendessero il loro “pezzo di carta”, quando ancora aveva un suo significato, fosse una licenza elementare o un laurea con lode,e non associato, come oggi, solo a dieci piani di morbidezza.

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