Il Conte di Carmagnola

Siamo solo al 2 gennaio e la campagna per le politiche presenta un nebbione da chiusura del traffico aereo. Non ho capito l’ultima uscita di Berlusconi (in realtà faccio fatica a decifrare molte cose dell’uomo di Arcore!) ma quella dichiarazione che in politica deve scendere (o salire, a seconda dei protagonisti!) solo chi è ricco di suo, per evitare che si arricchisca con la politica, fa il pari con le dichiarazioni Montiane sul mondo del lavoro, tese sempre più ad un precariato diffuso. Sulla base di questi pensieri diffusi emerge che il mondo sarà sempre e solo delle caste, intese come nuclei di potere di personaggi ricchi e benestanti.
Dall’alto della loro apparente indifferenza ai beni del mondo elargiranno pareri e consigli, amministreranno la res pubblica ed ogni tanto si avvicineranno al popolino con una carezza ed un bacino.
Tra un po’ sarà istituzionalizzata la distribuzione gratuita di un panettone e di una colomba , a seconda del periodo da festeggiare, per il lavoro si procederà tramite sorteggi all’interno delle stesse famiglie, i più vecchi dovranno licenziarsi per lasciare spazio ai giovani, mentre per loro sarà riaperta una sorta di rupe Tarpea gestita secondo precisi criteri attuariali.
Forse esagero un po’ , non lo nego, ma in un momento come questo il porto delle nebbie e’ sempre più fitto e anche chi aveva il merito di aver navigato il Titanic evitando l’iceberg ora si trova di fronte lo scoglio Casini rischiando di entrare in un collo di Buttiglione senza uscita.
Nessuno, tranne la “solita ” (aggettivo che si usa quando si vuole sminuire) sinistra , parla di problemi sociali, di famiglia, di coppie di fatto, nessuno osa mettere sul piatto vere scosse per ripartire, come una patrimoniale che anche i tanto imitati States hanno legiferato.
Si parla come al solito insultandosi, fermi al dettato non costituzionale ma del Conte di Carmagnola ovvero “s’ode a destra uno squillo di tromba a sinistra risponde uno squillo” e di trombetta in trombetta la data lentamente si avvicina…Alla prossima!

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E un “vaffanculo” aprì il 2013 ! Auguri!

Il Big Ben che esplode a suon di fuochi di artificio speriamo non sia un cattivo presagio ma un buon auspicio per quello che ci attende nel 2013.
In fondo sarà proprio la capitale londinese una delle protagoniste dello scenario europeo che ci attende, e, quindi, è naturale sperare che tutto, a partire dai vecchi simboli, resti immutato e progredisca insieme a noi.
Una visione utopica forse per quello che ci aspetta in casa nostra, nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, quello che mi ha colpito ieri sera non è stato l’elemento partecipativo al discorso di Napolitano, mai misurato come si dovrebbe, ad esempio come si fa con il discorso sullo stato dell’unione nei tanto citati states, ma il coro partecipativo di “vaffanculo” nel supportare l’esecuzione di Marco Masini della sua canzone omonima, in diretta , da Courmayeur, su rai 1 , nella consueta ” messa” per l’ultimo dell’anno.
“Funzione” celebrata quest’anno non all’aperto, mettendo così al riparo da casi di ipotermia e congelamento degli arti, ma con il consueto gruppo di survivors della canzone , un po’ compagnia di giro ormai di Carlo Conti, che ha rinfoltito il gruppo visto che i suoi toscanacci amici di merende, da Pieraccioni a Panariello, veleggiano ormai a cifre da star.
Quindi, tra canzoni di Battisti e cover degli amici di Maria ( parlo della De Filippi non di un gruppo cattolico musicale!) è arrivato il prode Masini che sollecitato da un afono Carlo Conti a dare un’interpretazione autentica dello stato d’animo dei presenti (reali e virtuali?) ha eseguito la sua “vaffanculo”.
E così, con un vaffanculo, tra trenini e spumante (a proposito perché non c’erano i Los Locos??) dicevo con un sonoro, è il caso di dirlo, vaffanculo, si è aperta la nostra campagna elettorale, speriamo solo di dirlo e non di riceverlo, visto il clima se ne rischiano tanti, e questo è il mio auspicio per il 2013.
Alla prossima!

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ll Parroco

E’ bello avere persone come il parroco della bellissima Lerici, che merita di essere conosciuta per altro.
Dicevo che è bello perché ti fa sentire meglio, ti fa sentire più intelligente, più vicino alla gente, e capisci l’importanza di momenti come il silenzio. Perché non tacere, quale dibattito, questo prete, voleva sollevare?
Purtroppo ha solo esplicitato un pensiero comune, gli stessi benpensanti,uomini, e , purtroppo, tante donne, che difesero e difendono i costumi sessuali dei potenti, sono pronti a dichiarare, se vedono una ragazza, una donna, passare con indosso una minigonna “e poi si lamentano se le violentano!”.
Il parroco l’ha fatta fuori dal vaso, ma come lui in tanti irrorano i marciapiedi del nostro bel paese, dove i papà deprecano le scollature e poi vanno a trans, dove la violenza sessuale irrompe e dilaga all’interno delle famigliuole per poi, dopo una bella “confessione”, essere taciuta, dove il Papa condanna , nella preghiera di Natale, i matrimoni gay, confidando nel silenzio, questa volta, dei maggiori organi di stampa, se volete potete leggerlo sul Daily News…maledetti anglicani!
Quello che ha detto questo parroco è talmente da personcina da non meritare neanche di essere considerato, che il silenzio e l’oblio lo avvolgano fino a farlo scomparire.

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12 12 12

Ovviamente oggi si deve pensare al 12.12.12 , poco importa se nel 1969, il 12/12 ci fu una strage a Milano, la prima del dopoguerra, la strage di Piazza Fontana, poco importa se a distanza di tanti anni non si conoscono i mandanti, i colpevoli. Poco importa che lo spread veleggi a quote a.M. (Ante Monti) i più si chiederanno chi sia in realtà Francesca Pascale , la fidanzata o la badante di Berlusconi. Poco importa se un software manda in tilt il sistema ferroviario di Milano e dintorni, oggi e il 12/12/12 e tra 9 giorni e’ la fine del mondo. Nonostante questo il PD riuscirà ad incamerare qualche euro in più parafrasando il “per qualche dollaro in più ” di Leonesca memoria con le primarie lombarde del 15 . Oggi tutti parleranno di questa data, daranno la colpa a questa data e per non farmi mancare nulla, grazie a Wikipedia, ho riscoperto questo numero, tanto domani e’ un altro giorno.

Dicevamo…il 12 e’
(numero)
12
Cardinale Dodici
Ordinale Dodicesimo, -a
Fattorizzazione 12 = 22 × 3
Numero romano XII
Numero binario 1100
Numero esadecimale C
Valori di funzioni aritmetiche
φ(12) = 4 τ(12) = 6 σ(12) = 28
π(12) = 5 μ(12) = 0 M(12) = -2
Dodici (cf. latino duodecim, greco δώδεκα) è il numero naturale che segue l’11 e precede il 13.

Proprietà matematiche
È un numero composto, coi seguenti divisori: 1, 2, 3, 4 (= 22) e 6 (= 3 · 2). Poiché la somma dei divisori è 16 > 12, è un numero abbondante.
Di conseguenza, un numero è divisibile per 12 se e solo se è divisibile sia per tre che per quattro (= 22).
È un numero altamente composto.
È un numero scarsamente totiente.
È un numero n con più soluzioni all’equazione φ(x) = n che qualsiasi numero più basso. Ciò lo rende un numero altamente totiente.
È un numero pentagonale.
È un numero idoneo.
È un numero sublime.
È un numero di Harshad.
In base 10, è divisibile per il prodotto delle sue cifre.
È un numero rifattorizzabile, essendo divisibile per il numero dei suoi divisori.
È il più piccolo numero semi-perfetto, cioè uguale alla somma di alcuni suoi divisori.
Per la sua qualità matematica di essere divisibile sia per 2 che per tre o per quattro, spesso il 12 viene impiegato in sistemi di misura di ogni tipo per esprimere unità superiori (ad esempio nell’antica Roma la libbra da 12 once, o il piede anglosassone da 12 pollici).

Un dodecaedro
Il 12 in geometria
Il poligono con dodici lati è detto dodecagono.
Il solido con dodici facce è detto dodecaedro.
12 è il numero di spigoli di un cubo.

Chimica
È il numero atomico del magnesio (Mg).

Astronomia
12 Victoria è il nome di un asteroide battezzato così in onore di Vittoria dea romana della vittoria.

Simbologia
«Il dodici segna l’ingresso nella pubertà e dunque induce l’idea di una trasformazione radicale […che] si fonda su un passaggio molto difficile e faticoso che è il solo che davvero porta a crescere. È per questo che il dodici traduce implicitamente gli ostacoli, i passaggi difficili, gli enigmi da risolvere. Nella maggior parte delle società, i riti iniziatici, destinati a far accedere allo stato di adulto, si praticano nel dodicesimo anno di età.»[1]
È il numero che ricorre per eccellenza a indicare la gestione e il governo d’una variante delle tre metafisiche speciali di Christian Wolff (1679 – 1754):
il corpo (anatomia);
il mondo sia fisico (calendario, zodiaco, musica) che comunitario (diritto giuridico);
l’ambito spirituale (mitologia, religione).

Anatomia umana
12 è il numero di paia dei nervi cranici.
12 è il numero delle vertebre toraciche.
12 è il numero di paia delle costole.

Calendario
12 sono i mesi (le lunazioni complete) in un anno solare.
12 sono i segni dello zodiaco con cui si divide in altro modo l’anno.
Un giorno viene diviso in 12 ore antimeridiane e 12 pomeridiane, così come la circonferenza del quadrante dell’orologio.
Astrologia [modifica]
Dodici è il numero dei segni dello zodiaco “occidentale”, cinese, indiano…
Dodici anni circa è il tempo che impiega Giove per compiere il giro dello zodiaco. Per questo il dodicesimo anno di vita corrisponde al primo ritorno di Giove nella posizione natale.

Musica
Nel sistema musicale occidentale per convenzione 12 semitoni formano un’ottava.

Diritto
Nel diritto romano, una tra le prime codificazioni scritte è rappresentata dalle leggi delle XII tavole.
“I dodici” era il nome, in questa forma assoluta o con ulteriori specificazioni, di antiche magistrature locali italiane, composte appunto di dodici persone. Ad esempio “i dodici del popolo” di Pisa nei secoli 13º-14º, “i dodici” di Siena nel secolo 14º, “i dodici procuratori” di Firenze durati dal 1480 al 1494, “il collegio dei dodici” di Venezia durato dal 1548 al 1780.[2]
Nel maggio 1793 il Girondino Bertrand Barère fece istituire la “Commissione dei dodici”, incaricata di indagare sugli arresti effettuati dalla Municipalità parigina per opporsi al crescente potere della Comune di Parigi.
Nel processo penale anglosassone, la giuria si compone tipicamente di 12 giurati (ma in Scozia sono 15).

Mitologia
Nella mitologia greca gli dèi principali del monte Olimpo sono dodici.
Secondo diversi autori, nella mitologia greca il numero dei Titani e delle Titanidi era di dodici.
Nella mitologia greca Eracle, poi Ercole nella mitologia romana, affronta e supera dodici fatiche.
In alcuni racconti, i cavalieri della Tavola rotonda alla corte di re Artù sono dodici.

Religione
Bibbia
Nelle religioni bibliche, dodici è il numero dei figli di Giacobbe/Israele.
Da tali patriarchi discendono le dodici tribù di Israele.
Dodici è il numero dei profeti minori biblici.
Il ritrovamento di Gesù al Tempio in mezzo ai sapienti avviene quando ha dodici anni (Luca 2, 41-47).
Gesù chiamò a sé dodici apostoli (Marco 3, 13).
Nell’Apocalisse di Giovanni, al versetto 12, 1 appare «un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle». Arsène Heitz, cui è solitamente attribuita la bozza che è stata accolta come bandiera europea, ha successivamente fornito una spiegazione in chiave biblica del suo disegno, facendo riferimento a questa descrizione.[3]
Sempre nell’Apocalisse di Giovanni, al versetto 4, 4 i vegliardi che attorniano il trono di Dio sono 24 (12×2).
Ancora nell’Apocalisse di Giovanni, ai versetti 7, 4; 14, 1.3 è presente il numero 144000, cioè 12x12x1000, come quello dei «redenti della terra».
La Gerusalemme celeste ha dodici porte (Apocalisse 21, 12.21).
«In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni» (Apocalisse 22, 2).
Via Crucis
Secondo la Via Crucis tradizionale, la dodicesima stazione corrisponde alla morte di Gesù.
Apocrifi
In racconti apocrifi[senza fonte], Lucifero viene indicato come un angelo con 12 ali.
Religione nuragica
Nella religione nuragica della Sardegna della fine dell’età del bronzo, religione molto vicina a quella cananea delle origini, il 12 era un numero assai frequente per esprimere il disco o la luce solare di YHWH. Lo attestano ormai numerosi documenti sardi rinvenuti a far data dal 1995, anno in cui furono rinvenute le ormai famose tavolette bronzee di Tzricotu di Cabras. Il numero era spesso affiancato dal numero ‘tre’, ovvero dal segno commentatore (hē) e dal sette con il significato di ‘Santo’. Ragion per cui scrivere numericamente ‘sette, dodici, tre’ voleva significare ‘Santo Sole Lui’. L’espressione è rimasta ancora nel sardo odierno (in area linguistica campidanese): Su (issu) Santu Doxi! Si usa come moto di stizza ed equivale in italiano ad un’imprecazione verso il Signore. Nell’area in variante logudorese si usa invece l’espressione, ugualmente su base numerica sette, ‘Zesù Sette’! Ovvero Gesù Santo. Appare evidente che il ‘Gesù’ è stato introdotto al posto del ‘Dodici’ in periodo di cristianizzazione della Sardegna e che l’espressione del campidanese (variante del Sud dell’isola) è quella originaria.
Religione norrena
Nella religione norrena, 12 erano i sacerdoti (díar o drótnar) che presiedevano il centro di culto Ásgarðr.

Bandiere
La bandiera dell’Europa raffigura dodici stelle dorate disposte in cerchio su campo blu. Il loro numero è assunto a simbolo di completezza: «come i dodici segni dello zodiaco rappresentano l’intero universo, le dodici stelle d’oro rappresentano tutti i popoli d’Europa».[4] Il numero 12 è stato scelto, inoltre, perché tradizionalmente associato anche alla perfezione ed all’unità.[5]

Cinema
“12” è il titolo del film russo diretto da Nikita Mikhalkov che ha avuto una nomination per il Leone d’Oro al Festival di Venezia del 2007.

Smorfia
Nella Smorfia il numero 12 è il soldato.

Telefonia
12 era il numero del call center della vecchia Sip, azienda nazionale telefonica italiana. Componendo il 12 si potevano richiedere, al prezzo di cinque scatti telefonici, informazioni sui numeri di telefono degli abbonati Sip.

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Primarie PD: votare o non votare?

Solo una L, la lettera dell’alfabeto che sta prima della M,divide , distingue, da ieri sera il PD dal PDL.
Se saranno infatti approvate le nuove norme sulle primarie assisteremo ad un colpo di mano degno della combriccola che cerca, da anni, di salvare Berlusconi.
Evitiamo di dare giustificazioni, non entro nel merito delle regole,giuste o sbagliate che siano, mi limito solo a dire che una volta che la partita e’ iniziata non si può affermare: “il pallone l’ho portato io, o fate così o non si gioca” .
Come al solito tutto avviene in un quadro economico sempre più apocalittico e quindi tutto quanto sfugge ai più, quei più che magari sarebbero pure andati a votare alle primarie ma che, dovendo firmare un elenco con cui dichiarano fedeltà al centrosinistra (quale poi!?) e tornare a votare per un probabile turno di ballottaggio, dedicheranno il proprio tempo ad altro.
Sono di sinistra da sempre, ma lo sono stato sempre in modo critico così come esprimo criticamente la mia fede calcistica per la Juventus, evitando dichiarazioni proMoggi.
Ecco perché sono sempre più convinto dell’incapacità’ di questi dirigenti non di vincere ma di voler vincere, disaffezionando, per primi, i loro elettori. Lo diceva qualche anno fa Nanni Moretti, lo proclamavano i girotondi, poi loro sono sopravvissuti e quindi si sono rafforzati ritenendosi invincibili, convinti di poter far fuori anche quel monello di Renzi; dimenticando il ruolo di un partito , quello di costruire una fede politica, abbracciando ed esaltandosi per piazze piene di gente , dimenticando il Togliattiano detto “piazze piene, urne vuote” , dimenticando di creare una scuola politica per i futuri leder di domani ma arroccandosi nei loro scranni e invecchiandovi.
Se le primarie saranno modificate non andrò a votare , questi rimaneggiamenti dell’ultim’ora li facciano gli “altri” oppure daranno solo ragione a quelli che dicono da sempre “sono tutti uguali!”

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“Er Batman”

Rieccomi! Problemi di salute di familiari ed amici mi hanno fatto trascorrere più tempo in ospedale che dietro una tastiera , ho accumulato anche tanti argomenti che desidero al più presto sottoporre all’esame del popolo del web, nel frattempo iniziamo con un argomento leggero, anzi mica tanto.
Parlo di Franco Fiorito, da oggi a Regina Coeli dove spero possa ammirare, su Sky, Fox Retro, gli episodi del suo alter ego , Batman, riproposto dal primo episodio nella mitica serie con Adam West, del 1966.
Resto del parere che Fiorito assomigli più a Pietro Gambadilegno, anche perché vorrei conoscere chi è il Robin del romano pipistrello. Ma per il momento restano domande senza risposta e soprattutto se Fiorito e’ “Er Batman” chi sono Penguin, Joker, Two Face??
Aiutoooo! Qui mi sa che ci vuole Superman!

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Un anno!

Auguri Elisa e Francesca! Oggi fate un anno! Sono passati 365 giorni dal vostro arrivo e lo spread e’ rimasto allo stesso livello, il debito pubblico gia’ pesa sulle vostre piccole spalle e forse farete in tempo a vedere Beppe Grillo presidente del consiglio . Da zio vi auguro di meglio ma intanto tanti, tanti, tanti, auguri

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Omaggio a Notturno Italiano

Avevo dodici, tredici anni, il rito serale , specie all’arrivo della primavera, era sempre lo stesso, una radiolina a transistor, posizionata sotto il cuscino. Supersonic, musica a mach 2 apriva la serata, seguita da Popof, musica più intima, ed infine, dopo l’ultimo giornale radio e gli avvisi ai naviganti (quante burrasche!) ecco giungere Notturno Italiano. A cura della redazione esteri alternava programmi musicali a giornali radio , quest’ultimi diffusi in diverse lingue. Notturno italiano, dall’inizio dell’anno non esiste più , tagliato, insieme a chi lo curava. Resta nei ricordi di chi lo ha ascoltato, la memoria, nostalgica, lo trasferisce dall’etere, alla celebrazione del ricordo sul web.

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Italiani ! Fessi o furbi?

Il famigerato spread ha nuovamente toccato quota 490 e passa. E’ la naturale conclusione di un governo di tecnocrati che si e’ piegato agli interessi di ogni sorta di clan (le chiamano lobby) che pur di salvaguardare la propria fetta di potere, i propri guadagni, e’ disposto ad uccidere questo Paese.
Affido il mio pensiero sui miei connazionali a quanto gia’ scriveva , nel 1921 , Giuseppe Prezzolini nel suo “Codice della Vita Italiana”. Buona lettura.

Da “Codice della vita italiana” di Giuseppe Prezzolini Capitolo I Dei
furbi e dei fessi

1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.

2. Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.

3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.

4. Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.

5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.

6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.

7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.

8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.

9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.

10. L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.

11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.

12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.

13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.

14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l’altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.

15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.

16. L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli

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SESSANTA PAROLE PER TRE SUICIDI

Ieri si sono uccisi tre uomini. Uno era un ex-manager, Giuliano, 42 anni, si è ucciso a Sesto Fiorentino gettandosi sotto un treno merci, del secondo conosco solo le iniziali, V.T. aveva solo 28 anni, era di Ragusa, la sua azienda agricola andava male e si è impiccato. Il terzo un ristoratore di Padova, si è impiccato per debiti.

60 parole per 332 caratteri (spazi inclusi) per tre vite che non ci sono più, sopraffatte da tutto ciò che sta accadendo.

Andiamo invece a osservare quanto spazio hanno dedicato ieri e offrono oggi alla onorevole Santanchè e alla sua nuova esternazione, al “confronto” Iotti-Minetti.

Passaggi giornalistici perlopiù critici ma sinceramente inutili. E’ necessario che il giornalismo riveda anche se stesso, lasci al gossip quello che è del gossip, ed eviti di amplificare le minchiate.

Soprattutto, questa responsabilità è di quelle trasmissioni radiofoniche, di cui molte con telecamera in dotazione, che cercano il politico disposto a parlare o meglio a straparlare. Non faccio esempi, non offro visibilità, ma suggerisco ai conduttori, spesso giornalisti, pur con il sorriso sulle labbra, di farsi portavoce immediati del pensiero degli italiani replicando all’ennesima idiozia, in caso contrario resteranno solo dei “porta-voce” e null’altro.

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