La notizia l’ho trovata su Repubblica di oggi, una piccola notiziola, mi si passi il termine, ma che aiuta a riflettere.
Le grandi catene televisiva statunitensi, riferisce Enrico Rampini, si stanno facendo la guerra per catturare una nuova fascia di ascoltatori, quelli che si svegliano alle 4.30 per andare a lavoro. Nella sola area di Washington, riferisce un dirigente della rete ABC, il 17% delle famiglie ha il televisore acceso. Sono definiti spettatori di qualità, prede ambite, da catturare prima che lascino l’abitazione per andare a lavoro.
La notizia si esaurisce qui, arricchita solo da valutazioni estetiche sui conduttori tg da mandare in onda, che devono essere pimpanti, nonostante l’ora.
Il tutto, però, meriterebbe invece un approfondimento, anche perché se uno si alza alle 4.30 per andare a lavoro non necessariamente deve essere un turnista, destinato quindi dopo 8 ore a fare ritorno a casa.
Mi piacerebbe conoscere se, ad esempio, tra questi “nottambuli dell’alba”, ci sono molti lavoratori delocalizzati, costretti, ad esempio, a fare due ore di treno per raggiungere il nuovo luogo di lavoro, spostato dopo la ristrutturazione industriale.
O, piuttosto, sono lavoratori la cui mobilità è stata decisa a livello centrale, anche da un ente pubblico, per una razionalizzazione delle risorse.
Sarebbe utile! Potrebbe farci capire molte cose anche a noi , prima che accada anche qui, perché accadrà. Un giorno arriverà un Marchionne dirà che la tua azienda è a 200 km di distanza, ma tranquillo! C’è un treno ad ogni ora, e soprattutto il tg inizia alle 4.30.

