…andate in pace, amen!
In realtà non è proprio così, ma la conclusione del Natale e l’arresto sui binari dei trenini di Capodanno,fa ripiombare tutti, di colpo, grandi e piccoli, politici e familiari, amici e non, nelle consuete meschinità quotidiane.
È indubbio che il Natale, anche per i non credenti, rappresenti un momento di pace, serenità , ci si ritrova, si mangia, si ride, poi appena finisce tutto si rischia di essere messi sotto da un auto.
E già , tutti di fretta e soprattutto molto incazzati. Ma come? Sono gli stessi che un giorno prima si fermavano per farmi gli auguri, cosa e’ successo?
Nulla l’effetto natalizio, una sorta di droga che pervade la maggioranza delle persone, e’ svanito, andato, dissolto. Da oggi tutto tornerà normale, il quadro politico già lo evidenzia, manca solo il coltello fra i denti, attendo su “Chi” un ricco servizio sui pedalini di Monti: la fabbrica del fango,inutile dirlo, ha degli aspetti feticisti.
Quando ero piccolo sentivo dire che se un politico avesse aperto l’armadio e tirato fuori certi dossier, certi scheletri, per alcuni sarebbe stata la fine. Uno di questi custodi di una sorta di “halloween de noantri” sarebbe stato Giulio Andreotti, depositario di tali indicibili segreti, purtroppo, mai svelati, lo dico con curiosità da pennivendolo. Tant’è che il divo Giulio non riuscì nel suo obbiettivo principale, diventare presidente della Repubblica.
Nella nostra epoca, con i media declinati in ogni sorta, abbiamo un’overdose informativa, i pusher ci forniscono apps sempre più ricche, tra un po’ avremo le notizie prima ancora che accadano.
Un tempo la tecnologia era appannaggio di pochi eletti oggi no, quando vedo Gianna, la zia di mia moglie, da poco 80 anni ( la zia ! ovvio!) ruotare l’ipad per leggere meglio comprendo che siamo come intuì Darwin, animali in evoluzione.
Adattiamo atteggiamenti e pensieri a seconda di ciò che ci circonda e gli strumenti tecnologici sono come le noci per alcuni uccelli delle Galapagos che ne trasformarono il becco per consentirne la rottura..
Ma nonostante questo il nostro ” homo hominis lupus ” ci pervade e ci prevale, sempre!
Alla prossima!
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