SESSANTA PAROLE PER TRE SUICIDI

Ieri si sono uccisi tre uomini. Uno era un ex-manager, Giuliano, 42 anni, si è ucciso a Sesto Fiorentino gettandosi sotto un treno merci, del secondo conosco solo le iniziali, V.T. aveva solo 28 anni, era di Ragusa, la sua azienda agricola andava male e si è impiccato. Il terzo un ristoratore di Padova, si è impiccato per debiti.

60 parole per 332 caratteri (spazi inclusi) per tre vite che non ci sono più, sopraffatte da tutto ciò che sta accadendo.

Andiamo invece a osservare quanto spazio hanno dedicato ieri e offrono oggi alla onorevole Santanchè e alla sua nuova esternazione, al “confronto” Iotti-Minetti.

Passaggi giornalistici perlopiù critici ma sinceramente inutili. E’ necessario che il giornalismo riveda anche se stesso, lasci al gossip quello che è del gossip, ed eviti di amplificare le minchiate.

Soprattutto, questa responsabilità è di quelle trasmissioni radiofoniche, di cui molte con telecamera in dotazione, che cercano il politico disposto a parlare o meglio a straparlare. Non faccio esempi, non offro visibilità, ma suggerisco ai conduttori, spesso giornalisti, pur con il sorriso sulle labbra, di farsi portavoce immediati del pensiero degli italiani replicando all’ennesima idiozia, in caso contrario resteranno solo dei “porta-voce” e null’altro.

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