-10 NATALE: “I GRANDI PROTAGONISTI…I GIOCATTOLI”

Un capitolo a parte meritano i giocattoli trovati sotto l’albero, oppure solo desiderati, oppure visti ed esaminati presso un negozio di giocattoli, per poi essere cancellati dalla lettera indirizzata a Babbo Natale.
Iniziamo con Sapientino e Sapient Robbie, rispettivamente per mio fratello e per me, due giochi della Clementoni. Oggi sono pura archeologia ludica, ma allora l’idea che con due spinotti s’indovinasse la risposta ad una domanda era altro che innovazione tecnologica.
Un Natale invece ricevetti il classico piccolo chimico, non quello dell’italiana Max ma di una casa inglese, la scatola 2 ( erano divise per complessità) . C’era la provetta di rosso congolese che, diluita in acqua, scoprii provocava l’effetto sangue. Comunque, in seguito, con un amico decidemmo di gemellare il mio piccolo chimico e il suo, guarda caso proprio della Max, obbiettivo distillare la grappa, risultato: mai distillare la grappa già distillata, esplose tutto.
Ricordo che esisteva sempre un consulto tra me e mio fratello Paolo per far si che, dividendo le richieste tra di noi, ci regalassero i giochi e i libri che desideravamo. L’anno delle Giovani Marmotte arrivò per lui il primo dei libri di Richard Scarry. Da allora, quasi ogni anno ne arrivava uno, e devo dire che ancora oggi mi è capitato sia di risfogliarlo (tranquilli l’ho comprato non è quello di mio fratello!) che di regalarlo. Il modo di narrare di Scarry in quel mondo di animali che vanno dal sergente Multa al ladro Gorilla Banana, dal gatto Sandrino al verme Zigo Zago, è divertente ed istruttivo. Meritavano e meritano!
Odiavo i regali “utili”, poi che senso aveva regalare sciarpe e guanti stando in Sicilia, manco avessimo abitato in Val d’Aosta. Eppure qualcuno lo ha fatto, ovviamente ho rimosso chi.
Invece un Natale mi arrivò uno dei primo kit per il Pongo, quella plastilina tutta colorata, con un macchinario per impastarlo e farne cubetti da lavorare con numerose formine.
Lo aveva portato mio padre da un suo viaggio a Milano e si vedeva. No, non per fare polemiche, ma vivere negli anni ’70 in Sicilia comportava delle forti limitazioni per l’approvvigionamento di giocattoli. Dovete sapere che il notiziario ufficiale a cui attingere per ispirazioni ludiche era Topolino, di regola poi, giornaletto alla mano, si andava nei negozi di giocattoli a sbirciare, ma almeno il sessanta per cento di quei balocchi non c’era mai.
Ricordo la linea dell’agente segreto Robinson, vista ed ammirata su Topolino ma mai trovata, neanche a Messina (minchia! trenta chilometri di distanza, vuoi mettere!)
Pertanto quando mio padre incastrava un suo viaggio prenatalizio o meglio andavamo a trascorrere il Natale  a Roma, dai parenti, l’evento assumeva i contorni di una grande abbuffata. A Roma, infatti, c’era un negozio di giocattoli, la VE.BI, di ben 4 piani. Per un bambino, entrarci, sotto le feste, equivaleva ad entrare veramente nel paese dei balocchi. Era l’occasione per tradurre desideri in realtà .
Oggi i giocattoli sono cambiati, si chiamano iPad, iPhone, sono il primo a divertirmi con le numerose applicazioni che offrono, eppure una macchinina, un pupazzetto, fanno sempre felici i bambini, ora come allora.
Quindi, a meno che non vi chiedano quelli di Iron Man, evitate i guanti a Natale ma non dimenticate mai di comprargli un giocattolo.

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