ASSICURAZIONI E BANCHE PER BIMBI

Casettina_per_assicurazione La memoria è confusa, lo ammetto, ma ricordo una casettina, come quella illustrata, che veniva data da una compagnia di assicurazioni. Lo scopo era quello di stipulare un’assicurazione per il bimbo di famiglia, i genitori dovevano inserire un tot nella casetta, la chiave restava in mano all’agente che periodicamente passava, apriva e riscuoteva. La Banca Commerciale, se non sbaglio, fu, invece, promotrice, negli anni ’70, di un primo tipo di conto per ragazzi o meglio un libretto di risparmio, sulla copertina troneggiava Zio Paperone e nelle filiali, non so se in tutte, ma in quella di Milano lo avevano previsto, c’era una scaletta affinchè i baby correntisti accedessero, senza problemi, allo sportello.

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BEVETE PIU’ LATTE…

Milkbottles ….il latte fa bene! Recitava così una canzoncina mentre un’ammiccante Anita Ekberg invitava da un gigantesco manifesto ad abusare della bianca bevanda un Peppino De Filippo confuso e irritato, pervaso da quel perbenismo ipocrita anni’60. Era l’episodio "Le tentazioni del dottor Antonio" ovvero "Boccaccio ’70" di Fellini. Il messaggio comunque non è andato disperso, infatti anche il latte torna prepotentemente alla ribalta e questa volta non per creatività finanziaria ma per i distributori automatici. L’ho provato questa mattina, ad Arcore, si infilano 60 centesimi, per acquistare una bottiglia di vetro, e 10 per una di plastica, quindi con 1 euro riempi la bottiglia di latte fresco, dura due giorni fresco + due bollito, il sapore è buono, il colore pure, il packaging invitante e mentre il latte vien giù la mucca, pardon, il macchinario muggisce. Un’evoluzione involuzione dei tempi, si torna al passato aggiornandolo con il presente, è il turno del latte, per altro restiamo in attesa.

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Siamo tutti troppo reperibili ovvero…

For_your_dream_bedroom Umts, gsm, acronimi dell’omicidio della nostra libertà. Si è vero se mi si buca una ruota in autostrada ho il cellulare…e chi chiamo??? Siamo troppo reperibili, troppo.Bei tempi quelli della segreteria telefonica, un bel messaggio, e via, liberi, anche in casa. Ok, poteva capitare d’invitare a rispondere una coppia di amici, evidenziando che se non lo facevano erano impegnati in atteggiamenti copulatori… spesso il tuo messaggio era ascoltato in viva voce non solo dagli amici ma anche da un nutrito gruppo di parenti in visita. Ma volete mettere la libertà di decidere se rispondere, ascoltare ed non essere visti. Oggi le segreterie telefoniche delle grandi aziende, quelle per ogni dipendente, ti permettono di riascoltare quello che hai detto, confermarlo oppure cancellarlo e ripeterlo come preferisci.Siamo al protagonismo da messaggio. Immagino interlocutori nell’atto di riascoltarsi e perfezionarsi, una sorta di modelli della voce e del messaggio.

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LE ELEZIONI

Dc Quanti ricordi! Io ho vissuto le mie prime esperienze politiche in Sicilia. Mi ricordo, a Milazzo, la piazza Caio Duilio era il polo di ogni tipo di scontro elettorale. Di solito c’erano due palchi, uno di fronte all’altro, il pubblico non faceva altro che roteare su stesso per ascoltare, al termine del primo, il secondo candidato. Ancora vergine di politica, rimanevo affascinato dall’ambientazione, da festa di paese, che si respirava. Andavo ad osservare questi comizi, della Dc, Psi, Pci, Msi e degli altri vecchi partiti, con mio padre, all’epoca ormai convinto repubblicano, seguace del rigore economico di La Malfa padre, Cassandra, e quindi non ascoltato, del disastro economico a cui stava arrivando l’Italia. Ero poi  sconvolto dai megafoni, allora, in barba ad ogni regola di sicurezza, venivano attaccati ai fili dell’alta tensione, legati al balcone soprastante, legati in senso letterale,  con uno spago. Insomma molto è cambiato sia in termini di gestione dell’immagine che di “sicurezza” ma forse è cambiato il pathos, il senso di appartenenza, il voler respirare n piazza, al circolo, nelle fabbriche, nelle scuole, il respiro politico. Era un’epoca in cui molti , vergognandosi di votare DC ( Democrazia Cristiana), al quesito per cosa votassero rispondevano “il voto è segreto!!” Ma era anche l’epoca in cui si stava a far veglia, fino alle 4-5 del mattino, in Toscana, terra natia, davanti casa e davanti chiesa, giovani e vecchi, a parlare di politica, oltre che di donne e bischerate. Oggi tutto questo non c’è più, non ci sono più i protagonisti! Ma soprattutto manca la voglia di partecipare… perché?

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SILLY PUTTY

Sillyputty Silly_putty_adv Il misterioso nome vuole dire "stupido mastice". Si tratta di un pezzo di plastilina, un po’ speciale, contenuto in un ovetto di plastica. In Italia imperava negli anni ’70, la pubblicità imperversava sul mondadoriano Topolino, e mio fratello ne agognò l’acquisto, che riuscì ad effettuare mesi dopo, non nella residente Sicilia, ma a Roma, in un negozio chiamato "Galleria del 48". La plastilina offriva diversi metodi di utilizzo, si poteva trasformare in pallina rimbalzante, si poteva usare per riprodurre i quotidiani. Insomma, non serviva a niente, forse, casualmente, era nato un primo antistress. Comunque, recentemente, durante una Pasqua, l’ho acquistata a Londra su Ebay per regalarla a mio fratello Paolo (d’altronde sempre di uovo si tratta!!) . Lui è stato felicissimo, è proprio vero la storia di ciascuno di noi è segnata da tappe significative è per Paolo si chiama Silly Putty.

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Detersivi & Formaggi

Tide Il detersivo, per lavatrice, trova oggi spazio in comodi e piccoli contenitori di plastica, è disponibile sia in forma liquida che inTopolino_formaggini_mio  polvere, si differenzia solo per marche e profumi. Negli anni ’70 imperava il fustino, un recipiente (forma geometrica ???) dove trovavano spazio circa 5 chili di prodotto, sorvolo sull’aspetto pubblicitario legato a questo tipo di prodotto e che magari affronterò in un altro momento, ma mi soffermerò sul destino che aveva questo oggetto, una volta esaurito il suo scopo di contenitore di polvere pulente. La mamma si recava in cartoleria  e procedeva all’acquisto di un rotolo di carta adesiva, colorata, con foto oppure colorata e pelosa, una novità, e provvedeva a foderare esternamente il fustino che diventava un ennesimo contenitore di oggetti ed ammennicoli vari, soprattutto giocattoli. Il destino dei giochi si lega in questo periodo con i detersivi ed i formaggi. Alcune marche di detersivo, la mitica Tide, ad esempio, regalavano figurine e soldatini, bamboline ed altro materiale ludico. La magia stava nell’affondare le piccole mani nel detersivo ed estrarre un pupazzetto profumato di sapone. Un’altra categoria merceologica legata al gioco era il formaggino, la Kraft regalò una collezione di macchinine d’epoca in plastica, l’aspetto inquietante è che le ho viste tutte per la prima volta in una vetrina di un grande salone siciliano, età media degli occupanti: 65 anni degli anni ’70, e assoluta proibizione per il bambino, l’attuale scrivente, e per suo fratello, più piccolo di quattro anni e quindi più desideroso di affetto, di giocarci. Un’altra marca, forse la marca per eccellenza legata al gioco è stata la Locatelli con il formaggino Mio. Durante gli anni ’60 il gadget per antonomasia erano delle figurine con ologramma, si direbbe oggi. Ovvero che permettevano muovendole di muovere a sua volta l’immagine. Oggi sono praticamente introvabili, erano piccole, di carta quindi facilmente deperibili. Negli anni ’70 il gadget che imperverso di più con i formagini Mio fu il pupazzetto di plastica, assolutamente piatto, recava sul fronte l’immagine del personaggio, Yoghi, Topolino, Pippo, e sul retro la marca, il nome del personaggio e della collezione  a cui apparteneva, era l’inizio di un primo collector’s club che con le sorpresine Kinder della Ferrero avrebbe trovato il suo compimento definitivo.

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CORSI E…RICORSI…DI LINGUE STRANIERE

Linguaphone Ho ripreso il corso d’inglese su cd, non so dove mi condurrà, ma utilizzarlo con il portatile mi stimola,  mi ha indotto a riprendere, verificare, confrontarmi, se funziona provo anche con lo spagnolo. La mia generazione ha iniziato con i corsi di lingua Linguaphone, ti mandavano a casa un 45 giri, realizzato in plastica morbidissima e ascoltavi un esempio che ha fatto storia : "this is the room, the table is in the room, the book is on the table". Mio padre lo ha anche comprato ma non è servito a nulla, nell’era dei 45 giri imparare le lingue era impensabile, però quello che mi colpiva della Linguaphone era la proposta variegata, una 50ina di lingue tra cui l’afrikaans. Perché non ho mai ordinato un disco di prova??

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DOVE ERAVATE 27 ANNI FA ALLE 10 E 25?

Bologna_la_strage

Io ero al mare, a Milazzo, in spiaggia. La mia ragazza di allora, Donatella, era appena arrivata, abitava a Salerno, non la vedevo da mesi. Fu lei a dirci, nei primi abbracci, in quei tanti saluti, tra il dolce e il salato, in un sole cocente, con l’odore dell’olio abbronzante e il vociare petulante, quasi gracchiante, dei bagnanti, fu lei a dirci che avevano sentito alla radio, mentre stavano arrivando, che era esplosa una bomba, a Bologna, alla stazione di Bologna. Bologna il crocevia dell’estate, la stazione dove ti fermi per forza e se non ti ci  fermi vuol dire che sei già li, per un cambio. Bologna, la città martire, colpita, ancora, come nella guerra, ora, come allora dai fascisti. Subito la mente corse alle immagini che la mia generazione aveva fatto sue, quelle delle stragi di stato, il truce bianco e nero di Piazza Fontana a Milano, il sonoro del boato di una registrazione occasionale della bomba di Piazza della Loggia a Brescia, mancava la strage a colori, arrivò Bologna. Ma non pensavo a questo, forse pensavo solo a vedere cos’era successo, forse speravo che le prime notizie dei giornali radio fossero solo esagerate, forse era davvero solo scoppiata una caldaia, forse? Ma ero, ancora in costume, a vedere la prima edizione straordinaria. 85 morti, oltre 200 feriti, Pertini in lacrime , aveva visto dei bambini…

DOVE ERAVATE 27 ANNI FA ALLE 10 E 25?

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Ciao mondo!!

Welcome to blog.kataweb.it. This is your first post. Edit or delete it, then start blogging!

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DOVE ERAVATE 27 ANNI FA ALLE 10 E 25?

Bologna_la_strage
Io ero al mare, a Milazzo, in spiaggia. La mia ragazza di allora, Donatella, era appena arrivata, abitava a Salerno, non la vedevo da mesi. Fu lei a dirci, nei primi abbracci, in quei tanti saluti, tra il dolce e il salato, in un sole cocente, con l’odore dell’olio abbronzante e il vociare petulante, quasi gracchiante, dei bagnanti, fu lei a dirci che avevano sentito alla radio, mentre stavano arrivando, che era esplosa una bomba, a Bologna, alla stazione di Bologna. Bologna il crocevia dell’estate, la stazione dove ti fermi per forza e se non ti ci  fermi vuol dire che sei già li, per un cambio. Bologna, la città martire, colpita, ancora, come nella guerra, ora, come allora dai fascisti. Subito la mente corse alle immagini che la mia generazione aveva fatto sue, quelle delle stragi di stato, il truce bianco e nero di Piazza Fontana a Milano, il sonoro del boato di una registrazione occasionale della bomba di Piazza della Loggia a Brescia, mancava la strage a colori, arrivò Bologna. Ma non pensavo a questo, forse pensavo solo a vedere cos’era successo, forse speravo che le prime notizie dei giornali radio fossero solo esagerate, forse era davvero solo scoppiata una caldaia, forse? Ma ero, ancora in costume, a vedere la prima edizione straordinaria. 85 morti, oltre 200 feriti, Pertini in lacrime , aveva visto dei bambini…
DOVE ERAVATE 27 ANNI FA ALLE 10 E 25?
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