1971, un sognante Ugo Pagliai blocca l’Italia davanti ai teleschermi, Lando Fiorini lo accompagna con il suo Din Don, nomi come Marco Tagliaferri, Ilario Brandani e Baldassare Vitali, diventano amici di famiglia per il pubblico del Segno del Comando.
Lo ammetto sono un amante dei vecchi sceneggiati, adoro il poliziesco alla Maigret/ Gino Cervi o Nero Wolfe / Tino Buazzelli, possiedo collezioni in videocassette quindi anche il Segno del Comando che avrò visto sette volte. Poi ho sposato una fanciulla più folle di me che, periodicamente, mi stimola a rivedere questo sceneggiato, o a Natale o in Estate ed ogni volta è come se fosse la prima volta. Ormai conosco battute, scene, espressioni eppure mi diverto nel vedere lo svolgersi del racconto, la moda di allora, lo stile narrativo.
I vecchi sceneggiati fungono da rilassante terapia, molte volte quando sono agitato e la tensione mi impedisce di incanalarmi nel percorso onirico invece di una camomilla metto nel videoregistratore un vecchio Maigret, dopo mezz’ora di Gino Cervi Morfeo mi accoglie a braccia aperte.
Comunque gli sceneggiati, specialmente a sfondo giallo, sono un caposaldo del mio retroterra culturale, da “Giocando a golf una mattina” dove i titoli di testa erano innovativamente letti da una voce fuori campo a “Dov’è Anna” giallo italico a sfondo proletario borghese. Oggi, pervasi ed invasi da Carabinieri tettone e Medici troppo in famiglia, ci eravamo rifugiati in Montalbano ma da quando hanno scoperto che è comunista è stato oggetto di epurazioni. Può fare da contraltare il Barbareschi che da vita ad un ottimo poliziotto, ma di destra. D’altronde anche gli eroi votano.
