Oggi è virtualmente il primo ottobre, San Remigio, oggi infatti iniziava la scuola per i papà e gli zii over 50, e quindi i primini venivano detti “remigini”.
Per il resto non è cambiato molto in questi 40 anni e passa. In un’era in cui il mondo si ferma per sapere le nuove caratteristiche dei nascituri iphone, le scuole italiane fanno infatti ancora più schifo. L’edilizia scolastica necessita, si sa, di profondi restauri ma purtroppo per lei, non essendo monumento nazionale , come il Colosseo, nessun Diego Della Valle sponsorizzerà il recupero dei cessi della scuola secondaria di Palermo o di Ronco Briantino.
I collegamenti scuola – casa sono poi affidati alla roulette dei mancati introiti, ovvero riusciranno i comuni a far fronte a queste spese e soprattutto i gestori di treni e bus avranno i mezzi finanziari per mantenere gli impegni in termini di corse e mezzi? O dovranno sopprimerli in corsa?
Nell’era del tablet si fanno comprare ben dieci libri ad un bambino della prima media, l’affollamento di volumi scontati, disponibili in un punto fidaty di qualsiasi esselunga (anche i supermercati prenotano libri!) offre, in questi giorni, la giusta rappresentazione di un sapere che dallo scaffale va nel cestello come un prodotto qualsiasi, privo di quella ritualità propria del libraio, un tempo il vero ed unico sacerdote.
Pertanto, in questo clima ormai privo di cerimonie, dove pochi metterebbero le copertine protettive ai propri libri, sarebbe più opportuno imporre alle case editrici una scadenza , la digitalizzazione entro due o tre anni per iniziare subito, ove possibile, ad utilizzare già il tablet per questo scopo. Ovviamente c’è chi esibirà il tablet più costoso e chi quello da lettura , ma si sa un tempo erano i grembiulini, poi gli astucci, poi le matite, oggi le differenze sociali procedono di pari passo con l’evoluzione tecnologica, quindi non facciamo discorsi e provvediamo, a trarne beneficio saranno intanto le spalle dei ragazzi , non più costrette da zaini e trolley.
Non affronterò il discorso sui maestri e docenti, ne conosco tanti, so che molti lavorano bene, benissimo, con impegno, sono convinto che dovrebbero essere pagati di più e che ad una adeguata retribuzione risponderebbero con un impegno maggiore nella ricerca di nuovi strumenti educativi.
Purtroppo, rispetto a 40 anni fa, quando il mio maestro, in Sicilia , a Milazzo, lo chiamavamo Professore, per una naturale forma di rispetto, tanto che ancora oggi mi viene in mente come prof Romano. Dicevo che rispetto ad allora, un’epoca dove i maestri facevano il loro lavoro e le famiglie davano fiducia, consapevoli del loro ruolo, oggi tutto è cambiato: oggi le famiglie sanno tutto loro, si coalizzano, impongono, dirigono, ricattano, spesso in nome di fatidiche espressioni del pargolo del tipo “i professori c’è l’hanno tutti con me!” .
Povere stelline , peccato non aver potuto mai fare affidamento a questo tipo di dichiarazione, mio padre prima di scegliere un altro percorso professionale aveva insegnato, quindi considerava questa frase poco seria da parte di chi la diceva e da buon toscano gli provocava solo ilarità .
Con il tempo capii che aveva ragione, oggi dovrebbero capirlo molti genitori.
Per il resto mi auguro che questi remigini riescano a divertirsi, appassionarsi e a conservare nel futuro bellissimi ricordi come quelli che ancora oggi custodisco gelosamente. Con l’occasione un augurio va anche a tutti gli studenti che hanno iniziato il loro ultimo primo giorno di scuola, per loro , tra qualche mese, il risveglio sarà più brusco, quindi, salvando la pellaccia dell’animale, un “in bocca al lupo” ci sta tutto!
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