NATALE! SI MANGIA! E I SALI ANDREWS??

Siamo alla vigilia! I regali sono pronti, domani si va a prendere l’affettato per il pranzo del 25 e si fa vigilia. Vigilia strana in Italia, non adesso, che a sentire gli indicatori economici abbiamo una situazione da bollino rosso ( ah ! il bollino blu! Ma quella era una banana!) nonostante ciò, la vigilia, è stata contraddistinta da sempre, da  abbondanti libagioni, specie nel sud, purché di magro. Quando erano vivi i miei genitori vivevo un viaggio gastronomico che iniziava la sera della vigilia, a casa dei miei, e proseguiva il giorno dopo, a casa dei miei suoceri, la risposta a questo viaggio nell’universo delle pietanze come un novello Kirk di Star Trek, risiedeva nelle origini di Mamma, romane, e quindi legata al rito della vigilia, appunto, e quelle dei parenti di mia moglie, brianzoli, e pertanto di stretta osservanza pranzifera per il giorno di Natale.

Immaginate lo stress gastronomico a cui viene sottoposto un organismo che è abituato da sempre a mangiare con normali stravizi. Non provenivo da una guerra, in casa non si mangiava tanto solo in occasioni speciali, nonostante ciò, ed è l’unica cosa che mi lascia perplesso delle feste di Natale, che adoro, è l’orgia alimentare a cui ci si sottoponeva e ci si sottopone.

Ore 21 della vigilia, cena , di magro, si, ma con spaghettino al pesce, seguito da fritto misto, capitone, frutta, liquori. A questo punto non vuoi non andare a messa? Ovvio, è l’ideale con una temperatura da meno 5 e con quello che hai in corpo. Al ritorno se ci sono tutti si aprono i pacchetti, sennò dopo abbondante colazione il rito segue al mattino dove poche ore dopo c’è il pranzo di Natale. La durata di quest’ultimo è variabile, nel sud arrivavano a sera senza alzarsi da tavola o uscire dalla stanza, io sin da piccolo, anche quando eravamo inviatati da amici, in montagna, mi portavo il mio kit di sopravvivenza, fumetti, libri ed altro per isolarmi nonostante la folla. Quando diventavi  adolescente, invece, si usciva e si andava  a casa di amici, e si rimangiava, frutta secca, panettone, pandoro, e se dicevi che eri pieno il “ma dai che oggi è Natale!” ti metteva a tacere.

A questo punto, ieri come oggi, vedi il 27 come un giorno di pace, visto che il 26 hai dovuto mangiare ancora, ma si sa erano solo avanzi!!

Provi a disintossicarti, ma non hai gli strumenti tattici, come ad esempio quelli usati con saggezza da mia nonna Livia, capace di mangiare sontuosamente anche da lucida vegliarda ma assistita da bicchieronate di Sali Andrews, ideali per il fegato oltre che potente lassativo.

Noi no, eravamo e siamo provati, e non ci siamo ancora rimessi che ecco arrivare la festa che non sopporto, quella dei trenini, oroscopi, Los Locos, amico charlie, l’ultimo dell’anno. Evento che non celebro più se non con uno zapping planetario, che mi mette al riparo da libagioni assurde, dal dovere per forza mangiare (dopo una cena alle soglie della realtà!) anche le lenticchie all’una di notte, perché portano soldi! Si, al medico che mi dovrà curare!

Ma soprattutto ringrazio che mia sorella sia cresciuta, bella e sana, che ora sia sposata con un bravo ragazzo e che non debba più festeggiare, come quando era piccina, il suo compleanno, ovvero il 1° gennaio, quando un buffet planetario ed un’orda di piccoletti si affacciavano poche ore dopo i festeggiamenti per il Capodanno, insomma una degna conclusione per un’abbuffata spazio temporale.

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