Il pranzo della domenica

Ieri sono stato ad un pranzo di famiglia. Quelli classici, in un ristorante fuori porta, di domenica, con il pretesto, per stare insieme, di festeggiare la festa patronale di Lissone, città  brianzola del mobile, un tempo leader in questo settore, oggi penalizzata dalla profonda recessione.

Il pranzo e la giornata sono stati piacevoli, ho anche parlato delle ultime novità tecnologiche con una ragazzina di undici anni, Giulia, che mi chiedeva se l’iphone si poteva collegare ad internet o com’era il gioco che uso sulla wii.

Tra noi ci sono quasi 40 anni di differenza ma parlavamo lo stesso linguaggio, quello che, purtroppo, non si parla più intorno a noi, dalla politica alla società. Malati di autoreferenzialismo e di protagonismo chiunque apra bocca verso il popolo, anche solo per dire delle idiozie, assume un atteggiamento fine a se stesso, ma non finalizzato a far conoscere agli altri il suo pensiero per aprire una discussione o per proporre una idea, una soluzione, per un problema.

Sabato centinaia di teppisti hanno messo a ferro e fuoco Roma, mentre le forze pubbliche erano posizionate nel cuore della città politica, da Montecitorio a  Palazzo Grazioli, il resto della capitale restava priva di protezione permettendo a questi delinquenti di dare vita a distruzioni organizzate. Hanno potuto fare di tutto, dalla distruzione di simboli sacri al tentativo di invasione delle abitazioni private, dall’incendio di auto al tentativo di omicidio di poliziotti.

Abbiamo potuto seguire l’evolversi di questa tragedia minuto per minuto. Il pomeriggio casalingo del sabato si è prestato, l’attenzione è cresciuta, ad un certo punto tra televisori e computer, tra sky, corriere.it e rai news24 avevo ricostruito una piccola centrale video, come quelle della questura. Infatti mi domandavo, se io vedo quello che combinano, lo vede anche chi dirige le operazioni, perché non agiscono, perché si limitano a disperderli, perché non li arrestano? Sarebbe stato curioso capire come queste centinaia di pirla siano potuti arrivare con mazze e caschi, quando, ogni domenica, la polizia fa le pulci al tifo che gira da nord a sud della nostra penisola. Qualcuno li ha gentilmente invitati e protetti? Perché solo dodici arrestati?

Risulta che abbiano provato ad entrare anche in case private, e se il cittadino avesse reagito sparando, uccidendo, avremmo dichiarato l’ennesima vittima, con videoclip celebrativa?

Genova 2001 ha celebrato troppo Carlo Giuliani, ne ero convinto allora ne sono convinto oggi, allora ero incazzato perché la polizia aggredì chi non c’entrava nulla, perché costruì le prove nella perquisizione alla Diaz, ma ha dimenticato velocemente il giovane carabiniere, ormai fuori anche dall’arma. Carlo Giuliani aveva una maschera anche lui, doveva mettere in conto quello che poi è tragicamente accaduto,  ieri poteva accadere di nuovo, quando il blindato è stato attaccato, in diretta, con Corradino Mineo che lo commentava allarmato, checché qualcuno abbia detto che Rainews abbia minimizzato nella narrazione ciò che stava accadendo, mai di più falso!

Rainews 24 e Sky hanno documentato tutto senza minimizzare, mentre le altre reti “cazzeggiavano” con “stupidaggini” da palinsesto del sabato pomeriggio. Ecco i soliti autoreferenzialisti, Roma viene incendiata e si accusa Mineo, un po’ come per anni si è fatto per la crisi economica , era solo colpa di Prodi.

Curioso come accada tutto ciò sotto gli occhi di tutti, in un mondo dove la fiction ci fa vedere come un uomo possa essere seguito da satelliti in grado di farcelo vedere mentre si scaccola il naso. Ieri questi satelliti erano spenti, erano accese solo le telecamere, faziose e minimizzatrici, ma sarebbero bastate per far spostare subito poliziotti, carabinieri da palazzo Grazioli a via Cavour.

Forse non sarebbe servito a nulla ma già a Genova, le registrazioni audio, ci rivelarono gli errori, la mancanza di comunicazione tra chi dirigeva e chi agiva.

Oggi io parlavo con una bambina, quarant’anni più piccola di me, parlavamo di elettronica, di computer di videogiochi, l’errore sta tutto qui, non si dialoga, come tutte le cose che quest’epoca ci trasmette anche il dialogo è falso, facciamo finta di parlare ma amiamo solo ascoltarci, un dialogo apparentemente sostituito da facebook, twitter, happy hour, ma  siamo solamente soli e soprattutto sempre più sordi.

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Intanto iddu futte!

Siamo un popolo di cialtroni! Scrivo queste righe a poche ore dal raggiungimento del quorum 316 per l’ennesimo voto di fiducia di questo governo Berlusconi, un governo, che non ho capito, è stato eletto con la maggioranza assoluta, con cento deputati in più rispetto all’opposizione, ma che continua a ripetere il mantra “ fatemi governare, se mi fate governare vedrete!” . Il quesito sorge spontaneo a chi lo ripete? Certamente non all’opposizione, per questi anni “calpesta e derisa”, ormai priva della connotazione “di sinistra”, presente solo nelle barzellette e negli incubi verbali di Berlusconi quando non impegnato in altro.

Forse lo vuole ripetere ai suoi uomini, a quel Tremonti che si fa vanto e gloria di una ricchezza privata che hanno gli italiani e che continua a tagliare, tagliare, senza investire. Non invidio Tremonti, appena ha un soldino lo mette nel grande salvadanaione per ridurre il debito, peccato che la sua impresa assomigli sempre più a quello che vuole buttare fuori l’acqua dalla sua barca usando un bicchierino.

Scusate, di solito non sono volgare ma “cosa cazzo esultavano”, oggi, al raggiungimento della fiducia, e le deputate del pdl li a battere le mani e lui beato che guardava. “Intanto iddu futte !” ovvero, dal siciliano “ intanto lui scopa!” questa espressione era in uso per definire il fancazzista della scuola, nella Milazzo degli anni 70, quello che non veniva mai, faceva il brillante, riusciva ad essere promosso oppure rimandato, perché sempre impegnato con motorini e ragazze,  suscitando ammirazione ed invidia appunto “intanto iddu futte!”.

E’ questa l’Italia di oggi, stasera i tg sottolineeranno il raggiungimento della fiducia, e che Berlusconi è salito al colle, purtroppo, per noi, nulla è cambiato, solo tre giorni buttati nel “cesso”  e ricordatelo, tutto causato da un “incidente di percorso”, il mancato raggiungimento della maggioranza nell’approvazione del rendiconto. Se la sono cantata e suonata, nel segreto del voto non c’era la maggioranza, ma era un “incidente di percorso” oggi, con la fiducia, il voto palese, magicamente, quota 316 è stata raggiunta, tutti felici a battere le mani.

Non prendiamocela con i radicali, se un governo deve morire per cinque deputati in più o in meno anche l’opposizione è messa male, veramente male. Se non fosse una tragedia sembrerebbe una competizione calcistica con gli italiani in veste di commissari tecnici, a parteggiare, svogliatamente, per uno o l’altro, ma è una tragedia. Ripeto “che cazzo battevano le mani” forse perché si erano salvati, potranno forse raggiungere il vitalizio e così al raggiungimento della pensione avere, loro, come Cicciolina, 3mila euro al mese?

Allora si, si, il battimani è giustificato, “l’abbiamo sfangata!” ma adesso? Come in un gioco a bivii dove chi vi partecipa determina la sua vittoria scegliendo, di volta in volta, la strada che vuole prendere, adesso riaffermando che ha la fiducia cosa farà? Un decreto strutturale che impegni anche risorse e, magari, ripristini o istituisca fonti d’entrata, come l’ici o la patrimoniale?? Oppure si occuperà del processo breve e se c’è tempo, prima di Natale, anche della legge sulle intercettazioni? Alla prossima seduta parlamentare, al prossimo voto negativo, al prossimo “incidente di percorso” prima di precipitare definitivamente nel burrone, ma “intanto iddu futte!”.

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Non abbandoniamo i piccoli lettori!

Scrive Giovanna Zucconi, sabato 8 ottobre, sulla Stampa, nell’inserto “Tuttolibri”, a proposito del mercato inglese dei libri per bambini : Peraltro, i libri per bambini sono gli unici a resistere alla recessione. Mentre il mercato in generale è sceso del 3,5%, nella prima metà del 2011 i prescolastici sono aumentati del 6%, i libri di testo del 13%, e la non fiction del 6%. Ed è in corso la Children’s Book Week. piccoli lettori crescono, se qualcuno si occupa di loro.”.

Dati che fanno riflettere, che ci fanno riflettere. Non conosco i dati italiani aggiornati ma, frequentando il mondo editoriale, ritengo siano molto diversi, a questo si accompagna, poi, la visione quotidiana di ciò che accade intorno a noi.

Ancora oggi, a distanza di mesi, non riesco a dimenticare il viso deluso di un bambino che voleva un libro, Esselunga, Macherio, Brianza, e la mamma, classe sociale benestante, carrello pieno zeppo, suv d’ordinanza, lo liquidava con un “ne hai già tanti! E poi lo sai che portano polvere!”.

Mi sono trattenuto, avrei urlato, ma tanto nessuno avrebbe capito il mio disagio, ero in Brianza, una terra dove nei centri commerciali, perennemente pieni, trovi un’oasi di pace entrando nelle librerie, perennemente vuote.

Non dico che quel bambino dovesse ricevere solo libri, come il protagonista di “Papirofobia” un racconto di Susanna Tamaro (Giunti Editore) , ma, almeno, quel libro. Lo aveva chiesto, costava sette euro, era una sorta di enciclopedia sui mezzi di locomozione. Mi sembrava di vedere il videoclip della canzone “balocchi e profumi”  “Per la tua piccolina / non compri mai balocchi / Mamma, tu compri soltanto profumi per te!”.

D’altronde, anche chi pubblica i libri sembra essere sempre più lontano dal pubblico e privo “dell’istinto primordiale” dei grandi editori, come Mondadori, Rizzoli, Rusconi, o , per i ragazzi, di personaggi come Sergio Bonelli o Gaudenzio Capelli, direttore editoriale e responsabile di Topolino a cavallo tra Mondadori e Disney. Personaggi che “fiutavano” e inventavano, dal niente, il prodotto editoriale.

Se da un lato ci lamentiamo dell’ignoranza delle nuove generazioni non facciamo nulla per contribuire a far crescere la loro conoscenza. Non basta essere presenti sulle nuove “piattaforme” (termine che ricorda più il mondo petrolifero!) non basta offrire i prodotti anche su iphone, ipad, android, bisogna che ci siano dei contenuti e che un pubblico, sempre più largo, lo legga. I genitori di oggi, che si scandalizzano perché i loro figli adolescenti citano le battute di trasmissioni come “i soliti idioti” di Mtv, quando avevano la loro età citavano i gatti di vicolo miracoli e il loro “capitooo!” o “l’hans fidanken” di Drive in. “L’età dello strullo” come diceva mio nonno è normale, ad un certo punto siamo un po’ tutti un po’ più imbecilli e beoti. Chi è più anziano, poiché c’è già passato, deve aiutare a dirimere divertimento da approfondimento.

Invece, nelle case editrici, prevale sempre più il marketing, che avrebbe ucciso in partenza collane che hanno contribuito all’istruzione dell’Italia, come gli Oscar Mondadori o la Bur della Rizzoli. Il marketing editoriale vive i suoi prodotti come un programma televisivo, e come un programma supporta quello o quell’altro, con spot o ospitate, per ritirarlo nel giro di due anni qualora non venda un minimo, ed in molti casi non destinandolo nemmeno al mercato parallelo, quello delle bancarelle, dei remainder’s, ma direttamente al macero.

Abbiamo così un’editoria di grandi autori che, indipendentemente dai contenuti, proiettano le vendite in alto, magari solo con una ’ospitata da Fabio Fazio, e di piccoli e sconosciuti autori che non vedranno mai pubblicato nulla, per logiche di marketing editoriale  ma che sono riassumibili nell’assoluta assenza di una visione del futuro.

Non lamentiamoci quindi, un domani, se i nostri figli collocheranno Mussolini negli anni cinquanta o risponderanno al presentatore di un telequiz “non lo so, io non ero ancora nato!”. Non lamentiamoci, siamo noi stessi che li stiamo annullando, resettando, evitando accuratamente di cercare tra gli scaffali e regalare libri che oltre ad aiutare il mercato allenino il cervello a viaggiare, a pensare , a fantasticare.

Per un bambino di ieri e oggi c’è ancora una differenza emotiva a capire il mondo che ci circonda se lo spiega un documentario del National Geographic o attraverso le descrizioni di Zigo Zago e del Sergente Multa e i disegni  di Richard Scarry. Ci si può stupire ancora oggi delle visioni del futuro che aveva Giulio Verne, o “pensare” (termine che fa sempre paura!) leggendo “I ragazzi della via Pal”.

Meglio la polvere dei libri che un mondo pulito, lindo e con tanti cervelli pieni di segatura, questo, se non ci svegliamo, quello che ci attende.

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Steve Jobs:visioni o omologazioni? Adesso tocca a noi.

Sono morti nello stesso giorno due riferimenti generazionali. Steve Jobs, che da ieri tutti sanno chi è, ma che in realtà, in Italia, pochi conoscevano (ma non lo ammetteranno mai!) ovvero un visionario per eccellenza, il classico sogno americano, che in un  garage inventa non un computer ma “il computer”. L’altro personaggio era Guido Pancaldi, il giudice di tante edizioni di “Giochi senza Frontiere”, programma televisivo estivo della Rai e delle altre principali tv europee, di quando l’Europa era almeno unita giocando nelle mega prove di Popi Perani e i fischietti di Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi certificavano, al posto della Bce, sconfitti e vincitori.

Tutto questo accadeva ieri, nel giorno in cui il presidente del consiglio esternava dopo tanto tempo e lo faceva, come al solito, debordando, dicendo di voler rifondare il partito e chiamarlo “Forza Gnocca” questo, naturalmente, a poche ore dei funerali di cinque giovani donne, a Barletta. Ma non parlerò di questo, troppo facile, ormai questo tipo di esternazioni assomigliano sempre di più a dei titoli di coda, e comunque non mi preoccupa tanto lui quanto alcuni imbecilli che gli girano intorno, mentre l’opposizione è impegnata nell’analisi etimologica e dietrologica della “forza gnocca”, molto rumore per nulla solo materia per il “Male” rinato, bentornato!

Voglio invece tornare a Steve Jobs, il grande visionario, che insieme a Bill Gates potrà essere ricordato con l’affermazione “ ci resero più universali ci resero più ignoranti”. Sono infatti convinto che la diffusione dell’utilizzo del computer ha reso alcune persone sempre più ignoranti e adesso stiamo crescendo una generazione di bignami. Chi scrive non può essere collocato come nostalgico o vetero consumista, ho iniziato scrivendo con la macchina da scrivere ( nome, già di per se, un po’ strano) ma non la rimpiango, non rimpiango il bianchetto e gli errori. Ho avuto computer di ogni tipo, palmari, agende elettroniche , notebook e netbook, ma allo stesso tempo, per lavori di ricerca, se utilizzavo anche le fonti del web, confrontavo e confronto con enciclopedie cartacee, anche datate. Questo mi ha portato a scoprire che molte enciclopedie on line contengono diversi errori, ad esempio alcune incappano o incappavano (magari nel frattempo, con l’incubo della legge sulle rettifiche, hanno corretto!) nell’errore di indicare il mese di novembre , ovvero quello delle elezioni, come data della nomina del nuovo presidente Usa, dimenticando che entra in carica a gennaio, quindi anche un anno dopo.

Peccati veniali ma che emergono dal confronto delle fonti, oggi gli studenti, attraverso il web hanno un serbatoio enorme di informazioni ma  “ottimizzano” tempo e risorse facendo dei rapidi copia ed incolla, leggendo velocemente il tutto stampando e consegnando al professore. Ovviamente, di questo passo, avremo 20, 30, relazioni simili o uguali, e il merito della ricerca sarà del redattore della voce enciclopedica. Questo stile lo considero un po’ pressappochista, da riassuntivi mordi e fuggi, un po’ come i bignami, quei libretti che, per poche migliaia di lire, condensavano lo scibile scolastico:dal latino alla storia dalla matematica alla geografia.

Un comportamento presente anche fuori dalla materie scolastiche, ad esempio nella fruizione dei film. L’altra sera un mio amico, anche lui tecnologicamente evoluto pur vicino ai 50 ha visto il dvd del film “fast & furious”. Il figlio sedicenne ogni tanto passava e sottolineava la “forza” di quella o della prossima scena, ma il figlio non aveva mai visto il film, solo spezzoni su you tube, un’altra forma di bignami, un lavoro cinematografico di due ore condensato nei suoi quattro capitoli essenziali, una vera soddisfazione per gli autori e  un danno ai mercati del cinema e dei dvd. Questo accade in un giorno dove l’Ikea annuncia un cambio di stile e forma per le  librerie Billy, consapevole che, ormai, sono sempre più presenti gli e-book e gli e-reader, un mondo dove le stesse edicole stanno segnando il passo costrette ad offrire servizi aggiuntivi come la ricarica delle mense scolastiche per non dover ammettere una crisi in crescita, con una clientela di piccoletti o di 40-80enni nostalgici della carta. Torniamo così a Jobs che ci ha dato tanti bei strumenti ma che dobbiamo imparare ad  utilizzare e non essere utilizzati, rischiamo l’omologazione delle fonti e degli strumenti, simile a quella che si prova il mattino vedendo i titoli della free press, sovente tutti uguali. Dobbiamo re-imparare ad andare in giro con il nostro senso dell’orientamento e non tomtomizzarci, capire che forse il medico ne sa di più su quel piccolo dolorino e non precipitarsi a cercarne sul web la possibile causa dove , sicuramente, ci sarà anche un male incurabile.

Nell’epoca più tecnologica che abbiamo dobbiamo far capire alle macchine che siamo noi gli esseri pensanti. E’un peccato, una migliore e razionale conoscenza del web e degli strumenti tecnologici consentirebbe di essere più informati e a capire prima per prevenire ed evitare, ma forse è proprio quello che non vogliamo.

Per quanto mi riguarda grazie Steve e un commosso “ciao papà!” dal mio iphone !

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Sveglia! O popolo d’ignavi!

Sono stanco. Capisco, tollero, comprendo, ma quando questa mattina ho letto un titolo di un quotidiano “Silvio come Amanda” sono crollato. Pur avendo riposato, nonostante i fantasmi recessivi dell’annuncio di Moody’s in seconda serata, un senso di assoluta stanchezza ha invaso le mie membra. Non starò qui a fare, per l’ennesima volta, la Cassandra, sono arrivato ormai alla conclusione che l’italiano è pervaso da un senso d’inadeguatezza, non vuole ammettere i suoi limiti, ama essere quello che non è e avere quello che non ha o, ragionevolmente, il suo reddito, non gli consentirebbe. Stiamo imitando i peggio cinesi, uccidiamo cinque donne in uno scantinato, messe lì a produrre magliette per 14 ore a 4 euro l’ora. Qualcuno, pervaso da pietà cristiana, dirà di non accanirsi nei confronti dei padroni di queste “schiave” in fondo è morta anche la loro figlia, passata, per caso, a cercare i genitori. E la cultura meridionale, che conosco bene, costringerà i parenti di quelle povere vittime a fare le condoglianze ai loro aguzzini. Tutto questo mentre il default è lontano, il declassamento è vicino, e il licenziamento è l’unico rimedio. Un giorno, si racconterà che c’era una volta il posto fisso, era bellissimo, permetteva di avere dei sogni e pian piano realizzarli. Poi tutto crollò, ma invece di rimboccarsi le maniche e far si che i più ricchi aiutassero i più poveri giunse una lettera dalla Bce “licenziate più rapidamente!” . Nacque l’articolo 8, qualche azienda disse “ma com’è bella questa legge…se io elimino tot dipendenti aumento tot di fatturato”. E fu così che iniziarono i licenziamenti. Milioni di lavoratori persero il posto, alcuni persero tutto ciò che il lavoro garantiva, la casa, l’auto, altri divorziarono o si separarono, convivendo però sotto lo stesso tetto, divorziare costava. Nonostante questo il pensiero dei più non cambiò, non era vero, non c’era la crisi, “ce l’hanno  con noi” dicevano” con Lui”. Ma la crisi aumentò, chi era ricco divenne sempre più ricco, chi era povero finì per ammalarsi, e quando le malattie non lo conducevano alla morte il suicidio restava l’unica soluzione, ovviamente gettandosi sotto un treno o da un palazzo, spararsi costava troppo.

Il finale di questa “favola” non l’ho scritto e spero di non doverlo scrivere mai, mi auguro di svegliarmi da questo torpore, abbiamo bisogno di imprenditori nel vero senso della parola, di governanti nel vero senso della parola, di un “popolo” nel vero senso sella parola. In un’Italia che, nel suo 150mo, è da tutte le agenzie di rating “calpesta e derisa”, invece di costruire ci si autodistrugge , invece di iniziare, almeno iniziare, a collaborare, si litiga, anche all’interno dello stesso gruppo politico.

Che schifo! Come mi fa schifo, che il parlamento sia impegnato nelle prossime settimane a discutere di una legge sulle intercettazioni, come se il nostro futuro dipendesse da ciò! E questo penseranno anche all’estero quando, nei prossimi giorni, vedranno alla televisione (la tv la vedono anche all’estero!) un parlamento preso a dibattere su una legge anti intercettazioni invece che su un piano di rinascita.

Ma tutti gli italiani stanno zitti, non reagiscono, talvolta palesano il proprio giudizio a qualche sondaggista, talvolta si sfogano con il prete, ma questo accade perché coperto dal segreto. Non è paura, perché se così fosse saremmo in un film di genere mafioso, pieno di omertosi, l’italiano è solo ricco d’ignavia, ovvero privo di volontà e forza morale. Quel peccato capitale che non possiamo, non potete, oggi approfondire nemmeno su Wikipedia. La grande enciclopedia on line ha infatti bloccato le sue pagine, per protesta contro il progetto di  legge “ammazzablog”. Basta! Non ho più parole!

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Farò come Pasquino

Nel giorno in cui ci ha lasciato Wangara Maathai, signora degli alberi, una vita spesa per salvare le foreste africane, premio nobel per la pace del 2004, il nostro “ambiente” chiamiamolo così, si ammorba ulteriormente di dichiarazioni “creative” dei nostri politici e opinion leader sempre più simili a difensori d’interessi di bottega che a quello tanto desiderato di statisti e uomini di governo.

In fondo se il Bagaglino chiude, è notizia di oggi, il motivo è “ovvio”, come direbbe il mio amico Roberto, una volta si andava nei locali del Salone Margherita per ridere degli uomini politici oggi i politici fanno da soli e sono anche più bravi, vedi Brunetta con il certificato antimafia o la Gelmini con il tunnel. Quindi meglio chiudere che corrispondere i diritti Siae anche ai politici.

Tutto questo accade alla vigilia di importanti sedute del parlamento per discutere di una legge indispensabile per il nostro futuro, ovviamente nessun provvedimento economico ma il solito disegno di legge sulle intercettazioni, perché, come ebbi già a dire, il problema fondamentale del nostro paese è  evitare di sapere le “cose”, meglio non saperle e dare la “stolta” illusione che vada tutto bene.

Il disegno di legge è anche “portatore insano” di una norma ammazza blog dove i  gestori dei siti dovranno obbligatoriamente rettificare ogni contenuto pubblicato, semplicemente sulla base di una richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Non c’è possibilità di replicare o precisare, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa.

La cecità e l’ignoranza dei nostri governanti, impedisce loro di capire, che la rete è fatta anche di “mondi” come Twitter e Facebook, difficilmente censurabili e rettificabili, dove basta un commento per innescare un dibattito. Parlano di Blog, quando, anche chi scrive, sa che questo tipo di spazio sul web è destinato ad essere superato, e, nella maggior parte dei casi, è più un valido strumento terapeutico per sfogare attraverso le parole quello che invece sarebbe incanalato in rabbia e schifo.

Questo per fare capire che, come sempre, si “disegnano” norme repressive senza capire di cosa si sta parlando, senza nemmeno ascoltare magari il nipote di quattro anni che forse, di internet, ne sa di più. E’ la paura che ottenebra questa gente, è per questo che non saranno mai degli statisti ma dei meri portatori d’acqua di questo o quel governante, dove il governo delle tre i, tra cui internet,  passa dalla censura sul web o, meglio, da forme coercitive di autolimitazione.

Vorrà dire che in attesa di cambiare argomento a questo blog  mi allenerò a diventare come Pasquino, una statuaccia romana ancora presente nella capitale e resa celebre tra il XVI  e il XIX secolo. Le pasquinate erano dei cartelli appesi nottetempo al collo di Pasquino, famosi quelli contro il Papa re , come il celebre “Ciò che non fecero i barbari lo fecero i Barberini” destinato a Papa Urbano VIII dell’omonima famiglia, Fino a quello apparso nel 1938, alla vigilia della visita di Hitler a Roma “Povera Roma mia de travertino, te sei vestita tutta de cartone, pé fatte rimirà da’n imbianchino.”

Un invito a tutti i blogger a scrivere così, sarà difficile che qualcuno chieda la rettifica, per farlo bisognerebbe saper leggere.

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Se non lo ha detto il Tg1 non è vero

Metà anni ’70, un’estate abruzzese, i consueti itinerari geografici di carattere parentale. All’epoca, un mio cugino, era “fidanzato” con una fanciulla del luogo, conoscemmo così anche i suoi genitori, la classica famiglia borghese, come si diceva allora, quella che lasciava ancora in mostra a giugno l’uovo di pasqua,  ma a turbarmi fu più una breve, ma intensa discussione, su un fatto di cronaca accaduto in quei giorni. Il padre della ragazza intervenne nella chiacchierata, non per moderare od offrire il suo contributo, bensì per mettere in dubbio che il fatto fosse realmente accaduto, questo perché il “Telegiornale”,  quello del primo canale, oggi Tg1, non lo aveva detto.

Mi resi conto, in quel momento, dell’imbecillità della razza umana e dell’importanza della testata ammiraglia. Ripensai a lungo a questo incontro, quando, anni dopo, con un amico realizzammo un’analisi sui media e sull’utilizzo degli stessi durante la prima guerra del golfo, arrivammo alla conclusione che una guerra esiste perché certificata dalla presenza della televisione, in fondo, come diceva uno studioso di mass media “se un albero cade in una foresta e non è ripreso dalla televisione l’albero è realmente caduto?”.

Oggi si parla tanto di notizie alterate ed informazione distorta, l’anniversario dell’11 settembre è stata l’occasione per riaprire dibattiti su cosa fosse realmente accaduto al pentagono, aereo o missile?

Non lo ha detto il Tg1 quindi non è accaduto, sembra non sia cambiato nulla, anzi quella che allora era un omaggio alla verità certificata, se, lo diceva era perché era vero, oggi siamo alla certificazione della verità, ovvero quello che dice il Tg1 esiste, il resto no.

Questo ci conduce alle polemiche sulla possibile diminuzione dello spread di 100-150 punti (effetto psicologico finanziario?) qualora Berlusconi si dimettesse, ma ci conduce anche all’esigenza che il pubblico non sappia nulla della palude  in cui ci troviamo e questo grazie ai prossimi provvedimenti, necessari per la salvezza economica della nazione. Ovvero la legge sulle intercettazioni e il processo lungo. Berlusconi ha ragione, conosce i media e conosce come reagisce il pubblico televisivo, quello che dice la televisione  esiste, quello che non si dice non esiste, come ad esempio i morti di fame della carestia africana  attualmente in corso, non ne parla nessuno, quindi non esiste.

Non è censura, ne manipolazione della realtà, ma un modo del tutto particolare di affrontare la crisi, sia essa morale, economica o totale. Basta non parlarne, se non se ne parla non esiste, se non esiste vuol dire che non c’è nessun problema, se non c’è nessun problema va tutto bene.

In fondo funziona, per quanto mi riguarda, quando faccio dei volontari black out informativi depurativi, almeno una volta l’anno, di almeno 24 ore. E’come disintossicarsi, come fare finta di vivere in un mondo perfetto, dove non ci sono problemi economici e dove il nostro futuro è in crescita, anche grazie alla nostra intelligenza e creatività .

Purtroppo, egregio presidente del consiglio, è solo per finta, e quando il black out termina la realtà ti si rivela per quella che è. Non faccia finta, non nasconda la polvere sotto il tappeto, gli italiani hanno bisogno di riforme strutturali per l’economia, non di polvere di magnesio, un lampo e via.

Anche perché, di una legge sulle intercettazioni, non sapranno proprio cosa farsene  quando, senza soldi e senza cibo, non potranno parlare al telefono neanche delle ricette di Benedetta Parodi, e tutti sarem “cotti e mangiati”.

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“FACCIAMO FINTA CHE TUTTO VA BEN”

Le reazioni “bipartisan” alla dichiarazione di Di Pietro (“ci scappa il morto!”) hanno un sapore leggermente ipocrita .

Non mi soffermerò sull’aspetto semantico, sulle analogie con il passato ma come una canzone (se non sbaglio, eseguita all’epoca da Ombretta Colli) “facciamo finta che tutto va ben, tutto va ben!”.

Politicamente non usuale, il linguaggio Di Pietrista, ma sicuramente con un fondo di verità per tutti, i cosiddetti “bipartisan”, visto che quando parla lui le dichiarazioni si sprecano, mentre quando Bossi proclama attacchi armati allo stato o rivoluzioni con le baionette (poi un giorno mi diranno dove le andranno a comprare tutte queste baionette!) ci si affretta subito a sottolineare lo spirito “guascone” del leader della Lega.

Sarà anche così, ma se non vogliamo parlare di morto come possiamo definire la massa di disoccupati, inocuppati, non attivi, precari, che popolano la nostra penisola? Forse Di Pietro avrebbe fatto meglio a non dire ci scappa il morto, ma dire che i morti ci sono già, chiamarli per quello che sono ovvero “zombie” morti viventi.

Come vogliamo definire il futuro, quando dalla Grecia ci arriva notizia di un provvedimento governativo per licenziare 120mila dipendenti pubblici? Un futuro nero o “un atto dovuto per disinnescare l’attuale situazione economica”? Le parole sono importanti, specie nei momenti critici, Di Pietro , Bossi, spesso usano affermazioni che colpiscono più la pancia che la testa, ma nel loro ruolo, più vicino ai capipopolo che ai leader di partito, hanno il merito di provocare , gettare un messaggio alla “gente”. Il resto della politica sembra invece orfana delle “convergenze parallele” di Moro e di quei messaggi criptici fatti di accordi tra le segreterie. Tutto questo mentre affondiamo, tutto questo sperando che un aumento della produzione non interessi esclusivamente le pompe funebri, visto l’aumento di suicidi nella vicina, non solo geograficamente, Grecia.

Tutto questo mentre Obama dimentica (lapsus?) di citare l’Italia nei ringraziamenti ai paesi che hanno contribuito alla liberazione della Libia. Tutto questo mentre sta per partire un programma su Milan Channel, dove i giornalisti che lo curano sembra che siano ancora in attesa di una conferma per i  loro contratti mentre Marysthell Polanco (chi è ve l’andate a cercare!) riceverà, pare,  per leggere i messaggi dei telespettatori, pare, un compenso settimanale di 2500 euro, ovvero 100mila euro in nove mesi. Attendo dichiarazioni bipartisan.

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CONTINUIAMO A FARCI DEL MALE

Siamo stati declassati! Ma tutto è tranquillo, Lui intanto pensa ad una grande manifestazione di piazza. Per il rilancio dell’economia? No! Contro i magistrati! Intanto un professore universitario propone il taglio secco di tutte le tredicesime degli statali. E vedrete, se ci sarà questa marcia della “libertà”, contro i magistrati, quanti statali saranno in prima fila.  

Siamo di nuovo al “panem et calcium” i soliti fessi di Italiani oggi parleranno della prossima partita, di Miss Italia e del Paolini che aveva predetto la vincitrice e della possibile truffa. Ma nessuno o molto pochi parlerà del declassamento e di quello che causerà alle nostre vite, ammesso che avremo ancora una vita.

Non sono e non voglio essere tragico ma in Grecia sono aumentati i suicidi, un domani, gli storici, parleranno di corsi e ricorsi. Come nella crisi del 1929, faranno film e libri, ma questo, forse, accadrà un domani. Intanto sarebbe opportuno che oggi il popolino capisse più , ma la solita compagnia di giro è preoccupata a difendere l’indifendibile, ad amplificare la violazione della privacy, senza soffermarsi sui possibili ritorni economici, in termini di denaro pubblico, che sarebbero confluiti nelle tasche dei portatori sani di mignotte.

Ma si sa, sono solo dicerie, chi lo ama lo amerà sempre di più, chi è li grazie a lui lo difenderà fino alla morte, e a sinistra si accontentano di Fazio e Litizzetto, del loro siparietto settimanale in cui sembra che gliele cantino, sembra , si, visto che appena la Camusso, durante l’intervista, provoca un applauso spontaneo del pubblico, il prode Fazio richiama all’ordine. Ma non sarebbe il caso di mettere delle sagome di cartone?

Chi è ricco sarà sempre più ricco, chi è povero, ma il termine può essere riduttivo, dovrà decidersi, o sopravvivere o se ne ha la possibilità prostituirsi, vendere la sua dignità, il suo corpo, la sua coscienza.

Anche se un domani finisse l’avventura politica di Berlusconi e il suo pensiero, il suo mantra, che rende impossibile all’Italia rinascere, resterebbe intatto. Un’Italia dove, in un telequiz, una giovane laureata fa morire Salvatore Giuliano nel 1996. Sono stufo di essere uno dei pochi a incazzarsi, ad attribuire importanza alla cultura in un’Italia dove il termine più usato è “patonza” e sinonimi. Come farà un genitore a spiegare al suo piccolo cosa vuol dire, patonza, escort? Non basterà dire che è un modello della Ford! Siamo sotto la merda e non vogliamo rendercene conto, tutti, come dicevo prima anche se lui sparisse rimarrebbe il suo pensiero, la sua filosofia, quella che oggi rende i Cipputi degli anni ’70 tanti falsi ricchi, gente che con un mutuo in corso e la cassa integrazione decide di acquistare anche il suv. Siamo tutti dirigenti, nessuno vuole usare più il termine operaio, un male, questo, che viene da lontano, in una nazione dove fu coniato il vocabolo “quadro intermedio”, un neologismo per definire chi era a metà tra un impiegato ed un dirigente, ovvero un esecutore senza privilegi.

Come una novella Cassandra mi rendo conto che questo sarà l’ennesimo messaggio in bottiglia e forse anche questo sarà oggetto di studi, tra 100 anni insieme ai suicidi. Non sono invidioso, credeteci, la patonza mi piace ma la mia invidia non va per chi  soffre di bulimia sessuale o ha una Ferrari ultimo modello, piuttosto ammiro ed invidio  chi sa suonare un strumento musicale, un pianoforte, una chitarra o chi sa disegnare. Ma non me ne frega niente se non ci credete. Siamo e saremo sempre di più un popolo di imbecilli, che commenterà la sua lenta ed inarrestabile morte come sempre, separandoci tra guelfi e ghibellini, con lo spirito da bar sport, come quando si commentano le partite.

Non posso nemmeno chiudere con  il Morettiano “continuiamo a farci del male”, ormai siamo andati oltre.

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TUTTI A “SQUOLA”!!

Primo giorno di scuola. Iniziamo con i ricordi. Esterno giorno, sole, Milazzo, Sicilia. Un enorme gruppo di bambini attende di entrare.

I maschietti indossano grembiuli neri e fiocco rosso o blu, le bambine grembiule bianco e fiocco rosa. Sul petto,  o sul braccio, campeggia il distintivo, il numero romano indicato, evidenzia la classe di appartenenza.

Qualcuno approfitta dell’attesa per fare un salto da Lisetta, la cartoleria di fronte. Odore d’inchiostro, di carta, ma anche di cicche e caramelle. Acquistavo sempre, ogni anno, un pallottoliere tascabile, richiudibile a libretto, tutto colorato.

Ero pronto, io avevo il fiocco rosso, più di 40 ragazzini, un maestro, simile nel fisico a John Wayne, una classe collocata negli scantinati, con vecchi banchi di legno, con porta calamaio.

Ero pronto, mi divertivo, e se sbagliavo sapevo che la colpa era mia, il maestro  (chiamato professore nello stile mediterraneo “accrescitivo” dove un geometra era ingegnere!) insegnava, ma io dovevo applicarmi. Il rispetto per la sua figura era, come si direbbe oggi , trasversale, da parte di tutte le classi sociali.

Il muro dell’ingresso ospitava un manifesto truce e colorato, insegnava come comportarsi in caso si trovassero bombe inesplose. Le immagini raffiguravano bambini troppo curiosi che esplodevano, forse un manifesto del dopoguerra, anche se eravamo ai primi anni ’70.

La campanella, il bidello, s’iniziava, oggi tocca a sette milioni e 830 mila studenti, e a 137 mila precari. La scuola, un percorso da fare con gioia e da cui trarre soddisfazione e divertimento, tutti devono collaborare per far si che accada, a partire dalle famiglie, il loro ruolo, troppo protettivo, delegittima i maestri, i professori, se uno studente è un somaro bisogna capire , comprendere, le cause ma non prestarsi al gioco complottista dei figli “i professori ce l’hanno con me!”. E’assurdo!

 I genitori di oggi dovrebbero essere più pronti a capire le difficoltà del docente nel gestire quaranta scalmanati, sembra facciano di tutto per peggiorare le cose.

Così non si preparerà nessuna nuova generazione, ma solo dei molluschi (i molluschi mi perdonino!) che per le fobie delle mamme nei confronti degli acari non hanno mai giocato con i pupazzetti sul tappeto di casa.

E’ chiaro, in un clima come questo essere professore, maestro o diventa un lavoro da svolgere con spirito zen e valium o da missionario. Se poi aggiungiamo il grande contributo creativo fornito da tutti i ministri dell’istruzione, ce ne era uno, tanti anni fa, che si chiamava Malfatti, forse un sinistro presagio sui risultati che si sarebbero ottenuti a furia di tagli e riforme?

In questo clima più che augurare un buon anno agli studenti desidero rivolgerlo ai loro insegnanti, e soprattutto a quei precari, con l’auspicio che alla fine dell’anno siano “promossi”.

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