Se non lo ha detto il Tg1 non è vero

Metà anni ’70, un’estate abruzzese, i consueti itinerari geografici di carattere parentale. All’epoca, un mio cugino, era “fidanzato” con una fanciulla del luogo, conoscemmo così anche i suoi genitori, la classica famiglia borghese, come si diceva allora, quella che lasciava ancora in mostra a giugno l’uovo di pasqua,  ma a turbarmi fu più una breve, ma intensa discussione, su un fatto di cronaca accaduto in quei giorni. Il padre della ragazza intervenne nella chiacchierata, non per moderare od offrire il suo contributo, bensì per mettere in dubbio che il fatto fosse realmente accaduto, questo perché il “Telegiornale”,  quello del primo canale, oggi Tg1, non lo aveva detto.

Mi resi conto, in quel momento, dell’imbecillità della razza umana e dell’importanza della testata ammiraglia. Ripensai a lungo a questo incontro, quando, anni dopo, con un amico realizzammo un’analisi sui media e sull’utilizzo degli stessi durante la prima guerra del golfo, arrivammo alla conclusione che una guerra esiste perché certificata dalla presenza della televisione, in fondo, come diceva uno studioso di mass media “se un albero cade in una foresta e non è ripreso dalla televisione l’albero è realmente caduto?”.

Oggi si parla tanto di notizie alterate ed informazione distorta, l’anniversario dell’11 settembre è stata l’occasione per riaprire dibattiti su cosa fosse realmente accaduto al pentagono, aereo o missile?

Non lo ha detto il Tg1 quindi non è accaduto, sembra non sia cambiato nulla, anzi quella che allora era un omaggio alla verità certificata, se, lo diceva era perché era vero, oggi siamo alla certificazione della verità, ovvero quello che dice il Tg1 esiste, il resto no.

Questo ci conduce alle polemiche sulla possibile diminuzione dello spread di 100-150 punti (effetto psicologico finanziario?) qualora Berlusconi si dimettesse, ma ci conduce anche all’esigenza che il pubblico non sappia nulla della palude  in cui ci troviamo e questo grazie ai prossimi provvedimenti, necessari per la salvezza economica della nazione. Ovvero la legge sulle intercettazioni e il processo lungo. Berlusconi ha ragione, conosce i media e conosce come reagisce il pubblico televisivo, quello che dice la televisione  esiste, quello che non si dice non esiste, come ad esempio i morti di fame della carestia africana  attualmente in corso, non ne parla nessuno, quindi non esiste.

Non è censura, ne manipolazione della realtà, ma un modo del tutto particolare di affrontare la crisi, sia essa morale, economica o totale. Basta non parlarne, se non se ne parla non esiste, se non esiste vuol dire che non c’è nessun problema, se non c’è nessun problema va tutto bene.

In fondo funziona, per quanto mi riguarda, quando faccio dei volontari black out informativi depurativi, almeno una volta l’anno, di almeno 24 ore. E’come disintossicarsi, come fare finta di vivere in un mondo perfetto, dove non ci sono problemi economici e dove il nostro futuro è in crescita, anche grazie alla nostra intelligenza e creatività .

Purtroppo, egregio presidente del consiglio, è solo per finta, e quando il black out termina la realtà ti si rivela per quella che è. Non faccia finta, non nasconda la polvere sotto il tappeto, gli italiani hanno bisogno di riforme strutturali per l’economia, non di polvere di magnesio, un lampo e via.

Anche perché, di una legge sulle intercettazioni, non sapranno proprio cosa farsene  quando, senza soldi e senza cibo, non potranno parlare al telefono neanche delle ricette di Benedetta Parodi, e tutti sarem “cotti e mangiati”.

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