Canone Rai : specchio dell’Italia

Le polemiche sul pagamento del canone sono lo specchio di cosa sono in realtà gli italiani. Un popolo già definito e diviso in furbi e fessi, lo diceva già  Prezzolini negli anni ’20.Sembra scritto ieri.

Per la cronaca , il canone è una tassa , quella sul possesso dell’apparecchio radiotelevisivo, che detto così , in un’epoca di tablet e you tube e già di per se anacronistico. Forse dovrebbe diventare proprio un canone, la tecnologia digitale lo permette, quindi ciascun abbonato potrebbe scegliere se sottoscrivere tutta l’offerta Rai oppure parte di essa, con cifre variabili e con il distacco del segnale in caso di mancato pagamento.  Ed ecco a voi Prezzolini:

I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla maatura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.
I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.
Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.

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La nostalgia spesso uccide il sapore del progresso

Il senso di nostalgia è tremendo. Spesso pensi di essere moderno, proiettato nel futuro, quando basta un documentario sugli anni ’60, ’70, ’80, ’90, per farti rimpiangere anche epoche che non hai vissuto direttamente, ma la cui bellezza ti è stata trasmessa da nonni e genitori.
In realtà nulla di tutto ciò è vero, la nostalgia può essere deviante, ci focalizza su piccoli aspetti della vita quotidiana di un tempo e ci fa dimenticare i grandi drammi e problemi che ogni epoca ha portato con se. Io ad esempio ho scaricato un’applicazione che riproduce sull’ipad il “clima” della macchina da scrivere. Illustrazione a parte, sono i suoni, il movimento del carrello, il campanello, che stimolano il ricordo di quando ho iniziato a “strimpellare” su una vecchia e pesante Olivetti . Ma l’effetto finisce lì, il “giocattolo” perché di questo si tratta, non riproduce i “drammi” di chi doveva scrivere 40 cartelle (una cartella era composta da 30 righe per 60 battute ciascuna, ovvero 1800 battute, spazi compresi). Parlo del cambio del nastro, della correzione dei numerosi errori, da fare con bianchetto o con strisce dotate di bianchetto, da sovrapporre all’errore e su cui “ribattere”.
Ovviamente il testo battuto doveva poi essere ribattuto dal tipografo, e stiamo parlando della fine anni ’80, non degli anni ’40.
Trovo spesso dei miei contemporanei che rimpiangono quel periodo eroico, io purtroppo no, ho venduto l’anima al diavolo che progressivamente mi ha permesso di scrivere ovunque, correggere e pubblicare, tutto in tempo reale.
No, non rimpiango, solo una piccola nostalgia ma superata dal fatto di pessere un testimone attivo e divertito di questi grandi cambiamenti, curioso di sapere cosa ci sarà dietro l’angolo.

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Saremo tutti più “felici”

Quello che sta accadendo intorno a noi non è surreale è storico.
Dopo il crollo del muro di Berlino, stiamo assistendo in diretta al crollo delle ideologie.
Destra e sinistra resteranno prerogativa degli arti superiori e inferiori, forse delle indicazioni stradali.
Neanche il centro sarà più di moda, venendo a mancare le suddette.
Insomma cammineremo tutti in un’unica direzione, un po’ ondeggiando, con un solo,unico, pensiero e, forse, senza neanche quello, un po’come degli zombie, ma felici.

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Dormire non fa male , fallo anche tu .

A volte sono troppo stanco anche per sognare.La creatività, anche di chi scrive solo 140 caratteri su un tweet, necessita di un buon sonno.
Certo, basterebbe bere un altro caffè, ma sarebbe solo rimandare il problema e spegnere progressivamente quel poco di lucidità mentale rimasta.
Forse dormire farebbe bene a tutti, il sonno, il riposo, è oggi ampiamente sottovalutato, come se fosse un enorme perdita di tempo.
“A me bastano quattro ore per notte” oppure “Se dormo troppo poi sono assonnata tutto il giorno” queste ed altre “boiate pazzesche” sono solo il frutto della nostra cattiva coscienza che ci ha convinto,o altri per lei, che bisogna studiare,lavorare, faticare , tanto a dormire c’è sempre tempo…o era morire?

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Chiuso per ferie

Esterno giorno, ore 7.00 del mattino di quello che una volta si sarebbe detto un ricco paese brianzolo. Percorro a piedi la strada principale, circa 800 metri, tutto chiuso per ferie. Mi aspetto di vedere il cartello, a volte creativo, a volte banale, a volte stampato, a volte scritto frettolosamente, anche sulle porte delle abitazioni.
Le strade sono deserte, sono spariti anche gli animali, nessun cane, nessun gatto.
Un’atmosfera che meriterebbe il commento sonoro di Ennio Morricone, come i western di Sergio Leone, le poche auto diventano infatti padrone delle strade, e i pochi pedoni rischiano di diventare pochissimi, sterminati come gli indiani .
Cambiano i tempi, siamo nell’era degli smartphone, dei tablet, dei phablet, ma Agosto resta per gli italiani, come nei mitici anni’60, un immenso “chiuso per ferie”. Se questo è ripartire ?

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Ciao @Winditalia , hai appena perso un cliente

Avatar di ilmondodigalateaIl nuovo mondo di Galatea

Siccome da giorni smadonno su Twitter con la Wind, (per inciso: quando vi rispondono con un tweet ilare che il vostro caso è in gestione, non fidatevi, dovete comunque smadonnare al 155 per non si sa quante volte) alla fine mandano a casa il tecnico, che ripristina il telefono. E anche, apparentemente, l’adsl, andando in centrale a rimettere a posto i doppini. Apparentemente, perché dura mezz’ora e dopo si blocca tutto. Per fortuna che ho sul cellulare il numero diretto del tecnico, quindi lo chiamo. Lui, gentilissimo, viene a casa, dicendomi che forse è il mio modem che non funziona. Così lo prova, ma il modem è a posto; poi inserisce nella presa del telefono il suo strumento misuratore e si rende conto che no, è proprio la linea ADSL della Wind che non va. Solo che lui non può fare l’intervento, anche se è lì, perché non ha l’autorizzazione…

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Germania Brasile 7 a 1: la sconfitta del secolo

Germania Brasile 7 a 1. La mia generazione, quella di Italia Germania 4 a 3, la partita del secolo , celebrata da una targa allo stadio Azteca, subì poi il 4 a 1 dal Brasile di Pelé e l’addio definitivo della Coppa Rimet ( veniva assegnata definitivamente a chi avesse conquistato tre edizioni della coppa del mondo, e tutte e due le finaliste avevano gli attributi giusti).
Adesso il Brasile vorrebbe scappare, fuggire, ma no, gli tocca anche la finale per il terzo e quarto posto e nell’attesa non sa in chi sperare d’incontrare, i fratelli di Maradona o i tulipani d’Olanda?
Per la mia generazione è la fine di un mito del calcio, per la mia generazione è la conferma che la programmazione vince anche nello sport, come la Germania che negli ultimi dieci anni ha investito nei vivai, nelle nuove generazioni, punendo con il carcere i presidenti delle squadre dediti più ad attività speculative che a missioni sportive, anche se sempre altamente redditizie.
Non è più il tempo del prendiamo la palla e andiamo a giocare, anche il calcio esige più palleggio e meno cazzeggio, più sudore e meno parole. La lezione al Brasile è una lezione per tutti noi, anche per un’Italia calcistica , per un giorno dimenticata, ma che non ha ancora ne un allenatore ne un vertice federale.
Giornata di grande “tristeza” ma, non dimentichiamolo mai, è solo un gioco , ventidue uomini adulti in mutande che inseguono una palla, serve a sentirsi meglio nel più illogico degli sport .

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Sono stanco

Sono stanco, sono stanco di vivere in un paese dove una partita di calcio viene giocata solo dopo avere avuto il beneplacito da Genny ‘a carogna’ capo ultras del Napoli, personcina ammodo con indosso la magliettina che reca la scritta “Speziale libero” condannato per avere ucciso a Catania il poliziotto Raciti, sempre prima di una stupida partita di calcio. Sono stanco che l’imbecillità si mescoli all’arroganza del potere e che oggi nessuno dei responsabili dell’ordine pubblico, dal questore al prefetto, senta almeno il dovere morale di dare le dimissioni .Che nessun uomo o donna della nostra politica, testimoni di quei fischi al nostro inno nazionale, senta il bisogno di dire qualcosa di serio, ad esempio perché non abbiano lasciato, in quel momento, per protesta lo stadio e non la solita “pappa” di dichiarazioni inutili. Tutto per una partita , meritatamente vinta dal Napoli , sul campo, ma persa, come al solito,dal nostro paese.

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Primo Maggio : festa per privilegiati?

Comunque la si pensi oggi è il primo maggio, e dovrebbe essere la festa del lavoro .
Come si vede abbiamo una certezza sulla data ma un condizionale sulla festa da celebrare.
Il condizionale è d’obbligo, diceva qualcuno, ma anche l’abito scuro è d’obbligo, specie ai pranzi di gala, e la rivoluzione, si sa, non è un pranzo di gala come diceva Mao Tse-tung.
Insomma oggi si dovrebbe festeggiare , non lavorando , il lavoro, quindi abbiamo una festa d’élite, per pochi privilegiati, che rischia di vedere i suoi membri ridursi sempre di più .
Non è infatti una festa per gli studenti, loro non lavorano ne lavoreranno mai quindi cosa hanno da festeggiare.
Non lo è per le casalinghe e i casalinghi, anche oggi staranno lì a spadellare e a sentirsi dire ” beata te che puoi gestire il tuo tempo!”.
Non lo è nemmeno per i pensionati, da sempre , la maggioranza di loro ha poco da festeggiare e nemmeno è una festa per chi è esodato o in mobilità .
Come si diceva, una ristretta cerchia, un gruppo, sempre meno compatto e sempre con meno diritti.
Poco solidale e disposto a fare la pelle al proprio collega per mantenere il lavoro, dove il mobbing viene istituzionalizzato attraverso lo stage, il perenne corso di formazione, la ritenuta d’acconto o la partita iva.
Dove i diritti non vengono nemmeno reclamati o fatti valere attraverso i sindacati, perché meglio non “disturbare ” il manovratore, sia esso il datore di lavoro o il capoufficio.
C’è poco da festeggiare, manca il tema, non c’è lo svolgimento , si è fuori tema, come si diceva una volta, quindi quattro e tornare accompagnati dai genitori.

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Due Papi per due Papi

Comunque la si pensi, che si sia credenti o non credenti, che si vada a messa perché convinti o perché bisogna fare qualcosa la domenica, che si dica di credere ma “a modo mio” oppure “io credo nella religione ma non nella chiesa”, che si adori Gesù Cristo ma poi si venerino Idoli molto più terrestri, che guardando le immagini di piazza San Pietro e via della Conciliazione straripanti e al tempo stesso silenziose si pensi solamente a quanto hanno guadagnato.
Comunque la si pensi quello che stiamo vivendo e vedendo è un momento storico, uno di quei pochi che citeremo ricordando dove eravamo e senza ricorrere a Facebook , Twitter o Google Plus ma solo alla nostra memoria, solo al nostro personale hard disk. Tutto questo comunque la si pensi.

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