Due vecchi signori si sono incontrati ieri dopo qualche tempo, uno dei due è ormai in pensione, e, guarda caso, il suo posto di lavoro, è gestito dall’altro signore. Sono entrambi vecchi, no, non anziani, ma il primo per qualche malanno e troppe preoccupazioni ha deciso di uscire di scena, di dimettersi. Eppure , tra i due , non c’è gelo, anzi, una buona amicizia, buona, non calda, uno dei due è di origini nord europee, e la sua educazione e formazione non sembra trascinarlo in quelle manifestazioni di affetto tipiche dei popoli mediterranei.
Eppure, quando si sono incontrati, sembrava fossero felici entrambi, dei loro ruoli, di esserci ancora , di quello che rappresentano, per se stessi e gli altri.
Cambiamo scena, interno giorno, un antico palazzo romano, centinaia di telecamere, quello che si dice un evento ma che la laica politica, spesso laida, trasforma, abusando, in un “rito”. Due giovani uomini, due importanti uomini, quasi coetanei, uno di poco sotto ai quarant’anni si devono scambiare uno strumento di potere, non è uno scettro, né un trono, né una valigetta con i codici nucleari, ma una campanella, una piccola campanella che si agita per aprire le riunioni, per zittire gli indisciplinati. Il momento è solenne , i due uomini sono alla guida di un paese, di una nazione, uno esce, l’altro entra, sono, politicamente, dello stesso partito. La luce rossa delle telecamere si mette in funzione, il canale di servizio della presidenza del consiglio si mette in funzione, i protagonisti sono davanti al popolo, in diretta, a qualcuno dei telespettatori forse scappa la pipì, “ma dai posso anche andarla a fare”, pensa, torna è già tutto finito, i due giovani uomini non ci sono più, solo telecamere e fotografi. Cosa è successo? Qualcuno è stato male? Ma ecco che il conduttore televisivo rimedia all’assenza da momento fisiologico proponendo, come un evento calcistico, il replay, i due giovani uomini politici, dello stesso partito, uno entrante, l’altro uscente, arrivano, non si guardano, uno da all’altro la famosa campanella, una stretta di mano e via, il tutto dura sedici secondi, nel gelo più assoluto, imbarazzando i presenti, vicini e lontani.
Non so se quanto fin qui raccontato sia accaduto veramente o no, forse, la saggezza, non si accompagna sempre alla giovinezza.
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