
Oggi, domenica 25 aprile, non parlerò di politica, bensì di calcio. Ma non quello che pensate voi, il post Moggi ha provocato in me, juventino di razza, che gioì, da piccolo, per il tredicesimo scudetto, uno schifo talmente grande che proporrei la sospensione per cinque anni del campionato, facendo ripartire tutti da zero. No, vorrei parlarvi di un altro calcio, quello delle figurine della Panini.
Ho, infatti, tra le mani l’album dei prossimi mondiali e subito sono andato con i ricordi alla liturgia che avveniva fuori dalla scuola elementare, in autunno, a Milazzo, tra il 1967 e il 1971. Un appuntamento classico, un signore che distribuiva il nuovo album calciatori. Anzi, due appuntamenti, perché allora c’era un’altra raccolta figurine in corso. Le prime figurine erano in omaggio, due, tre bustine, tesori mitici, subito nascosti per evitare che divenissero oggetto di rivalità, discussioni, liti, in una classe sovraffollata, oltre 40 bambini, e quindi sequestrate dal maestro, una reincarnazione per tono e statura di John Wayne.
Le mitiche figurine che all’epoca non erano adesive, bisognava incollarle, con la coccoina, e questo non faceva altro che aumentare il volume di un album che alla fine sembrava un tomo della Treccani. Sul retro della copertina un elenco di doni, acquisibili, se non ricordo male attraverso bustine vuote e/ o punti che si trovavano durante la raccolta. Dal monopoli quadrato al calcio balilla, dalla tuta alle scarpette per il calcio. Testimonianze visive di regali raggiungibili con un po’ d’impegno, di sogni ludici, che una volta conquistati, sarebbero stati esibiti, con fierezza, agli amici.
Baci & Abbracci
