“TUTTI UNITI PER UN NUOVO MIRACOLO ITALIANO”

Adesso basta! Oggi è il primo giorno dell’era p.B. (post Berlusconi), quello che invece non è e che non siamo fuori dall’era Berlusconiana, e questo si palesa nel comportamento della gente comune, di quelli che seppur con le pezze (dove, decidete voi!) ancora ieri lo difendevano, dicevano meglio le urne, e chiudevano parlando dei soldi che ha speso Moggi per difendersi in tribunale.

L’italiano è un fesso! Abbiamo una lega che difende un nord lavoratore dove gli imprenditori,  i “principali” come li chiamano i loro dipendenti, sono spariti. Anche le più piccole aziende delocalizzano, licenziano, assumono a progetto e a scadenza. Imprenditori che disprezzano il sud, uno, una volta, mi disse, orgoglioso, di non essere mai andato a Napoli o in costiera (Amalfitana), ma poi stringono accordi con la camorra per seppellire i rifiuti tossici nei pascoli delle bufale da mozzarella.

Al sud po, e parlo per esserci vissuto per quasi vent’anni, l’italiano, da sempre, si caratterizza per quel suo atteggiamento rassegnato, da pietismo deamicisiano, da bastonato dal governo, dai potenti, dalla scuola, dal governo, dalla mafia. Vero, in alcuni casi ma falso nella maggior parte, figlio di quel malcostume dove diventare un dipendente statale era come vincere alla roulette, e tanti anni di governi DC capirono che un do ut des in questi termini avrebbe fidelizzato i consumatori, pardon, gli elettori.

Non mi si scassino i “cabasisi”, come direbbe Montalbano, con quello che hanno combinato i governi di centrosinistra, non se lo ricordano nemmeno loro di essere stati al governo, mi permetto però di annotare uno spread a 37 e un avanzo primario al 5% quando lasciò Prodi.

Non facciamo, inoltre, il solito giochino a guardare i francesi che stanno peggio di noi perché hanno un presidente pirla che si diverte a ridacchiare alla Louis De Funes (motivo per cui cinematograficamente i film francesi, per anni, mi sono stati indigesti) loro sono loro, noi siamo altri, loro hanno la tripla A, possono rivendicare di aver fatto fuori Gheddafi, e di aver creato l’attuale asse Franco-Tedesco, noi, grazie al nostro “grand’uomo” abbiamo ampliato ancor di più il debito pubblico, ormai terzo al mondo, non volevamo mandare a casa Gheddafi, e sulla scena internazionale rispondiamo ai sorrisini di Sarkozy con Giuliano Ferrara in versione di omone sandwich.

Nel frattempo un post-it per tutti coloro che ieri ne hanno già nostalgia, in questi mille giorni a differenza della canzone di Claudio Baglioni non si è trattato di me e di te, ma solo di lui, dei suoi processi, dei suoi piani per bloccare Rai., magistratura e , ciliegina, di tutte le sue “amicizie” . Vogliamo chiamarle così?

Cosa potevamo aspettarci, che il mondo approvasse! Non è falso moralismo ma, anche in quel caso, di crollo della credibilità. Dire che riteneva Ruby la nipote di Mubarak (senza far controllare tutto dal fido Gianni Letta o da Ghedini) è normale per un popolo di fessi, di gente che già sognava di far prostituire le loro figliole per sistemare tutta la famiglia e tra questi, tanti, erano anche ieri sera a gridargli contro. E’ facile criticare quando tutto crolla, l’italiano è un fesso, anzi come si dice al nord un povero pirla, non ha mai il coraggio delle sue idee e vive una vita di luoghi comuni, fatta di una ignoranza crescente e dequalificante. D’altronde è nel dna l’orgoglio nazionale, i loro padri erano quelli che votavano democrazia cristiana, salvo poi no ammetterlo ma dire “non posso dirti per chi ho votato ,il voto è segreto!”.

E’ in questa Italia dove da sempre vedere gente a tavola è segno di benessere (ma con un pranzo non ce paghi er mutuo!), che il Berlusconismo si è insinuato, trasformando i Cipputi di una volta in possessori di Suv a rate, ora , oggi, nel primo giorno della era p.B. siamo ufficialmente commissariati, ora, fino alle prossime elezioni, dobbiamo scordarci dei cazzeggi, dei nani e delle ballerine, i professori della Bocconi, come i dottori di Rembrandt, giungono al nostro capezzale con l’ordine di rimettere a posto le cose, è nell’interesse di tutti farlo, l’alternativa è la fine, e come nel quadro di Rembrandt una lezione su un corpo morto.

Potevamo andare ad elezioni anticipate, ma solo se avessimo avuto un sistema che consentiva di farle entro poco tempo, con l’attuale facevamo in tempo a fallire.

Quindi un appello, uniti, UNITI! Diamo un senso a questi 150 anni, rifondiamo l’Italia, non iniziamo a criticare già il nuovo esecutivo con i se e con i ma, si fissino i punti e si portino avanti. Poi quando la febbre sarà passata, si potrà tornare a votare, per dare vita ad un nuovo governo che ricostruisca, che dia certezze, che sia lì per noi e non perché ricco di uomini riconoscenti al capo partito!

E’ troppo? Forse, ma preferisco parlare di soluzioni per il paese che di processi, sono stufo di vergognarmi anche quando parlo via skype, con un amico all’estero, soprattutto perché prima ti facevano le battutine ora ti commiserano.

Possiamo farcela, tutti insieme, per “un nuovo miracolo italiano” e allora si che con una musica diversa potremo gridare “forza..Italia!!”.

 P.S. Che fine ha fatto Capezzone?

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