-21 C’ERA UNA VOLTA A NATALE IL LEGO E, PER FORTUNA, C’E’ ANCORA.

Il Lego, così lo chiamano quelli che sono più intimi, sono quei cubetti colorati danesi che servono per costruire casette o navi spaziali.
Il suo nome deriva da due parole danesi “leg” e “ godt” ovvero giocare bene. Consumato questo spazio per sbattervi in faccia la mia cultura, passiamo ad uno dei regali natalizi più desiderati dell’infanzia degli attuali cinquantenni, caratterizzata da questi mattoncini.
Case, automobili, garage, tutto era costruito con il Lego, che in epoca di non politically correct e di assenza di ecologismo vedeva marchi come Shell sulle pompe di benzina delle autorimesse versione Lego.
C’era chi, allora come ora, aperta la scatola, seguiva rigorosamente il progetto per realizzare quanto promesso nella foto, c’era invece chi dava sfogo alla propria creatività, anche perché era convinto che in caso gli fosse mancato qualche mattoncino, cosa che avveniva immancabilmente, poteva attingere alla riserva aurea del “fustino”.
Parlo dei contenitori dei mattoncini che, invece di essere sparsi ovunque, venivano custoditi nei fustini dei detersivi, allora cilindrici, che le mamme di allora, una volta utilizzati, adibivano a porta oggetti. Ovviamente dopo averli decorati con apposite carte adesive, mitiche quelle che davano l’impressione del velluto.
Comunque, rigorosi ingegneri o estrosi artisti , il Lego ha caratterizzato intere generazioni e sentire , oggi, alla vigilia di questo Natale, che non si riesce a far fronte agli ordinativi, alle richieste, è per me confortante, vuol dire che ci sono tanti bambini che si divertono, magari con i genitori e gli zii, a costruire, a sognare, e soprattutto ad immaginare, guardando solo un piccolo mattoncino.

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