L’Agente Segreto? Una volta era un gioco!

I bambini, classe 1961/1965, sono quelli che forse hanno giocato di più! Stanno a metà, tra quelli (figli del dopoguerra) e quelli (figli della televisione post Rai), e quindi avendo a disposizione solo la Tv dei Ragazzi, qualche comica, il sabato, e Gustavo, di cui ho già parlato, sfidando acari e madri giocavano ore e ore in casa, fuori, tra cui all’agente segreto. All’epoca non si sapeva che figure piCamera_pistol_chiusaù recenti avrebbero preso tragicamente sul serio ad impersonare comicamente la figura dell’agente segreto, inquinando la nostra Storia, per noi era solo un gioco, da giocare con gli strumenti giusti come questa macchina fotografica che si trasformava in pistola, regali , a me e mio fratello, da parte di mio padre dopo un  viaggio a Milano (abitavamo in Sicilia!!) e scomparsa misteriosamente,dopo pochi giorni, quella di mio fratello. Un altro agente Camera_pistol_aperta segreto??? No solo un ragazzino invidioso, ma tutto solo per un gioco…altri tempi!

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Periodo Rigeneratore

Hotel_maria_moena Sono tornato oggi da Moena. Quattro giorni in Val di Fassa per rigenerarmi. Passeggiate, escursioni, saune, docce aromatizzate e naturalmente cibo, dal mitico puzzone di Moena, un formaggio che meriterebbe una musica in sottofondo, al rito delle torte delle 15,30. Sono andato anche sul Pordoi, ben due funivie (e per me è già tanto!!!) e lassù, in cima, vedere da un lato il Pordoi e dall’altro la Marmolada mi ha dato un senso di sgomento, a metà  tra una crisi di panico e la sindrome di Stendhal!

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Colazione!

Atene_doria Dicevo del caffè d’orzo. Lo ricordo a colazione, mescolato al latte, insieme al pane abbrustolito, talvolta da solo talvolta con la marmellata. Imperava in casa mia quella di mele cotogne, fatta artigianalmente e deposta dopo tanto lavoro in enormi barattoli di vetro.Un condimento insuperabile del pane abbrustolito era la ricotta da immergere nel caffè, senza latte, era come mangiare la panna!

Il tempo ha introdotto i biscotti, tra cui i mitici Atene, della Doria, rettangoli con tre buchi che venivano zuppati, in blocchi di tre, quattro, cinque pezzi ! Una gara, con mio fratello Paolo, a chi riusciva ad immergerne di più, tutti insieme, e sopratutto, sempre tutti insieme, a mangiarli.

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Caffè e Vino…

Caff_caff …Ammazzano il bambino! Così recita un vecchio detto che sentivo da piccolino, quando vedevo gli adulti bere queste bevande con aria assorta e celebrativa. Mi hanno sempre incuriosito questi momenti, anche perché, per me, il caffè è stato, per anni, solo ed esclusivamente l’orzo, fatto solo con la vecchia napoletana, il sapore del caffè buono o caffè caffè come veniva chiamato durante l’ultima guerra (capirai si beveva la cicoria!) era sconosciuto. “Se non bevo un caffè e non mi fumo una sigaretta io il mattino non parto” diceva con tono filosofico mia madre, come se stesse celebrando una verità, ovvero se non m’intossico io non faccio niente, bel modo di vivere, ma purtoppo non era la sola apensarla così. Io invece mi sono scatenato appena ho iniziato a berlo, tant’è che oggi bevo caffè alla marocchina, all’americana, alla turca, all’italiana, d’orzo, liofilizzato, in grani e poi macinato, in capsule,  tra le mie collezioni c’è anche quella delle tazze per il caffè all’americana, una collezione realizzata senza stimoli ossessivi ma attraverso il furto di queste tazze a meeting, riunioni, conferenze stampa ed altri momenti rituali, o l’acquisto durante i viaggi o visitando mostre o fiere.

Il problema è poi dove conservarle, ma questa è un’altra storia.

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I Calendari

Calendario_da_barbiere Non esistono più le stagioni, nemmeno per i calendari. Una volta il calendario era un atto celebrativo dell’ingresso del nuovo anno oggi i calendari escono a settembre e comprendono oltre alla modella bonazza anche il calendario di calcio, oppure celebrano gli eroi del grande fratello ed escono a metà anno. Ho contato una volta, su un sito Calendarietto_01 specializzato, il numero di calendari prodotti e “degni” di attenzione, è enorme, a questi bisogna aggiungere quelli prodotti dalle aziende, dagli amici, dal fratello con protagoniste le nipoti. Mi domando spesso dove vanno a finire i calendari, specie quelli con le modellone, molti riposano in un cassetto dove trascorsa l’euforia vi resteranno seppelliti per sempre altri hanno l’onore di rimanere appesi, ma dove? Il mio glorioso amico Sergio soleva appendere i calendari a grandezza naturale delle modelle di Helmut Newton dietro la porta del suo studio, entrando in uno stato contemplativo ogni qualvolta la porta  lasciava la parete dove era poggiata e si richiudeva. Io sono affezionato naturalmente ai calendari che non ci sono più, quelli dei barbieri, odoranti di lozioni, deposti in cestini di vimini, omaggio natalizio ai clienti, esistevano di diversi soggetti ma quelli più ambiti vedevano donnine nude stile pin up, ed il cordoncino rosso di vellutino che li teneva uniti li rendeva ancora più peccaminosi. Oggi si possono trovare, forse, su qualche asta su internet, purtroppo il profumo delle lozioni è stato coperto dall’odore del tempo.

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Il Segno del Comando

Ugo_pagliai_segno_del_comando 1971, un sognante Ugo Pagliai blocca l’Italia davanti ai teleschermi, Lando Fiorini lo accompagna con il suo Din Don, nomi come Marco Tagliaferri, Ilario Brandani e Baldassare Vitali, diventano amici di famiglia per il pubblico del Segno del Comando.

Lo ammetto sono un amante dei vecchi sceneggiati, adoro il poliziesco alla Maigret/ Gino Cervi o Nero Wolfe / Tino Buazzelli, possiedo collezioni in videocassette quindi anche il Segno del Comando che avrò visto sette volte. Poi ho sposato una fanciulla più folle di me che, periodicamente, mi stimola a rivedere questo sceneggiato, o a Natale o in Estate ed ogni volta è come se fosse la prima volta. Ormai conosco battute, scene, espressioni eppure mi diverto nel vedere lo svolgersi del racconto, la moda di allora, lo stile narrativo.

I vecchi sceneggiati fungono da rilassante terapia, molte volte quando sono agitato e la tensione mi impedisce di incanalarmi nel percorso onirico invece di una camomilla metto nel videoregistratore un vecchio Maigret, dopo mezz’ora di Gino Cervi Morfeo mi accoglie a braccia aperte.

Comunque gli sceneggiati, specialmente a sfondo giallo, sono un caposaldo del mio retroterra culturale, da “Giocando a golf una mattina” dove i titoli di testa erano innovativamente letti da una voce fuori campo a “Dov’è Anna” giallo italico a sfondo proletario borghese. Oggi, pervasi ed invasi da Carabinieri tettone e Medici troppo in famiglia, ci eravamo rifugiati in Montalbano ma da quando hanno scoperto che è comunista è stato oggetto di epurazioni. Può fare da contraltare il Barbareschi che da vita ad un ottimo poliziotto, ma di destra. D’altronde anche gli eroi votano. 

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L’odore della madia

E’ vero certi odori appartengono solo ed esclusivamente alla memoria personale, il tempo tende a cancellarli e  rimangono solo nei ricordi di chi li ha vissuti a livello olfattivo, per essere narrati ai figli, ai nipoti, come un qualcosa d’importante che ha segnato la nostra vita. Uno di questi era la madia, una cassapanca dove la nonna materna gestiva sul coperchio il rituale del pane o della pasta,  realizzati rigorosamente a mano. Come un prestigiatore ed il suo baule dei segreti, all’interno della madia trovavano posto gli ingredienti per i rituali alimentari: farine, zuccheri, lieviti, che si sprigionavano insieme in un dolce coro quando un bambino, sulle punte dei piedi, sollevava il pesante coperchio. Un’altra nonna, quella paterna, custodiva le conserve e le scatole di pelati, piselli, nelle dispense. Carte colorate decoravano i diversi piani, carciofini sott’olio venivano ospitati in enormi anforone di vetro ed invitavano ad essere assaggiati gustati rubati, ed ecco che l’azione aveva luogo pescando con una grande forchetta l’agognato carciofino, come in una pesca al luna park, consapevoli dei bonari rimbrotti della nonna per avere unto la carta colorata .

Madia_2

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IL “QUATTROSTAGIONI”

Quattro_stagioniNon ci sono più le stagioni di una volta, è vero! Infatti un rituale che è ormai destinato a sparire è quello del cambio dell’armadio. Un tempo c’erano addirittura i bauli, e non parlo dell’ottocento, alcune famiglie che per ragioni di spazio o economiche non si potevano permettere i giganteschi quattro stagioni (non era una pizza ma un armadione diviso in quattro parti!!!!!) destinavano il cambio stagionale dentro i bauli, di solito custoditi in garage, cantina o nel ripostiglio.

Negli anni ’70 erano diventati di moda gli armadi di plastica, ripugnanti contenitori color mobile marrone sostenuti da sbarre di ferro che a seconda del peso  e del volume contenuto oscillavano pericolosamente

Un odore di naftalina invadeva la casa durante questo periodico rituale accompagnato dai soliti commenti sulla taglia, i colori, la moda.

Le donne della famiglia invadevano l’ambiente domestico con i loro risolini sui capi più o meno provocanti messi prima di diventare madri di famiglia o fidanzarsi. Io, bimbo, non capivo e venivo proiettato in una sorta di girone lussurioso fatto di reggiseno e mutande che si vestivano e si spogliavano, un gioco dell’abito fatto da bambole vere .

Gli abiti smessi venivano raccolti e portati al parroco che li donava ai poveri. Non era ancora terra di extracomunitari, ne di centri raccolta, ne di abiti gettati via in segno di consumismo sfrenato

Quattro_stagioni

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Gustavo: il cartoon tormento del martedi

Gustav1 Ricordate! Si chiamava Gustavo, andava in onda negli anni ’70 sulla rete uno della Rai, il martedi, prima del telegiornale dell’una e mezza ( oggi si direbbe tg delle 13 e 30). Non parlava Gustavo, e le sue vicende venivano scandite da una musichetta allegra ma non troppo. Gustavo veniva da oltre cortina (bulgaro? cecoslovacco?). Gustavo era uno sfigato assoluto ma per tutti noi era una parziale compensazione alla fame di cartoni animati e di televisione. Quindi, nonostante tutto, grazie Gustavo.

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Anni ’60: I telefoni

Telefono_grillo Questo è il telefono Grillo. Sul finire degli anni ’60 le famiglie possedevano tutte il telefono grigio, il cosiddetto "unificato Sip" Telefono_sip_2  da poggiare magari su un delizioso centrino. Ma l’aspirazione era avere il telefono di tendenza, fico, per stupire gli amici! Se non ricordo male bisognava acquistarlo o pagare un canone supplementare, e nell’era della tv in bianco e nero c’erano anche Grillo a colori! Wow!

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