Siamo stati declassati! Ma tutto è tranquillo, Lui intanto pensa ad una grande manifestazione di piazza. Per il rilancio dell’economia? No! Contro i magistrati! Intanto un professore universitario propone il taglio secco di tutte le tredicesime degli statali. E vedrete, se ci sarà questa marcia della “libertà”, contro i magistrati, quanti statali saranno in prima fila.
Siamo di nuovo al “panem et calcium” i soliti fessi di Italiani oggi parleranno della prossima partita, di Miss Italia e del Paolini che aveva predetto la vincitrice e della possibile truffa. Ma nessuno o molto pochi parlerà del declassamento e di quello che causerà alle nostre vite, ammesso che avremo ancora una vita.
Non sono e non voglio essere tragico ma in Grecia sono aumentati i suicidi, un domani, gli storici, parleranno di corsi e ricorsi. Come nella crisi del 1929, faranno film e libri, ma questo, forse, accadrà un domani. Intanto sarebbe opportuno che oggi il popolino capisse più , ma la solita compagnia di giro è preoccupata a difendere l’indifendibile, ad amplificare la violazione della privacy, senza soffermarsi sui possibili ritorni economici, in termini di denaro pubblico, che sarebbero confluiti nelle tasche dei portatori sani di mignotte.
Ma si sa, sono solo dicerie, chi lo ama lo amerà sempre di più, chi è li grazie a lui lo difenderà fino alla morte, e a sinistra si accontentano di Fazio e Litizzetto, del loro siparietto settimanale in cui sembra che gliele cantino, sembra , si, visto che appena la Camusso, durante l’intervista, provoca un applauso spontaneo del pubblico, il prode Fazio richiama all’ordine. Ma non sarebbe il caso di mettere delle sagome di cartone?
Chi è ricco sarà sempre più ricco, chi è povero, ma il termine può essere riduttivo, dovrà decidersi, o sopravvivere o se ne ha la possibilità prostituirsi, vendere la sua dignità, il suo corpo, la sua coscienza.
Anche se un domani finisse l’avventura politica di Berlusconi e il suo pensiero, il suo mantra, che rende impossibile all’Italia rinascere, resterebbe intatto. Un’Italia dove, in un telequiz, una giovane laureata fa morire Salvatore Giuliano nel 1996. Sono stufo di essere uno dei pochi a incazzarsi, ad attribuire importanza alla cultura in un’Italia dove il termine più usato è “patonza” e sinonimi. Come farà un genitore a spiegare al suo piccolo cosa vuol dire, patonza, escort? Non basterà dire che è un modello della Ford! Siamo sotto la merda e non vogliamo rendercene conto, tutti, come dicevo prima anche se lui sparisse rimarrebbe il suo pensiero, la sua filosofia, quella che oggi rende i Cipputi degli anni ’70 tanti falsi ricchi, gente che con un mutuo in corso e la cassa integrazione decide di acquistare anche il suv. Siamo tutti dirigenti, nessuno vuole usare più il termine operaio, un male, questo, che viene da lontano, in una nazione dove fu coniato il vocabolo “quadro intermedio”, un neologismo per definire chi era a metà tra un impiegato ed un dirigente, ovvero un esecutore senza privilegi.
Come una novella Cassandra mi rendo conto che questo sarà l’ennesimo messaggio in bottiglia e forse anche questo sarà oggetto di studi, tra 100 anni insieme ai suicidi. Non sono invidioso, credeteci, la patonza mi piace ma la mia invidia non va per chi soffre di bulimia sessuale o ha una Ferrari ultimo modello, piuttosto ammiro ed invidio chi sa suonare un strumento musicale, un pianoforte, una chitarra o chi sa disegnare. Ma non me ne frega niente se non ci credete. Siamo e saremo sempre di più un popolo di imbecilli, che commenterà la sua lenta ed inarrestabile morte come sempre, separandoci tra guelfi e ghibellini, con lo spirito da bar sport, come quando si commentano le partite.
Non posso nemmeno chiudere con il Morettiano “continuiamo a farci del male”, ormai siamo andati oltre.

