Non abbandoniamo i piccoli lettori!

Scrive Giovanna Zucconi, sabato 8 ottobre, sulla Stampa, nell’inserto “Tuttolibri”, a proposito del mercato inglese dei libri per bambini : Peraltro, i libri per bambini sono gli unici a resistere alla recessione. Mentre il mercato in generale è sceso del 3,5%, nella prima metà del 2011 i prescolastici sono aumentati del 6%, i libri di testo del 13%, e la non fiction del 6%. Ed è in corso la Children’s Book Week. piccoli lettori crescono, se qualcuno si occupa di loro.”.

Dati che fanno riflettere, che ci fanno riflettere. Non conosco i dati italiani aggiornati ma, frequentando il mondo editoriale, ritengo siano molto diversi, a questo si accompagna, poi, la visione quotidiana di ciò che accade intorno a noi.

Ancora oggi, a distanza di mesi, non riesco a dimenticare il viso deluso di un bambino che voleva un libro, Esselunga, Macherio, Brianza, e la mamma, classe sociale benestante, carrello pieno zeppo, suv d’ordinanza, lo liquidava con un “ne hai già tanti! E poi lo sai che portano polvere!”.

Mi sono trattenuto, avrei urlato, ma tanto nessuno avrebbe capito il mio disagio, ero in Brianza, una terra dove nei centri commerciali, perennemente pieni, trovi un’oasi di pace entrando nelle librerie, perennemente vuote.

Non dico che quel bambino dovesse ricevere solo libri, come il protagonista di “Papirofobia” un racconto di Susanna Tamaro (Giunti Editore) , ma, almeno, quel libro. Lo aveva chiesto, costava sette euro, era una sorta di enciclopedia sui mezzi di locomozione. Mi sembrava di vedere il videoclip della canzone “balocchi e profumi”  “Per la tua piccolina / non compri mai balocchi / Mamma, tu compri soltanto profumi per te!”.

D’altronde, anche chi pubblica i libri sembra essere sempre più lontano dal pubblico e privo “dell’istinto primordiale” dei grandi editori, come Mondadori, Rizzoli, Rusconi, o , per i ragazzi, di personaggi come Sergio Bonelli o Gaudenzio Capelli, direttore editoriale e responsabile di Topolino a cavallo tra Mondadori e Disney. Personaggi che “fiutavano” e inventavano, dal niente, il prodotto editoriale.

Se da un lato ci lamentiamo dell’ignoranza delle nuove generazioni non facciamo nulla per contribuire a far crescere la loro conoscenza. Non basta essere presenti sulle nuove “piattaforme” (termine che ricorda più il mondo petrolifero!) non basta offrire i prodotti anche su iphone, ipad, android, bisogna che ci siano dei contenuti e che un pubblico, sempre più largo, lo legga. I genitori di oggi, che si scandalizzano perché i loro figli adolescenti citano le battute di trasmissioni come “i soliti idioti” di Mtv, quando avevano la loro età citavano i gatti di vicolo miracoli e il loro “capitooo!” o “l’hans fidanken” di Drive in. “L’età dello strullo” come diceva mio nonno è normale, ad un certo punto siamo un po’ tutti un po’ più imbecilli e beoti. Chi è più anziano, poiché c’è già passato, deve aiutare a dirimere divertimento da approfondimento.

Invece, nelle case editrici, prevale sempre più il marketing, che avrebbe ucciso in partenza collane che hanno contribuito all’istruzione dell’Italia, come gli Oscar Mondadori o la Bur della Rizzoli. Il marketing editoriale vive i suoi prodotti come un programma televisivo, e come un programma supporta quello o quell’altro, con spot o ospitate, per ritirarlo nel giro di due anni qualora non venda un minimo, ed in molti casi non destinandolo nemmeno al mercato parallelo, quello delle bancarelle, dei remainder’s, ma direttamente al macero.

Abbiamo così un’editoria di grandi autori che, indipendentemente dai contenuti, proiettano le vendite in alto, magari solo con una ’ospitata da Fabio Fazio, e di piccoli e sconosciuti autori che non vedranno mai pubblicato nulla, per logiche di marketing editoriale  ma che sono riassumibili nell’assoluta assenza di una visione del futuro.

Non lamentiamoci quindi, un domani, se i nostri figli collocheranno Mussolini negli anni cinquanta o risponderanno al presentatore di un telequiz “non lo so, io non ero ancora nato!”. Non lamentiamoci, siamo noi stessi che li stiamo annullando, resettando, evitando accuratamente di cercare tra gli scaffali e regalare libri che oltre ad aiutare il mercato allenino il cervello a viaggiare, a pensare , a fantasticare.

Per un bambino di ieri e oggi c’è ancora una differenza emotiva a capire il mondo che ci circonda se lo spiega un documentario del National Geographic o attraverso le descrizioni di Zigo Zago e del Sergente Multa e i disegni  di Richard Scarry. Ci si può stupire ancora oggi delle visioni del futuro che aveva Giulio Verne, o “pensare” (termine che fa sempre paura!) leggendo “I ragazzi della via Pal”.

Meglio la polvere dei libri che un mondo pulito, lindo e con tanti cervelli pieni di segatura, questo, se non ci svegliamo, quello che ci attende.

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