“Nostalgia? No, grazie.”

Il senso di nostalgia è tremendo. Spesso pensi di essere moderno, proiettato nel futuro, quando basta un documentario sugli anni ’60, ’70, ’80, ’90, per farti rimpiangere anche epoche che non hai vissuto direttamente, ma la cui bellezza ti è stata trasmessa da nonni e genitori.
In realtà nulla di tutto ciò è vero, la nostalgia può essere deviante, ci focalizza su piccoli aspetti della vita quotidiana di un tempo e ci fa dimenticare i grandi drammi e problemi che ogni epoca ha portato con se. Io ad esempio ho scaricato un’applicazione che riproduce sull’ipad il “clima” della macchina da scrivere. Illustrazione a parte, sono i suoni, il movimento del carrello, il campanello, che stimolano il ricordo di quando ho iniziato a “strimpellare” su una vecchia e pesante Olivetti . Ma l’effetto finisce lì, il “giocattolo” perché di questo si tratta, non riproduce i “drammi” di chi doveva scrivere 40 cartelle (una cartella era composta da 30 righe per 60 battute ciascuna, ovvero 1800 battute, spazi compresi). Parlo del cambio del nastro, della correzione dei numerosi errori, da fare con bianchetto o con strisce dotate di bianchetto, da sovrapporre all’errore e su cui “ribattere”.
Ovviamente il testo battuto doveva poi essere ribattuto dal tipografo, e stiamo parlando della fine anni ’80, non degli anni ’40.
Trovo spesso dei miei contemporanei che rimpiangono quel periodo eroico, io purtroppo no, ho venduto l’anima al diavolo che progressivamente mi ha permesso di scrivere ovunque, correggere e pubblicare, tutto in tempo reale.
No, non rimpiango, solo una piccola nostalgia,ma superata dal fatto di essere un testimone attivo e divertito di questi grandi cambiamenti, curioso di sapere cosa c’è dietro l’angolo.

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