-2 “NATALE E IL TAVOLO VERDE”

Nel “Il giorno della civetta “ di Leonardo Sciascia, uno dei protagonisti si chiama Zecchinetta, così soprannominato per la passione di questo gioco a carte. Il suo nome è la naturale italianizzazione di lanzichenecco o lasqueneet, furono infatti proprio i lanzichenecchi, nel XVI secolo, ad introdurlo in Italia. Questa “botta” di cultura mi serve per parlare di uno dei momenti topici dei miei ricordi natalizi in chiave “sicula” ovvero le stanze dei giochi.
Ne ho già accennato ma è difficile dimenticare quando io e mio fratello andavamo a passare il pomeriggio a casa di amici. Era un mega appartamento che occupava tutto un intero piano, ed era aperto per “feste”, secondo me, ventiquattro ore su ventiquattro.
Mentre i bambini giocavano, i ragazzi guardavano la televisione, “giochicchiavano” a qualcosa, magari provavano a divertirsi con classici come Monopoli, gli adulti “ azzardavano”.
Seduti in diverse salette, con tappeto verde d’ordinanza, le partite erano le più disparate, zecchinetta, appunto, poker, black jack con il suo sabot.
Ho visto anche normali partite a scala quaranta, tressette, scopa, briscola, ma queste erano “minchiatine” il grosso girava con le prime.
Difficilmente c’erano tavoli misti, masculi e fimmine erano rigorosamente separati, ma su entrambi i fronti si giocava e si giocava forte, intendo con denaro, la Lira di allora, in progressivo crescendo.
Confesso di non avere mai partecipato a questi rituali se non da spettatore, anche passaggi presso qualche casinò mi hanno visto sempre come osservatore incuriosito. Inoltre mentre in un ambiente come un casinò, appunto, esistono dei rituali da rispettare, fissati dalla direzione, in una casa sembra tutto più amichevole, sembra ma non lo è.
Tornando a Zecchinetta ne parlavo con un mio amico di origini pugliesi che mi descriveva i suoi primi Natali milanesi con vagonate di 40 e passa parenti dove mentre le donne cucinavano tutta la notte gli uomini la passavano giocando a carte .
Momenti ludici direbbe qualcuno, di puro divertimento, no passaggi di interi patrimoni. Non so quanto sia vero ma sin da piccolo mi avevano affascinato le storie di intere famiglie costrette al mattino a fare armi e bagagli perché il padre aveva perso tutto a carte, casa compresa. Un mio compagno di scuola mi fece vedere un giorno, a Milazzo, un enorme villone, gigantesco, con parco annesso, che portava effettivamente il nome di quel ragazzo e che, secondo la sua storia, (verità o leggenda?) fu perso dal suo bisnonno in una partita a carte, in una notte di Natale.
Insomma festeggiamo, ma evitiamo che qualcuno ci faccia la festa.

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