DISINTERESSE=APATIA=ASTENSIONISMO

tribunapoliticaCi risiamo! Siamo nel rush finale della campagna elettorale, se non accade nulla, molto improbabile, non avremo elezioni di un certo rilievo fino al 2013, scadenza naturale dell’attuale legislatura. Il clima, quello politico, è pari a quello atmosferico in una giornata di sole a Milano. Ormai siamo oltre il clima degli scheletri nell’armadio, dalle escort al tentativo di far chiudere le trasmissioni sgradite, l’immagine che l’attuale Presidente del Consiglio ne ricava è quella di un novello belzebù, ma non voglio parlare di lui, ne dei cortigiani che lo circondano , sempre pronti a difenderlo ed assecondarlo, talvolta , come sempre accade agli adulatori, commettendo errori grossolani, la mia lunga passione per la politica m’insegna, infatti,  come cambino in fretta gli animi e la vis politica di queste “banderuole”. Quello che mi colpisce è l’assoluta mancanza d’interesse degli italiani, come dicono in Alta Val badia “nun ce ne può fregà de meno!”.

Attenzione, non è un disinteresse motivato, tipo “lo fanno tutti!” , oppure “ vabbè son cose che capitano!” , no, è proprio la vita che  trascorre nella totale apatia generale. Questo mi porta a considerare anche eccessivo l’allarme nei confronti della chiusura delle trasmissioni dedicate alla politica, se guardiamo i dati di ascolto dove Floris, Santoro, Paragone, Vespa, sono stati sostituiti da tribune politiche, si evidenzierà subito un crollo quantitativo, diverso, secondo me, se confrontiamo con serate in cui , al posto del talk politico, è stato collocato un film o una fiction. Ho volutamente evitato di consultare i dati di ascolto, mi baso sulle sensazioni, sul già visto, sul già detto e forse vissuto.  Oggi le tribune politiche degli anni ’60 sono oggetto di cult e commercio, collezioni dei più grandi duelli degli anni  ’60 -70 venduti in dvd, ma traghettare che questi dibattiti fossero attesi con interesse dal pubblico televisivo è, come direbbe Fantozzi, una “boiata pazzesca”. Parliamo della televisione del canale N, nazionale , e 2, della televisione in bianco e nero, della televisione che a Pasqua non mandava in onda Carosello perché era morto Gesù, e che proponeva il lunedi e il mercoledi un film ( alcuni delle vere pizze, non nel senso cinematografico della parola) il giovedi il quiz, il venerdi la commedia, il sabato il varietà. Dire com’era bello allora corrisponde a quanti dicono che si stava meglio con la Democrazia Cristiana,  già in quel tempo la gente si vergognava di dire che l’aveva votata, fu così che con gli anni maturai il concetto che la DC era come il Festival di Sanremo o come un film porno, nessuna frequentazione diretta, solo una volta, occasionale e con amici. Tribuna politica era un successo, relativo, perché si poteva vedere fisicamente chi ci governava, chi ci rappresentava, tutti vestiti nello stesso modo, grigi, vecchi, sia nel modo di porsi che di parlare. Ma solo per questo veniva vista, ah, no! Anche per un altro motivo, ora come allora, passava alla storia se c’era qualche scontro, ma raro, molto raro. Questo il prima oggi c’è tanta informazione, per alcuni troppa, una baraonda di notizie ed approfondimenti, ma sembra che le notizie serie latitino e tranne alcuni , come Report,  ci si affidi di più alla fisicità del conduttore o del politico, all’ultimo scandalo pecoreccio, eccetera, eccetera, eppure si potrebbe parlare di questo ma anche di tanto altro, della quotidianità, della benzina che aumenta, del terziario avanzato che avanza e rende tutto sempre più computerizzato a discapito di nuove risorse umane, del perché tenere in piedi piccoli musei che spendono in stipendi 350mila euro all’anno e ne incassano zero. Non voglio dire che i temi pecorecci, trattati con dovizia di particolari, non interessino il pubblico, ma bisogna vedere se l’interesse è reale o corrisponde solo alla curiosià per il tragico evento tipo quando il maschio italico si pone dvanti alla televisione per il gran premio di formula 1, i primi minuti sono attesissimi, forse ci sarà un incidente, il resto, si dorme, complice una leggera bavetta post prandiale, una misera quotidianità, fatta di problemi reali, tipo quelli che ho citato, che nessuno approfondisce, una misera realtà dove la forbice tra chi ci rappresenta (attenzione non chi ci governa, ci rappresenta, ovvero tutti) e noi, è sempre più larga e che rischia di fare  estendere questa apatia anche al solo momento in cui un italiano si sentiva protagonista, il voto, degenerando in un largo astensionismo.

Baci & Abbracci

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