Ieri sono stato ad un pranzo di famiglia. Quelli classici, in un ristorante fuori porta, di domenica, con il pretesto, per stare insieme, di festeggiare la festa patronale di Lissone, città brianzola del mobile, un tempo leader in questo settore, oggi penalizzata dalla profonda recessione.
Il pranzo e la giornata sono stati piacevoli, ho anche parlato delle ultime novità tecnologiche con una ragazzina di undici anni, Giulia, che mi chiedeva se l’iphone si poteva collegare ad internet o com’era il gioco che uso sulla wii.
Tra noi ci sono quasi 40 anni di differenza ma parlavamo lo stesso linguaggio, quello che, purtroppo, non si parla più intorno a noi, dalla politica alla società. Malati di autoreferenzialismo e di protagonismo chiunque apra bocca verso il popolo, anche solo per dire delle idiozie, assume un atteggiamento fine a se stesso, ma non finalizzato a far conoscere agli altri il suo pensiero per aprire una discussione o per proporre una idea, una soluzione, per un problema.
Sabato centinaia di teppisti hanno messo a ferro e fuoco Roma, mentre le forze pubbliche erano posizionate nel cuore della città politica, da Montecitorio a Palazzo Grazioli, il resto della capitale restava priva di protezione permettendo a questi delinquenti di dare vita a distruzioni organizzate. Hanno potuto fare di tutto, dalla distruzione di simboli sacri al tentativo di invasione delle abitazioni private, dall’incendio di auto al tentativo di omicidio di poliziotti.
Abbiamo potuto seguire l’evolversi di questa tragedia minuto per minuto. Il pomeriggio casalingo del sabato si è prestato, l’attenzione è cresciuta, ad un certo punto tra televisori e computer, tra sky, corriere.it e rai news24 avevo ricostruito una piccola centrale video, come quelle della questura. Infatti mi domandavo, se io vedo quello che combinano, lo vede anche chi dirige le operazioni, perché non agiscono, perché si limitano a disperderli, perché non li arrestano? Sarebbe stato curioso capire come queste centinaia di pirla siano potuti arrivare con mazze e caschi, quando, ogni domenica, la polizia fa le pulci al tifo che gira da nord a sud della nostra penisola. Qualcuno li ha gentilmente invitati e protetti? Perché solo dodici arrestati?
Risulta che abbiano provato ad entrare anche in case private, e se il cittadino avesse reagito sparando, uccidendo, avremmo dichiarato l’ennesima vittima, con videoclip celebrativa?
Genova 2001 ha celebrato troppo Carlo Giuliani, ne ero convinto allora ne sono convinto oggi, allora ero incazzato perché la polizia aggredì chi non c’entrava nulla, perché costruì le prove nella perquisizione alla Diaz, ma ha dimenticato velocemente il giovane carabiniere, ormai fuori anche dall’arma. Carlo Giuliani aveva una maschera anche lui, doveva mettere in conto quello che poi è tragicamente accaduto, ieri poteva accadere di nuovo, quando il blindato è stato attaccato, in diretta, con Corradino Mineo che lo commentava allarmato, checché qualcuno abbia detto che Rainews abbia minimizzato nella narrazione ciò che stava accadendo, mai di più falso!
Rainews 24 e Sky hanno documentato tutto senza minimizzare, mentre le altre reti “cazzeggiavano” con “stupidaggini” da palinsesto del sabato pomeriggio. Ecco i soliti autoreferenzialisti, Roma viene incendiata e si accusa Mineo, un po’ come per anni si è fatto per la crisi economica , era solo colpa di Prodi.
Curioso come accada tutto ciò sotto gli occhi di tutti, in un mondo dove la fiction ci fa vedere come un uomo possa essere seguito da satelliti in grado di farcelo vedere mentre si scaccola il naso. Ieri questi satelliti erano spenti, erano accese solo le telecamere, faziose e minimizzatrici, ma sarebbero bastate per far spostare subito poliziotti, carabinieri da palazzo Grazioli a via Cavour.
Forse non sarebbe servito a nulla ma già a Genova, le registrazioni audio, ci rivelarono gli errori, la mancanza di comunicazione tra chi dirigeva e chi agiva.
Oggi io parlavo con una bambina, quarant’anni più piccola di me, parlavamo di elettronica, di computer di videogiochi, l’errore sta tutto qui, non si dialoga, come tutte le cose che quest’epoca ci trasmette anche il dialogo è falso, facciamo finta di parlare ma amiamo solo ascoltarci, un dialogo apparentemente sostituito da facebook, twitter, happy hour, ma siamo solamente soli e soprattutto sempre più sordi.

