FESTE? NO GRAZIE! SIAMO ITALIANI!

Siamo messi proprio male se per una festa la nazione rischia. E’quello che traspare dalla risposta di Emma Marcegaglia, presidentessa Confindustria, alla notizia che il 17 marzo ci sarà una giornata celebrativa, e quindi di festa nazionale, per il 150 anni dell’Unità d’Italia.

Sarà una festa una tantum, one shot come dicono gli anglosassoni, ovvero un colpo e via. Non sarà una festa istituzionalizzata, non festeggeremo l’anno prossimo il 151mo anniversario. E forse , per una nazione che tiene tanto ai suoi simboli, anche in campo imprenditoriale, festeggiare insieme i 150 anni poteva essere una occasione, anche mediatica, per sottolineare il nostro legame alla storia del paese. Ma nulla, si lavorerà, niente ponte, i lavoratori ridotti a merce da usare in un paese dove anche un giorno di festa può mettere in crisi il sistema, il meccanismo, il tutto. Ovvero come una dichiarazione può allarmare gli investitori esteri.

Se non siamo in grado di fare una giornata di festa meglio abolirle tutte, ciascun lavoratore oltre alle ferie avrà un pacchetto di dieci giorni da usare come ritiene opportuno, da usare o come ferie, ma non legandole a quelle ufficiali, oppure durante le festività religiose o civili. Questo permetterà al cristiano di festeggiare il Natale e all’islamico di celebrare il Ramadan. Eviteremo chiusure totali e se l’esperimento funziona potremo estenderlo anche alla scuola e rivedere la chiusura di tre mesi.

E’una proposta seria, se una nazione può entrare in crisi per un giorno occasionale di festa è meglio che le elimini, ma attenzione, una volta fatto ciò chi avrà il maggiore danno saranno proprio gli imprenditori e il commercio, immaginate un Natale dove tutti lavorano, con il tempo chi avrà voglia di pensare ai regali o di andare in vacanza??

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