Ma è giusto! Eliminiamole! Già rompono le scatole per il loro plurale, province o provincie? Si narra che nella versione originale della costituzione avessero la i, poi persa per l’intervento di dotti linguisti, forse gli stessi intervenuti sull’altro grande quesito “ciliege o ciliegie”:
Non ci credo. L’abolizione avrà tempi lunghi, soprattutto, se sarà una legge costituzionale, ci vorranno due anni, ma non sarebbe giusto per delle neo Province, come Monza, che sta effettuando, or, ora, un concorso per individuare il suo simbolo. Se l’aboliranno il vincitore sarà premiato?
“Dove andranno a finire i palloncini quando sfuggono di mano ai bambini?” cantava un melassato Johnny Dorelli, intristendo i piccini, più tristi saranno i dipendenti delle province, dove andranno a finire? Secondo le nuove regole della mobilità spostati anche a 100 chilometri di distanza?
Non ci credo, ma se accadrà, di colpo, non saremo più dei “provincialotti”, non leggeremo più quotidiani dal nome “la provincia di”. Le “Casse di risparmio della Provincia di” dovranno rivedere il loro statuto.
Le ragazze di provincia spariranno dai film e resteranno solo in un gioco della Wii, animal crossing.
Non impareremo più a scuola le province e non giocheremo più con le province al gioco “fiumi, città, monti”, al gioco delle targhe avevano già smesso da tempo.
E, citando “Parenti Serpenti” di Monicelli, dove Cinzia Leone osserva depressa il posteriore dell’abbondante figlia adolescente, non avrà più senso dire “ha un culo che fa provincia!”

