Una delle mie tradizioni natalizie è la visione, durante le feste, di un capolavoro di Monicelli, “Parenti Serpenti”.
Per anni mi sono dovuto accontentare di una vecchia videocassetta (ormai oggetto da museo) poiché il film non era disponibile su dvd e dato l’argomento, non propriamente “rose e fiori” , era più facile vederlo trasmesso in tv in estate che durante le feste.
Poi, un giorno, su eBay , ho trovato una versione dvd in Brasiliano “Parente é Serpente” con audio anche in italiano, e da allora la sua “proiezione” avviene con cadenza annuale, tra panettoni e regali.
Il tema del film, per chi non lo conoscesse, è presto detto, una grande famiglia si riunisce in un paesino del centro sud, presso i nonni, per le feste di Natale. Apparenti baci, abbracci, carezze e doni, nascondono risentimenti, odi, invidie, gelosi, segreti, e, dopo un primo tempo, dedicato ad affrescare il tutto nel perfetto climax natalizio, Monicelli ci dà un secondo tempo decisamente più dark, quando i figli e le rispettive famiglie entrano nel panico, motivo: la decisione dei nonni di andare a vivere con uno di loro.
“Parenti Serpenti” è per me un capolavoro, non è una commedia all’italiana, è la commedia italiana.
Conosco, ho vissuto, quel clima familiare, quei profumi, quei suoni, ma ricordo anche quando Mamma e Zia, in cucina, davanti al caffè appena uscito e al pane abbrustolito, dove dopo avrei spalmato la ricotta (panna nel caffè! Specie in quello alla napoletana!) parlavano o meglio sparlavano di quella o di quell’altra parente.
Naturalmente non si sono mai raggiunti gli eccessi che vedrete nel film (guardatelo, regalatevelo, adesso è disponibile il dvd anche in Italiano) ma le analogie sono tante, troppe, purtroppo.
Considero “Parenti Serpenti” come “Canto di Natale” di Dickens, un appuntamento terapeutico natalizio, un film da vedere e da far vedere, magari da regalare a quei parenti che sprecano la loro esistenza guardandovi cupi, cercando di farvi sentire in colpa, rispondendo alle vostre telefonate, anche quelle fatte a Natale (nonostante non vi rivolgano la parola voi non desistete!) con grugniti o parole di circostanza, cavate a forza, senza un minimo di calore umano, omettendo anche semplici “ciao” seguiti dai naturali “come stai”.
Fatelo per voi ma soprattutto per loro, eviteranno il naturale progressivo abbrutimento e di pagare il conto salato di un analista.

