Il mio percorso lavorativo mi ha visto come dipendente solo due, tre anni presso il sindacato dei commercianti e quindi anch’io ho vissuto il clima delle feste natalizie in ufficio, le bicchierate beneauguranti con coloro che ti avrebbero gettato volentieri nella tromba delle scale o accoltellato in bagno.
Ricordo di essere rimasto sconvolto dall’esibizione di un venticinquenne che sdraiatosi per terra a bocconi, con le braccia e le gambe divaricate, cominciò a sussultare per poi rovesciarsi, mantenendo integra la postura degli arti, in posizione supina. Questa performance, avvenuta davanti al Segretario Generale (parafrasando Fantozzi una sorta di “megadirettore galattico”) fu intitolata dallo stesso artista “frittura di un uovo”. Non l’ho più visto e sentito da allora, spero abbia lasciato il lavoro e si sia dedicato all’attività circense; ripetere ogni anno tutto ciò, con l’avanzare dell’età, è difficile, a meno che non specializzarsi nella figura dell’uovo sodo.
Di conseguenza, adesso, sono amici, parenti, che mi testimoniano ogni anno il momento in cui i vertici li omaggiano della loro accondiscendenza, invitandoli ad una festa dove, però, non si mangerà solamente ma ci si divertirà.
Ecco è questo “divertirà” che suona pericoloso e lo capisci quando all’ingresso ti viene consegnato il cappuccio di Babbo Natale. Sarà la prima forma di violenza che ti attende, non tanto verso gli uomini, i giovani sono ormai generalmente pelati, gli altri hanno un’incipiente calvizie frontale, ma le donne? Tre ore di parrucchiere per fare schiattare le colleghe annientate da un berretto rosso polveroso. E va già alla grande se non ha le stelline con le luci intermittenti. Ovviamente nessuno dei dirigenti, uomini o donne che siano, si presterà a ciò, salvo il responsabile marketing e i suoi adepti che devono dimostrare al megadirettoretransgalattico la bontà delle idee.
Ovviamente la regola vuole che dopo ciò ci si accomodi e s’inizi, sbagliato! Dopo un aperitivo leggero, si prende posto come ad un matrimonio (ricerca posto sul tabellone e quindi del tavolo con collega più antipatico al tuo fianco) e quindi per la successiva ora ecco un paio di filmati celebrativi e alcuni interventi di megadirigenti. Le nuove regole vedono, da qualche anno a questa parte, lo svolgersi di tutto ciò nella lingua madre della società, regia aurea delle multinazionali, anche se residenti in Italia, e quindi il tutto viene sorbito con la “massima” attenzione in inglese o in francese. Potrebbero anche dichiarare la “supercazzola” ma l’80 – 85 per cento dei presenti non lo capirebbe, più che un berretto da Babbo Natale avrebbero bisogno di una maschera con un sorriso di circostanza .
Ovviamente lo “stalking” da festa aziendale è solo all’inizio; dopo una cena generalmente a livello di catering da comunione, iniziano le “feste”. Improbabili animatori coinvolgono i presenti in giochi, trenini, lazzi e scherzi. Fotografi improvvisati immortalano il tutto che servirà per successivi ricatti, e nel frattempo, come si conviene, i mega dirigenti se ne sono andati lasciando la plebe nell’illusione di divertirsi.
Tutto ciò ha un costo in denaro e non serve a niente nei confronti della comunicazione e socializzazione interna. L’indomani tutti dovranno tornare nei loro ranghi e i mega provvederanno, come di regola, a non salutare i mini.
Forse, sarebbe meglio, piuttosto che l’allestimento di questo atto di concessione, dal sapore medioevale, i soldi fossero destinati ad opere benefiche, magari con una rappresentanza aziendale chiamata sì ad interpretare Babbo Natale ma per portare dei doni ai bambini ammalati di un ospedale. Si guadagnerebbe in reputazione e come la festa natalizia anche questo sarebbe deducibile fiscalmente.

