COMPITI PER LE VACANZE !!

Vacanze estive ovvero compiti per le vacanze: le cronache hanno parlato di Cesare Catà, quel professore del liceo Don Bosco di Fermo che ha consigliato ai suoi studenti di impegnarsi nel guardare l’alba, tenere un diario, di evitare cose, situazioni ,persone che li rendono negativi, di essere allegri, di fare molto sport e tanto altro ancora, tra cui ballare .
Una mia amica mi ha invece detto che il suo pargolo di seconda elementare ( o adesso si dice seconda primaria??) dovrà comprare un librino per gli esercizi di matematica mentre la maestra d’italiano non ha consigliato nessun libro di esercizi “solo” la lettura di 4/5 libri e un tema, un giorno si, un giorno no.
Un adulto, che s’impegna nel gestire un blog, trova oggettivamente molta difficoltà nel reperire argomenti da trattare quotidianamente, immaginiamo un bimbo che vede finalmente nell’estate la possibilità di corse “sudate”, dormite fino a tardi e avventurosi momenti a “clash of clan” .
Suggerisco alle maestre di consigliare la realizzazione di un diario alla Twitter se non vogliono coltivare editorialisti in erba, frustrati poi dalla vita nello svolgere altre mansioni.
Il bambino, la bambina, potranno ( non dovranno ! se saltano un giorno non cade il mondo!) descrivere, in 140 caratteri, magari con un disegno decorativo, la loro giornata, l’evento che l’ha caratterizzata.
Il cervello sarà in allenamento, il supporto ludico garantito e i bambini daranno vita alla loro creatività acquisendo, a loro insaputa, anche una migliore padronanza della lingua italiana. 

 

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Famiglia, Giochi, ieri e oggi, Lavoro, Libri, Media e tecnologia, Popoli e politiche, Ricordi ed emozioni, Scuola, Senza categoria, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

EXPO OVVERO, OVVIAMENTE,NATURALMENTE, “IL GRANDE COMPLOTTO”

Ci mancava Expo! Tutti già parlavano di cibo e piatti come novelli Artusi (chi è Artusi? Cercatevelo?) Dicevo (e basta interruzioni!) che tutti dissertavano di zucchine e flambé quando arriva Expo! Ovvero la naturale conclusione di un grande complotto durato anni. 

Il tentativo, mai riuscito a nessuna dittatura, di omologarci, ma che già Pasolini vedeva attuabile con il consumismo di massa.

Programmi di cucina, prove del cuoco, chef del diavolo, bimbi cuochi, benedette parodi in tutte le salse e tacchi, antonelline clerici con prole e marito, Cracco che fa il fico e pubblicizza le patatine, gamberi rossi, a strisce e a pois. 

Tutto per rimbecillirci, trasformarci da 60 milioni di commissari tecnici a 60 milioni di cuochi dilettanti. 

Dal risotto di D’Alema alla cassoeula di Bossi anche la politica si era impadronita del cibo, ma il suo piano era miseramente fallito.Tra prime e seconde repubbliche molti di questi affabulatori sono stati mangiati, digeriti ed espulsi; si sa tira più uno spaghetto alla puttanesca che una convergenza parallela.

Provate poi ad entrare in libreria, oggi si stampano solo libri di, sulla, in, con, tra, fra cucina! Esistono di ogni tipologia, alcuni contengono anche mini forni per cucinare in treno e mangiare quando si arriva a casa .

C’è poi chi li legge per fare il fico e teorizzare di sushi e sashimi, di pasta fillo e pasta sfoglia. Chi non li legge e poi si spaccia per raffinato enologo e ordina un chiantino! Chi teorizza di una sana cucina a vapore e poi viene sorpreso al fast food in compagnia di un mega hamburger ipercondito per un totale di 1560 di colesterolo, solo quello cattivo però.

E il momento più importante? Quello del mattino? Quello del risveglio, dove senza consultare mail e guardare la tivù dovremmo sorridere alla giornata? Beh quello ce l’hanno rovinato i Pooh “Colazione per modo di dire tutto in fretta bisogna partire ” dicevano già in “Pronto buongiorno è la sveglia”. Quindi, cari nutrizionisti, avete bucato almeno due generazioni, chi contraddice Facchinetti e uno che si fa chiamare Red Canzian ?!

E poi diciamocelo facile parlare del cibo ma nella maggior parte dei casi, come accade per il sesso, chi ne parla tanto poi, in realtà, ne fa poco o per niente. Perché per amare veramente il cibo, conoscerlo, adorarlo o odiarlo, criticarlo, bisogna praticarlo, collezionare come in guerra cicatrici di tagli e scottature, urlare per le sbollentature, fare fondere le pentole nel microonde, e piangere, piangere sì, per le cipolle . Solo così, alla fine, non riderete, ma sorriderete, quando il vostro piatto dopo tanta fatica sarà gustato dai vostri amici ricordandovi che il cibo è come fare l’amore: fatica, sudore, per pochi minuti di passione che si concludono con il fatidico “ti è piaciuto??”.  

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Cucina, Famiglia, Fumetti, ieri e oggi, Libri, Media e tecnologia, politica, Popoli e politiche, Pubblicità, Ricordi ed emozioni, Salute e benessere, Senza categoria, Società e costume, Solidarietà, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Domani è un altro giorno, si vedrà  

Oggi sono giù, proprio giù. Esistono quelle giornate che non hai voglia di fare nulla, ti trascini con tutte le buone intenzioni, dici “devo fare quello, devo fare questo, scrivere , pagare. Per reagire fai colazione, ti lavi, ma poi, come una macchina imballata ti blocchi.La causa? Il motivo? Apparentemente non ne vedo nessuno, forse dopo aver scritto queste righe emergerà qualcosa, risparmiando sull’analista e non assumendo antidepressivi. 

Come diceva la Vanoni “è uno di quei giorni che ti prende la malinconia e fino a sera non ti lascia più “…. “E non c’è niente di più triste che ricordare la felicità!” Quindi non mi resta che bere un caffè macchiato e chiudere citando ancora la grande Ornella “Domani è un altro giorno, si vedrà ”

  

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

ONORATA FAMIGLIA

PARENTI SERPENTILa famiglia è un luogo di transito. Si nasce, si cresce, ma non si vive mai nella stessa famiglia e quindi non vi si muore.
Questi pensieri mi sono venuti in mente riguardo la scomparsa di un uomo, uno che non conoscevo, non era neanche “uno di famiglia” come si diceva una volta.
La sua malattia lo aveva letteralmente consumato, i medici, spesso, gli avevano dato poche ore di vita.
Aveva trascorso anche alcuni giorni all’hospice, un luogo triste, una sorta di traghetto nell’aldilà. In uno di questi luoghi ho perso mia madre, ormai predestinata alla fine.
Nonostante tutto, quest’uomo, era sempre tornato a casa, ma la sua presenza era ormai vissuta con fastidio.
La famiglia può essere lieta nelle ricorrenze comandate, quando si gioca a burraco o a tombola, quando i bambini corrono ed il nonno si addormenta sulla sedia con il giornale che gli cade quasi in terra, la famiglia può essere una criminale quando decide che è ora che tu ti faccia parte.
Ovviamente lo farà per il tuo bene, non vuole che tu soffra inutilmente, e poiché non può spararti come ad un cavallo azzoppato inizia ad ucciderti nella quotidianità.
Diventa un morto vivente. Se è in ospedale le visite dei parenti diminuiscono, non subito, progressivamente.
Poi coglie qualche momento di rancore, come i bambini quando hanno fatto qualcosa . Ma lui è un adulto, ha dato il meglio di se , eppure ora, adesso, tutti sembrano aver dimenticato, lo guardano in modo truce e interrogativo, quasi chiedendogli “quando ti togli dalle scatole?”.
Forse quell’uomo avrà pure pensato al suicidio, ma per compiere quell’atto serve una grande energia fisica e psichica.
Intanto, il circo, prosegue, le visite spesso sono precedute da lunghi mormorii e bisbigli fuori dalla camera dell’ospedale.
Ma, attenzione, gli stessi familiari che sembra abbiano una visione comune quando si salutano danno vita ad un ennesimo teatrino di insulti e condanne . Spero di conservare la mia visione laica del mondo, forse, all’ultimo, farò come mio nonno, che “onde evitare scherzi”, decise di lasciare il suo pensiero massonico socialista toscano per abbracciare l’estrema unzione e la confessione.
In questo momento, però, senza scomodare i santi sono stato felice quando ho saputo che quest’uomo è morto, Adesso, ovunque si trova è avvolto in un silenzio quasi confortante , che invece mi auguro sia fragoroso , roboante, per chi sentendo la sua assenza, tanto auspicata , sarà costretto a pensarlo, ripensarlo e ripensarlo come fosse ancora lì.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Comunque la pensiate sul Kenya Buona Pasqua.

Buona Pasqua. Ma, ovviamente, ci stiamo prendendo in giro, anzi , senza eufemismi, proprio per il culo. 

Le stragi reali dei cristiani dovrebbero catturare la nostra attenzione più  di una fiction rievocativa della passione e morte di Gesù, eppure non hanno e non avranno importanti indici di ascolto.

Lo sappiamo, se muore un europeo, su un aereo, grazie ad un pirla che voleva farla finita e che ha pensato di dar vita ad uno spettacolo, tutti i media si catafottono su quell’evento. Se invece a morire sono 150 studenti cristiani in Kenya il discorso cambia, non importa a nessuno, neanche a quelli che in nome della cristianità e della celebrazione della Santa Pasqua dovrebbero essere più sensibili. 

I problemi sono tanti, altri , ” quanti siamo a tavola”, “dove andiamo”, “porto io il dolce?”, ” e pasquetta ? che facciamo”. I drammi sono altri, il tempo brutto ad esempio, o l’assenza di neve sulle piste. Oppure la strage degli agnelli e il carcere per chi mangia i conigli.

Domani il Papa nella sua benedizione Urbi et Orbi ricorderà sicuramente questa carneficina, ma per chi? Per la platea televisiva, come quella italiana, ad esempio ? Rappresentata da una moltitudine di cattolici per tradizione e non certo per vocazione? 

Ad Alberto Sordi lo aveva fregato la malattia in “Un americano a Roma” sennò da mò che era negli states. A noi ce frega il battesimo, come Scajola, ricevuto “a nostra insaputa”,  siamo tutti cattolici romani, pure i leghisti. 

Il problema è che poi tutto si ferma lì. Magari qualcuno approfondisce, ma molti, la maggioranza, si limitano a qualche preghiera nel momento del bisogno, a darsi delle loro regole (io credo in Dio non nella chiesa!) oppure, i peggiori, a fare la morale e poi agire in controtendenza. 

Su tutto e tutti un grande popolo de cristiani controvoglia che festeggiano senza sapere cosa stanno festeggiando, e che non piangono neanche i loro fratelli trucidati barbaramente perché non sapevano neanche di averli.

Comunque la pensiate, Buona Pasqua.

 

Pubblicato in Attualità, Cucina, Famiglia, ieri e oggi, Leggi e diritto, Popoli e politiche, Religioni, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

“Almeno in farmacia state tranquilli”

Mi nutro di voci. Ascolto, seppur tacendo, le voci, spesso molto lamentose, osservo i mille riti dell’umanità che incontro, ovunque.

Ad esempio mi domando perché e sopratutto da quando siamo diventati così irrequieti, per non dire peggio. A nessuno piace attendere, stare in fila, ma fa parte della nostra procedura per esistere, per ottenere beni e servizi. Stimolato da quanto avevo letto in un commento di un’amica su Facebook, testimone di una rissa d’attesa in farmacia , mi sono incaricato di osservare chi mi precedeva nell’attesa presso lo speziale delle cure che abitualmente frequento.

Forse sono più stato più attento, forse un caso, ma le persone che mi precedevano hanno detto di tutto nei confronti delle due dottoresse che stavano gestendo il bancone e i relativi pazienti. 

Le parole hanno un loro significato e peso, non ho infatti detto “clienti”, non lo  posso dire, così come non posso dire “stavano servendo”, chi è dietro al bancone ha infatti conseguito una laurea in farmacia. Per dare soluzioni per la nostra salute. Magari potrà fornire altri servizi, come prodotti di bellezza , ma se hai una infiammazione ad un occhio vuoi una soluzione ed essere rassicurato.

Le stesse rassicurazioni che un’anziana signora, la possibile madre di quello che, irritato, mi precedeva nella fila, desiderava ottenere scambiando ancora due parole in più. Magari non c’entravano niente con i medicinali o la malattia, magari è solo chiacchierona, o forse è sola, il marito  è morto, i figli non la vanno a trovare da tempo, i nipoti si ricordano di lei solo per la generosa mancia alle feste.  

Si tratta anche quella di una forma di terapia. Che un medico , in quel caso, fornisce con un sorriso.   E poi perché tutta questa fretta, per uscire e recarsi , come ho visto dopo, nel bar vicino, a prendere un caffè e fare il bischero? 

Magari, la prossima volta, nell’attesa, potrebbero dare un’occhiata agli scaffali, acquistare un flacone di vitamina D, catturare, sotto forma di compresse, un po’ di sole, per illuminare la loro grigia esistenza. 



Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Famiglia, ieri e oggi, Lavoro, politica, Popoli e politiche, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Solidarietà, Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Quel “profumo d’inchiostro”


Stavo parlando prima con Valeria Quando non è al lavoro, aiuta i genitori, a gestire l’edicola. Dovrebbe appartenere alla categoria dei cosiddetti “nativi digitali” quelli che cioè sono nati con dentro la culla il ciuccio e il tablet. In realtà  non è così,  sfogliando il primo numero di Topolino Story, una serie celebrativa, dedicata, al topo disneyano,  dal Corriere della Sera, ci siamo soffermati sul bellissimo puzzo d’inchiostro che emanavano le pagine. Il “profumo” adorato dalla mia generazione, quella di Carosello, primo esempio di trip organolettico a cui affiancare l’acetone, la trielina e, non ultima, la naftalina, evitando, come faceva Eta Beta, di mangiarla. Un profumo però che trova cultori anche nelle generazioni successive .

Anche Valeria infatti adora quell’odore, e non per una  naturale frequentazione familiare in mezzo alla carta stampata, ma perché, dopo una naturale invasione tecnologica, considera quello un “momento” che un tablet, un e-reader , non potranno mai dare.

Ovviamente non c’è un rifiuto di entrambi della tecnologia, ma forse , parafrasando il termine slow-food ci dovrebbe essere uno slow-tech.

Mi rendo infatti sempre più conto che un’invasione tecnologica non corrisponde adun aumento della conoscenza e del sapere, anche sotto il profilo degli strumenti che si utilizzano. Gli stessi smartphone, tablet, phablet, sono utilizzati al 50% per cento delle loro capacità e non esiste, per molti,  il tentativo di provare ad imparare , a scoprire, cosa fare di più .

Se poi ci trasferiamo nella quotidianità lavorativa e scolastica vediamo che l’utilizzo dei libri cartacei è preferito a quelli elettronici. Come anche evidenziato da una ricerca condotta da Naomi S.Baron ,  della American University di Washington .

Mi diceva infatti Valeria che quando andava a scuola preferiva la lavagna tradizionale a quella elettronica, e poi “vuoi mettere un libro, da sottolineare, scarabocchiare… Con quello elettronico puoi farlo, ma non è la stessa cosa!”

Il Corriere della Sera riferisce infatti un articolo del Washington Post secondo cui soltanto il 9 per cento degli studenti universitari americani si affida ad un e-book.

Aggiungo poi io che leggere un libro d’arte o una graphic – nouvelle in versione  Kindle non è la stessa cosa. Oppure un libro di cucina: provate a seguire una ricetta mentre  dovete “spignattare”, inoltre sporcare la pagina di sugo da più di “vissuto” .

Ripeto, amo la tecnologia, ho venduto l’anima al software il giorno che ho scoperto che non ero più schiavo di sbianchettamenti e cambi di nastro alla macchina da scrivere (o per scrivere?). Produrre 40 cartelle su un pc non è la stessa cosa che su una “Lettera 22” , lasciamola alla iconografia di Indro Montanelli.

Però è necessario non generalizzare, sono ad esempio convinto che un saggio letto su un e-reader non produce la stessa attenzione, non cattura la  memoria  come il fratello cartaceo. Come quando ci affidiamo alla revisione degli errori di grammatica leggendo sul monitor, nella maggior parte dei casi, e magari anche questo che sto scrivendo, sono pieni di errori. Il nostro occhio e il nostro cervello hanno bisogno di calma e riflessione, meglio stampare.

Leggere invece un romanzo di 600 pagine su un kindle è meraviglioso, confortati inoltre dal sapere che mancano alcuni minuti al termine del capitolo e 2 ore alla conclusione del libro. Ad esempio. per i neofiti, consiglio di leggere un romanzo della Marsilio, come quelli di Camilleri. dedicati al Commissario Montalbano, sono dello stesso formato, sarà un approccio meno traumatico.

Comunque, libro o e-book, l’importante è leggere, ricordiamocelo sempre e , sopratutto , ricordiamolo ai più piccoli: lettori, scrittori, insegnanti, del futuro che verrà.



Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Fumetti, ieri e oggi, Lavoro, Libri, Media e tecnologia, politica, Popoli e politiche, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

IL WEB : SEMPRE PIÙ CLOACA MASSIMA ?

Non voglio parlare, non voglio scrivere, non voglio esprimermi, desidero che il mio silenzio cada sull’enorme fragore provocato dalle minchiate di chi dice tanto per dire, parla tanto per parlare.
Sono stanco della profonda ignoranza che mi, ci, circonda. Un tempo i discorsi da bar dello sport erano limitati al calcio, da qui l’origine dell’espressione. Il punto massimo si otteneva quando la nazionale era protagonista di grandi eventi, dagli europei ai mondiali, allora, tutti, dico tutti, eravamo, almeno per una volta, commissari tecnici.
Oggi, nella nostra multiforme esistenza, permeata da una profonda solitudine e quindi dall’esigenza di farsi sentire , sempre e ovunque, con la complicità dei social, siamo , di volta in volta, teologi, politologi, economisti, sociologi, criminologi, e così via .
Ruoli che indossiamo e dismettiamo a seconda di quanto ci accade intorno e anche più volte al giorno.
Non temiamo di fare brutte figure , l’anonimato del web ci permette di essere duri e puri, valutiamo la profondità del nostro pensiero non sulla base di una ricerca argomentata, di quanto diciamo, scriviamo, a supporto della nostra tesi, ma su quanti cialtroni come noi hanno cliccato mi piace o condiviso il nostro delirio.
Inoltre, nella maggior parte dei casi, corrediamo il nostro desiderio di apparire con una serie di errori grammaticali da vergognarsi. E senza accento, a, o senza h,periodi sconclusionati.
Nessuno, poi, se si accorge di aver sbagliato, chiede scusa, rettifica, al massimo, vigliaccamente, cancella il post, ovvero nasconde la polvere sotto il tappeto .
Non siamo messi bene, quello che ho descritto è la quotidianità, oggi commentiamo una strage, domani un provvedimento economico, dopodomani il Papa, senza sapere, senza conoscere , senza leggere , senza approfondire. Per non citare gli insulti alla Bonino , con l’augurio di morire tra atroci dolori, e quelli sessisti alle due cooperanti recentemente liberate.
Chi ci governa e dovrebbe tutelarci fa lo stesso, se non peggio, pontifica via twitter, spiega una legge in 140 caratteri, affida il nostro destino a quattro parole.
Proviamo a fermarci, ad approfondire, ad usare il web per cercare di capire , conoscere, proviamo a discutere, magari di persona , a capire le idee degli altri, senza necessariamente imporre le nostre.
Così non va, amo leggere, scrivere, parlare , ascoltare, ma mi rendo sempre più conto che la rete si sta trasformando in una cloaca massima, difficilmente trattabile attraverso un’azienda specializzata in spurghi.
Non usiamo l’alibi della classica espressione “sa non mi intendo di politica ” dopo aver detto le scemenze più aberranti. Magari evitiamo di dirle, facile scrivere sotto impulso, ma quel tasto invio per molti, per quello che dicono, per il dolore che producono, è pari a premere un grilletto di una pistola.
Conoscere, nome di una gloriosa enciclopedia della Fabbri degli anni ’60, serve a tutti, evitiamo che la malvagità, spesso travestita da ignoranza, ci uccida e uccida, con noi, la nostra conoscenza, i nostri valori.
Almeno, proviamoci.

2015/01/img_1376.jpg

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Famiglia, ieri e oggi, Leggi e diritto, Media e tecnologia, politica, Popoli e politiche, Religioni, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Solidarietà, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Le mille bolle blu: dalla grande bellezza al grande merdaio.

Ormai le polemiche crescono, non c’è giorno che si polemizzi, Renzi di qua, Berlusconi di la, ovviamente imperano le affermazioni che ricordano,Salvini docet, quanto si stava meglio qualche anno fa, che quando c’era la lira andava tutto bene. Insomma abbondiamo di retorica, arte in cui siamo maestri. In realtà questo paese vive con un profondo alzheimer, e lo dico scusandomi con i malati e con i parenti degli stessi che vivono questo enorme dramma.Dramma, per altro, ignorato dal sistema politico.
Un paese, il nostro (ma nostro fino a quando, Troika permettendo) che ha enormi difficoltà con la memoria,soprattutto breve.
Per quella relativa ad eventi del passato procede, poi, in modo selettivo, evidenziando solo gli aspetti positivi, i momenti vintage, i migliori anni della nostra vita,stile Carlo Conti.
Non è vero che il nostro paese è andato sempre bene, dal finire degli anni ’60 ad oggi è stato un continuo susseguirsi di crisi, in realtà, come dice Alvaro, il mio amico idraulico, l’italiano non era “toccato” personalmente, il suo giardino lo vedeva tutelato, oggi no.
Ho sentito un amico dopo tanto tempo, uno di quei rapporti di amicizia solidi, dove ti vedi , telefoni, dopo un anno è sembra passato un giorno. Quest’uomo è un grande libero professionista, ma vittima anche lui della crisi di questo periodo, vive con la madre ultra novantenne , e grazie alla pensione di lei riesce a far fronte alle esigenze immediate.
Questa la realtà, dove la finzione vuole certificare e risolvere, dove il ministro degli interni predica in televisione che “non bisogna rubare”, giusto, giustissimo, ma forse ha sbagliato ruolo, non è un sacerdote, non deve ricordarci i dieci comandamenti ma prevenire i reati. Ma si sa, l’Italia è da sempre un popolo di predicatori, di gente che condanna ma che si auto assolve, multe non pagate,tasse evase, piccole furbate, centinaia di milioni di euro in fumo.
Nulla, così non andremo più avanti, la melma ci risucchia, ho cercato di guardare il bicchiere mezzo pieno ma ci stiamo affogando ed è più che vuoto, la politica deve rendersi conto che le chiacchiere stanno a zero, il marketing del fustino non vale anche per loro.
A parità di prodotto un detersivo “sembra” lavi di più perché contiene misteriose palline blu, ebbene parlare di bellezza, grandezza, rilancio, senza avere i soldi anzi confidando ancora in aperture di credito quando sei in profondo rosso, non può durare, un giorno ti svegli e capisci che non è cambiato nulla.
Se poi ti risvegli con Roma capitale che sembra un merdaio, e lo dico da romano d’adozione, ti arrendi all’evidenza di un’arte oratoria fatta solo di palle , non bolle,nemmeno blu, quindi senza Mina, anche se tra un po’ salteremo tutti. Ah! Buona giornata!

IMG_1174.JPG

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, Finanza - Economia, ieri e oggi, Lavoro, Leggi e diritto, Media e tecnologia, politica, Popoli e politiche, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Solidarietà, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“Nostalgia? No, grazie.”

Il senso di nostalgia è tremendo. Spesso pensi di essere moderno, proiettato nel futuro, quando basta un documentario sugli anni ’60, ’70, ’80, ’90, per farti rimpiangere anche epoche che non hai vissuto direttamente, ma la cui bellezza ti è stata trasmessa da nonni e genitori.
In realtà nulla di tutto ciò è vero, la nostalgia può essere deviante, ci focalizza su piccoli aspetti della vita quotidiana di un tempo e ci fa dimenticare i grandi drammi e problemi che ogni epoca ha portato con se. Io ad esempio ho scaricato un’applicazione che riproduce sull’ipad il “clima” della macchina da scrivere. Illustrazione a parte, sono i suoni, il movimento del carrello, il campanello, che stimolano il ricordo di quando ho iniziato a “strimpellare” su una vecchia e pesante Olivetti . Ma l’effetto finisce lì, il “giocattolo” perché di questo si tratta, non riproduce i “drammi” di chi doveva scrivere 40 cartelle (una cartella era composta da 30 righe per 60 battute ciascuna, ovvero 1800 battute, spazi compresi). Parlo del cambio del nastro, della correzione dei numerosi errori, da fare con bianchetto o con strisce dotate di bianchetto, da sovrapporre all’errore e su cui “ribattere”.
Ovviamente il testo battuto doveva poi essere ribattuto dal tipografo, e stiamo parlando della fine anni ’80, non degli anni ’40.
Trovo spesso dei miei contemporanei che rimpiangono quel periodo eroico, io purtroppo no, ho venduto l’anima al diavolo che progressivamente mi ha permesso di scrivere ovunque, correggere e pubblicare, tutto in tempo reale.
No, non rimpiango, solo una piccola nostalgia,ma superata dal fatto di essere un testimone attivo e divertito di questi grandi cambiamenti, curioso di sapere cosa c’è dietro l’angolo.

IMG_1168.JPG

Pubblicato in Arte e cultura, Attualità, ieri e oggi, Lavoro, Media e tecnologia, politica, Popoli e politiche, Pubblicità, radio, Ricordi ed emozioni, Senza categoria, Società e costume, Televisione, Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento